Coldiretti: “allarme olio di palma”. Cina, India e Italia maggiori importatori (video)

L’olio di palma è fortemente richiesto da Cina, India e l’Europa è il secondo importatore. Oltre ad infestare molti prodotti alimentari viene utilizzato anche dall’industria cosmetica ed il perchè risiede nel suo costo decisamente più basso rispetto ad altri grassi (l’olio di oliva, non extra vergine, costa 4 volte tanto.ad esempio).

Purtroppo dove ci sono grandi consumi c’è profitto spietato: è per questo che la RAN (Rainforest Action Network) si sta fortemente battendo a livello internazionale per sensibilizzare i consumatori sulle aggressive deforestazioni che stanno causando l‘estinzione degli orangutan in Malesia  per piantare palme eliminando foreste pluviali.

l’Italia è uno dei  maggiori importatori della pianta governata dalle grandi multinazionali.

Le stime dicono che la domanda raddoppierà entro 20 anni, e triplicherà entro il 2050. Intanto nuove piantagioni sorgono dall’Africa all’America Latina.

In tutto questo l’Italia gioca un ruolo di primo piano. Con il 19% il nostro Paese si è confermato il terzo importatore europeo di olio di palma, un quantitativo record che ha superato addirittura 1,7 miliardi di chili nel 2014, un primato negativo mai raggiunto prima. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che lancia l’allarme sull’invasione di un prodotto sotto accusa dal punto di vista nutrizionale e ambientale, proprio nella patria dell’olio extravergine di oliva e della dieta mediterranea.

L’olio di palma per il basso costo e la scarsa informazione – segnala Coldiretti – tende a sostituire grassi piu’ pregiati praticamene ovunque ed anche in alimenti per bambini come biscotti, merendine, torte e addirittura nel latte per neonati, con quantitativi importati in Italia che sono aumentati di dieci volte negli ultimi 15 anni, ma che ora si possono riconoscere dall’etichetta.

Alle preoccupazioni per l’impatto sulla salute a causa dell’elevato contenuto di acidi grassi saturi si aggiungono peraltro quelle dal punto di vista ambientale perche’ – continua la Coldiretti – l’enorme sviluppo del mercato dell’olio di palma sta portando al disboscamento selvaggio di vaste foreste senza dimenticare l’inquinamento provocato dal trasporto a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione.

Per consentire scelte di acquisto consapevoli da parte dei consumatori e’ stato introdotto il 13 dicembre 2014 nella legislazione comunitaria sotto il pressing della Coldiretti l’obbligo di specificare in etichetta la natura dell’olio eventualmente utilizzato nei prodotti alimentari confezionati.

Secondo Coldiretti, non e’ piu’ possibile pertanto utilizzare la dicitura generica olio vegetale, giocando sul fatto che nella nostra tradizione quando si pensa all’olio si pensa a quello di oliva, ma si deve indicare con precisione di quale olio si tratta.

Per i prodotti venduti sfusi al forno o in panetteria – precisa la Coldiretti – deve essere sempre esposto e a disposizione dei consumatori, l’elenco degli ingredienti utilizzati.

Una vittoria nei confronti delle grandi lobby che tuttavia continuano a far sentire il proprio peso come dimostra ad esempio la decisione dell’Unione Europea di ricorrere all’organizzazione mondiale del commercio (WTO) per la costituzione di un comitato di arbitraggio riguardo ad alcuni dazi di importazione della Russia, che ritiene eccessivi per diversi prodotti tra i quali l’olio di palma.

In altre parole – denuncia la Coldiretti – l’Unione Europea decide di intervenire per far aumentare le importazioni di un prodotto di dubbia qualita’ che peraltro fa concorrenza sleale al burro e all’olio extravergine di oliva europei sostituendoli nei dolci, nelle pizze, nella panetteria, industriale ed artigianale.

Una decisione paradossale, dopo che i produttori agricoli dell’Unione Europea sono strangolati da mesi di embargo russo che hanno provocato direttamente solo all’Italia piu’ di 50,7 milioni di euro di mancate esportazioni agroalimentari in soli 4 mesi, da agosto a novembre, piu’ un calo generalizzato dei prezzi sui mercati di tutta Europa per i prodotti colpiti dall’embargo e per quelli che, anche indirettamente, possono essere considerati sostituti, conclude Coldiretti.

Un danno per l’ambiente. Il consumo dell’olio di palma aumenta esponenzialmente, il mercato tira, i palmeti vengono piantati al posto delle foreste pluviali di mezzo Sud-est asiatico.

Risultato: tonnellate di anidride carbonica e altri gas serra liberati nell’atmosfera. Ma non solo: piantagioni di palma stanno degradando la zona delle torbiere indonesiane, uno straordinario magazzino naturale di CO2.

Col rischio che miliardi di tonnellate custodite nel sottosuolo si riversino nell’aria. Già oggi quasi la metà dei 22 milioni di ettari di torbiere indonesiane è stata eliminata e prosciugata: è la terza causa di emissioni di gas serra del pianeta, dopo gli Usa e la Cina.

La situazione è destinata a peggiorare: oltre che a fare merendine e altri prodotti alimentari, l’olio di palma è particolarmente indicato per l’utilizzo energetico, per diventare biodiesel o combustibile per centrali elettriche.

Coldiretti,01/03/2015. Altre fonti

La raccolta dell’olio di palma è responsabile di diffuse violazioni dei diritti umani, tra cui lo spostamento dei popoli indigeni, è causa di conflitti per la terra con le comunità che dipendono dalle foreste, di lavoro forzato e sfruttamento minorile.

INCREDIBILE! Un orangutan chiede aiuto ad una ragazza  nella lingua dei segni

English article,Mongabay: Scientists sound the alarm on African palm oil investment

Laogai Research Foundation,16/03/2015

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