Cinese condannato per maltrattamenti contro la figlia

E’ arrivato lunedì pomeriggio all’aeroporto di Pechino e gli agenti dell’Ufficio immigrazione della questura ternana lo hanno consegnato ai loro colleghi cinesi: si è conclusa così dopo 15 anni, 4 dei quali passati in carcere, la permanenza in Italia del 43enne cinese, condannato dal tribunale di Rimini per violenze e sequestro di persona, condanna confermata in appello. L’uomo, arrivato in Italia nel 1997 e stabilitosi con la famiglia a Rimini, «non era riuscito – si legge nella sentenza di condanna – ad integrarsi nella comunità, rispettando le leggi del paese ospitante e durante la sua permanenza ha continuamente maltrattato la figlia minore, neanche 14enne all’epoca delle violenze, causandole lesioni gravi al volto, agli arti, al tronco e ai glutei, che presentavano persino ecchimosi a strisce e lesioni crostose, per una prognosi stimata in 80 giorni». La ragazzina era stata addirittura chiusa dal padre in un sottoscala angusto, privo di luce e di aerazione, condotta questa ritenuta dal giudice di particolare aberrazione. Di qui, la condanna confermata in appello e la revoca del permesso di soggiorno. Secondo una recente sentenza della Cassazione, adottata in un caso analogo, infatti, non conta che il padre sia nato in un ambiente culturale che vede ancora con favore alla famiglia rigidamente patriarcale: i diritti inviolabili della persona, garantiti dalla costituzione italiana, costituiscono un presupposto indefettibile per regolare i rapporti interpersonali, tutelato dall’ordinamento giuridico. Chiunque si trovi in Italia deve rispettare questi principi fondamentali. All’uscita dal carcere di via Sabbione, l’uomo avrebbe dovuto lasciare l’Italia, ma è stato chiaro sin da subito che non avrebbe ottemperato a quanto disposto nell’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale. L’ufficio Immigrazione ha avviato la procedura di rimpatrio con accompagnamento coatto, avvalendosi anche della collaborazione del Consolato cinese a Firenze, che ha fornito i necessari documenti di viaggio. Gli agenti dell’Immigrazione, che hanno frequentato uno specifico corso di formazione per le scorte internazionali, lo hanno prelevato dal carcere e lo hanno scortato fino in Cina. Dovrà aspettare 5 anni per poter fare rientro in Italia.

Fonte: Umbria24, 24 aprile 2012

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