Combattere il traffico internazionale di organi, la comunità medica cambia passo (+ Video)

Andrea Lorini,Epoch Times,12.07.2014

Il mondo si sta muovendo in fretta per contrastare il traffico internazionale di organi e l’Italia è della partita.
Solo tre giorni fa, 9 luglio, il Consiglio d’Europa ha adottato la prima convenzione per combattere il traffico di organi umani, incoraggiando una «stretta cooperazione internazionale tra gli Stati membri [del Consiglio] e gli Stati non membri».

Ieri alla Camera dei deputati il Primo simposio sull’etica nella medicina dei trapianti ha messo assieme medici, avvocati e istituzioni con lo stesso obiettivo: promuovere standard etici e azioni legislative per sradicare un fenomeno illegale che investe l’intero pianeta.

Nella foto:il tavolo dei relatori del Primo Simposio Nazionale sull’Etica nella Medicina dei Trapianti, Camera dei deputati, 11 luglio 2014 (Andrea Lorini / Epoch Times)

La convenzione del Consiglio d’Europa entrerà in vigore tre mesi dopo che almeno cinque Paesi – tre dei quali obbligatoriamente europei – l’avranno sottoscritta.

Nel testo si ripetono i principi promossi dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), ma per la prima volta traspare una chiara volontà di unire i Paesi di tutto il mondo nella lotta al turismo dei trapianti e presenta un «meccanismo di follow-up specifico» affinché i provvedimenti abbiano un’efficace applicazione pratica.

Sulla stessa linea in Italia il ddl del senatore Maurizio Romani che entro il mese di luglio – afferma il senatore, presente al simposio – dovrebbe passare al voto in aula. Il ddl prevede l’introduzione nel codice penale del reato di associazione finalizzata al traffico di organi destinati al trapianto e una pena da otto a venti anni per «chiunque organizzi o propagandi viaggi finalizzati alla compravendita degli organi». Un’azione legislativa il cui senso emerge chiaro nei dati dell’Oms: un quinto dei 70 mila trapianti annuali nel mondo si verifica attraverso la compravendita di organi. Il fine del disegno di legge è equiparare quello che il senatore definisce una «forma di neo-cannibalismo» alla tratta di minori e a quella degli schiavi. Dare il via alle intercettazioni telefoniche il metodo previsto per contrastarla: da qui l’importanza di fissare la pena al di sopra dei sei anni, limite minimo in Italia per avviare le intercettazioni.

CINA, LEADER MONDIALE NEL TRAFFICO DI ORGANI

«La situazione mondiale rivela una disperata ricerca per gli organi», afferma alla conferenza romana il dott. Harold King, portavoce europeo della Dafoh, una ong di difesa dell’etica medica che sta guidando la campagna internazionale contro l’espianto forzato di organi ai prigionieri di coscienza in Cina e che ha sponsorizzato il simposio.

La tratta degli organi è un fenomeno globale, che si concentra soprattutto nelle Filippine, in Pakistan, India, Cina e Singapore, ma solo in Cina la fonte sono i prigionieri giustiziati – nel resto del mondo la fonte sono donatori viventi consenzienti.

La Terra di Mezzo gioca un ruolo di silenzioso protagonista nel traffico internazionale di organi: «La Cina non condivide nessuna informazione, perché ciò che riguarda i trapianti sono un segreto di Stato», afferma il dott. King.

Sono infatti ricerche indipendenti ad aver condotto la comunità internazionale verso una maggiore consapevolezza su cosa è accaduto e sta accadendo dietro il silenzio del governo cinese.

Il rapporto Bloody Harvest, completato nel 2007 dall’avvocato internazionale per i diritti umani David Matas e dall’ex segretario di stato canadese David Kilgour, attraverso più di 50 prove indiziarie, arriva alla conclusione che tra il 2000 e il 2005 in Cina si sono verificati più di 41.500 trapianti di cui si disconosce la fonte.

«Non spetta a me spiegare da dove vengano questi organi, ma spetta alla Cina dire da dove provengano i suoi organi», ha affermato Matas, ospite al simposio a Roma.

I dati forniti dal Ministero della Salute cinese indicano un massiccio incremento nel numero dei trapianti proprio tra il 2000 e il 2005.

Secondo Matas tutto si spiega con l’inizio della persecuzione in Cina – datata 20 luglio 1999 – dei praticanti del Falun Gong, un’antica disciplina spirituale che insegna i principi di verità, compassione e tolleranza. I praticanti del Falun Gong avrebbero infatti fornito gran parte di quegli «organi freschi», che fino a non molti anni fa – prima della pubblicazione del rapporto Matas-Kilgour – erano promossi come ‘prodotti’ d’eccellenza su alcuni siti web degli ospedali cinesi.

Ospedali che, prima di tutto, sono ospedali militari: in Cina «l’apparato militare fornisce gli organi, non il sistema sanitario», afferma il dott. King.

Organi gestiti da militari, disponibili su richiesta con tempi d’attesa da capogiro di una, due settimane – quando in Italia l’attesa media per un organo va dai due ai tre anni.

CONTRADDIZIONI

La Cina ha avuto un atteggiamento contraddittorio sul proprio sistema dei trapianti. L’ultimo episodio risale al novembre del 2013 quando il governo cinese ha sottoscritto assieme alla Società dei Trapianti la risoluzione di Hangzhou, annunciando la fine del prelievo di organi da prigionieri condannati a morte, pratica che viola i principi etici accettati dalla comunità medica internazionale.

La convenzione appena adottata dal Consiglio d’Europa invita i governi a stabilire come reato il prelievo illegale di organi umani da donatori viventi o defunti laddove «la rimozione viene eseguita senza libero, informato e specifico consenso del donatore». In Cina il consenso dei condannati a morte è spesso di natura coercitiva.

Non c’è alcun vincolo normativo che obblighi a registrare il consenso del donatore prima di un trapianto.

Pochi mesi più tardi, il 7 marzo, i funzionari cinesi hanno contraddetto il contenuto della risoluzione, affermando che non avrebbero messo fine al prelievo di organi dai prigionieri condannati a morte, ma che li avrebbero semplicemente inseriti all’interno del gruppo dei donatori consenzienti.

Davanti a tutto questo le parole di Antonio Stango, esperto in Diritti umani ed editore del libro Organi di Stato: l’Abuso dei Trapianti in Cina esprimono un sentimento sempre più diffuso tra i diplomatici e rappresentanti in Occidente: «Non possiamo sentirci sicuri quando interagiamo con un Paese che viola costantemente i diritti umani. Non ci possiamo fidare della Cina come interlocutore».

Fonte,Epoch Times,http://www.epochtimes.it/news/combattere-il-traffico-internazionale-di-organi-la-comunita-medica-cambia-passo—126687

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.