Cina: continua l’uso della psichiatria a scopo di repressione.

Occorrerebbe  sempre considerare con molta attenzione le dichiarazioni del Partito comunista cinese. Come è successo per i laojiao, i campi di rieducazione attraverso il lavoro aboliti ufficialmente nel 2013 e riaperti l’anno dopo sotto diverso nome, anche la legge del 2013 mirata ad abolire l’incarcerazione dei dissidenti negli ospedali psichiatrici non è stata in pratica, messa in essere.

Pechino incrementa le incarcerazioni degli attivisti negli ospedali psichiatrici e nulla è servita la promulgazione della legge del 2013 finalizzata a proteggere i malati che necessitano sostegno psichiatrico da diagnosi errate e trattamenti sanitari involontari. A distanza di anni, infatti, la situazione ha subito un drastico peggioramento rendendo gli attivisti le principali vittime di queste efferata operazione prettamente politica.

Secondo China Rights Observer, nel 2015 si è assistito ad un incremento esponenziale di incarcerazioni da parte delle autorità locali , in particolar modo per coloro che avevano già subito trattamenti obbligatori.

Non è un caso, inoltre, che l’attività della polizia si concentri in concomitanza delle date ritenute politicamente sensibili quali anniversari o sedute parlamentari annuali.

Tante sono le testimonianze pervenute a Radio Free Asia, tra cui quella di Lu Liming il quale afferma di essere stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico di Pechino a seguito di un arresto forzato. Lu, che non ha mai sofferto di malattie mentali in precedenza, è stato trascinato all’interno di una struttura psichiatrica dove è stato legato per due giorni e due notti durante le quali lo hanno obbligato ad assumere un altissimo dosaggio di farmaci. “mentre ero legato lassù, così miserabile, volevo morire”.
Lu soffre ancora molto per gli effetti riportati a seguito delle percosse subite e annuncia che citerà in giudizio sia le autorità che l’ospedale.

Secondo Liu Feiyer, reporter di China Rights Observer, il calvario di Lu è iniziato a seguito di un viaggio svolto come attivista a Pechino dove è stato avvicinato dalle autorità locali al fine di cessare la sua attività di denuncia. Tuttavia Lu decise di non desistere e fu invece segregato nella struttura in compagnia di molti altri attivisti.

Zhu Jindi, attivista conosciuta nell’ambiente, sostiene che suo figlio sia stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico il 27 febbraio 2014 come ritorsione all’attività di propaganda di sua madre. Egli è rimasto rinchiuso per 51 giorni senza che nessuno avesse sue notizie ed è stato sottoposto alla terribile tortura della panca della tigre ogni giorno, restando legato e impossibilitato ad espletare i propri bisogni se non su se stesso.

La panca della tigre è uno dei metodi brutali utilizzati con più frequenza da Partito Popolare Cinese, tanto da essere presentata da diverse organizzazioni internazionali al Comitato Contro la Tortura dell’ONU il quale ne ha chiesto l’immediata cessazione, con risultati totalmente inutili.

Ma il fenomeno non si argina nella città di Pechino, anche ad Hubei infatti, l’attivista Wang Shiwen ha subito lo stesso trattamento psichiatrico, così come online è possibile trovare almeno altre 30 testimonianze di attivisti rinchiusi in ospedali senza il loro consenso e senza aver informato i familiari di questi poveri sventurati.

Nello specifico i soggetti sono stati legati, picchiati, costretto a indossare manette e ceppi, obbligati ad assumere farmaci psicoattivi e sottoposti a nutrizione forzata. Anche l’accesso agi luoghi esterni delle strutture sono stati vietati così come le visite da parte di amici e familiari.

Gli ospedali spesso si rifiutano di dimettere tali “pazienti” senza il placet delle forze dell’ordine, e i detenuti sono spesso costretti a firmare “garanzie” volte ad assicurare il governo di non intraprendere ulteriori azioni contro la politica del regime.

Purtroppo sembra non vi sia un modo di controllare l’uso smodato di questa tattica spietata che il governo pratica al solo fine di reprimere i propri oppositori politici e mantenere la stabilità di un sistema fondato sulla paura ed è per questo che noi della LRF crediamo che diffondere la verità possa portare anche un timido miglioramento della situazione.

Radio Free Asia,11/02/2016

Traduzione di  M.R. Laogai Research Foundation Italia ONLUS

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