Cina, espulso bimbo di 8 anni dal villaggio perché ha l’HIV: trova posto nella scuola di una città lontana

Hanno convocato una riunione di tutto il villaggio e in 203, compresi i suoi nonni, il 7 dicembre scorso hanno decretato la sua “espulsione”: Luo Kun Kun (v.foto), un bimbo di otto anni affetto da Hiv, è stato estromesso dalla comunità perché considerato pericoloso e definito dalla sua stessa famiglia “una bomba a orologeria”.

 

Al piccolo, che ha contratto il virus dalla madre quando era incinta, la malattia fu diagnosticata quando aveva cinque anni. Lui, che era stato allevato dai nonni nel villaggio di Shufangya, nel sud est della Cina, perché la mamma e il patrigno lavoravano in altre province, si è ritrovato a vivere in un deserto di solitudine e a giocare da solo nei boschi, essendo stato bandito dalla scuola e da qualunque contatto fisico con gli altri.

E i nonni si erano ritrovati isolati dal resto della comunità che aveva paura di intrattenere rapporti con la loro famiglia. Fino alla riunione del 7 dicembre scorso, in cui è stata firmata una petizione per chiedere alle autorità di «attuare misure di isolamento preventive tenendo Luo Kun Kun lontano dal villaggio e tutelare la salute degli abitanti del villaggio e dei bambini».

Wang Yishu, capo del villaggio di Shufangya, ha detto: «Gli abitanti del villaggio solidarizzano con Luo, lui è innocente, è solo un bambino piccolo. Ma l’Aids è troppo spaventoso per noi». Sulla vicenda, che ha suscitato indignazione in tutto il mondo, si è ora posato un raggio di luce: dopo la bufera scatenata dai media il governo della provincia del Sichuan si è attivato e ha fatto inserire Luo Kun Kun nella scuola specializzata Red Ribbon della città di Linfen, l’unica in Cina attrezzata per allevare ed educare i bambini sieropositivi. «La forza fisica di Luo è notevolmente inferiore a quella degli altri studenti – dice il preside Guo Xiaoping – Per fortuna è stato mandato qui in tempo e ha iniziato a prendere i farmaci necessari.

Alla sua età è fondamentale essere sottoposti a un trattamento adeguato. Luo non diceva una parola quando è arrivato qui, ma ora può studiare e parlare come uno studente normale ora». Ora, mentre funzionari governativi stanno pianificando un’operazione di educazione sanitaria nei confronti degli abitanti del villaggio che ha madato in “esilio” Luo, l’organizzazione non governativa “Justice for all” ha chiesto ai vertici della provincia di Sichuan di punire i dirigenti scolastici e i pubblici funzionari del villaggio per il loro comportamento in stile “Rivoluzione culturale” alla Mao Tse-tung.

Il caso di Luo ha messo sotto i riflettori la situazione cinese che vede molti malati di Aids vittime di una forte discriminazione. Il problema è così diffuso che anche molti operatori sanitari a volte si rifiutano di toccare persone a cui sia stata diagnosticata la malattia. Gli ultimi dati diffusi dal National Health and Family Planning Commission della Cina parlavano di 497.000 persone nel Paese colpite da Hiv/Aids a partire dal primo caso registrato in Cina nel 1985.

Il Messaggero.it,08/04/2015

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