Coldiretti: sfruttamento 108mln minori su nostre tavole, stop piaga caporalato bianco

Dalle conserve di pomodoro cinesi alle ciliegie e agli agrumi dalla Turchia, dai fagioli della Birmania, alle cipolle e alle zucchine dal Messico, fino al pesce dal Ghana, ai gamberi dalla Tailandia e ai fiori del Kenya, quasi un prodotto agroalimentare su cinque che arriva sulle nostre tavole dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela dei lavoratori vigenti nel nostro Paese, con lo sfruttamento del lavoro di 108 milioni di bambini nelle campagne.

E’ la denuncia di Coldiretti Puglia, all’indomani della giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, istituita nel 2002 dall’International Labour Organization (ILO), per richiamare l’attenzione sul tragico e purtroppo ancora diffuso fenomeno dei bambini vittime del lavoro forzato.

“Le imprese agricole tricolore che non riescono spesso a farsi riconoscere un prezzo equo dei prodotti agricoli che non vada al di sotto dei costi di produzione, e di questi la voce più incidente è il lavoro, devono assistere impotenti al comportamento di soggetti che approfittano della disponibilità di manodopera a basso costo sul mercato internazionale e, per di più, devono affrontare il “caporalato bianco” della competizione tra prodotti italiani e stranieri, agevolati questi ultimi da forme di “dumping sociale e sanitario” che consente loro di ottenere il miglior prezzo possibile sul mercato”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro e la salute”, incalza il presidente Muraglia.

Un esempio è rappresentato dalle importazioni di conserve di pomodoro dalla Cina al centro delle critiche internazionali – dice Coldiretti – per il fenomeno dei laogai, i campi agricoli lager che secondo alcuni sarebbero ancora attivi, nonostante l’annuncio della loro chiusura. Rilevanti sono anche le importazioni di ciliegie e nocciole dalla Turchia, sulla quale pende l’accusa per lo sfruttamento del lavoro delle minoranze curde, ma il problema dello sfruttamento riguarda anche le rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti e i fiori dalla Colombia dove è stato denunciato lo sfruttamento del lavoro femminile.

I prodotti dell’agricoltura in Puglia passano nelle mani dei lavoratori stagionali stranieri regolarmente impiegati – Coldiretti Puglia – che rappresentano circa il 25 per cento del numero complessivo di giornate di occupazione del settore e rappresentano, quindi, una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo.

Fonte: Bitonto live.it,14/06/2020

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