Cinesi nel calzaturiero, Padova e Venezia come Prato

Aumentano le imprese cinesi del calzaturiero nelle province di Padova e Venezia.

Dal 2009 al 2015 l’incremento è stato del 40,6% mentre quelle con titolari italiani sono diminuite del 12,6%. «È in atto una vera e propria sostituzione nella galassia dei terzisti che non può non far pensare a quanto avvenuto a Prato nel tessile – sottolineano sul Mattino gli artigiani di Cna Veneto – Ne sono vittime le imprese italiane che non hanno potuto reggere l’urto della concorrenza sleale: in sei anni in 77 hanno dovuto chiudere i battenti. Anni di lavoro e profonde competenze andate, così, in fumo». «Il distretto calzaturiero diviso tra le province di Venezia e Padova è il più virtuoso della regione – spiega Matteo Ribon di Cna Federmoda Veneto – ma da anni denunciamo in quest’ambito un fenomeno di illegalità diffusa». Le aziende cinesi sono perlopiù individuali e presentano un tasso di mortalità medio di due anni «esattamente il periodo obbligatorio per il primo versamento di imposte dirette ed indirette».

Inoltre il 70% delle aziende cinesi, rilevano gli artigiani, impiega personale in nero o non correttamente retribuito. Tutto ciò sbaraglia ogni concorrenza in un settore caratterizzato dagli alti costi della manodopera. C’è infine il fenomeno della delocalizzazione in casa: aziende venete che producono accessori moda per i grandi marchi che affidano a imprese cinesi presenti nel distretto una parte delle lavorazioni per via dei costi più bassi.

Vvox,16/02/2016

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