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CINA-Zhejiang, il governo manda i monaci buddisti nelle chiese per provocare i fedeli

Protetti dalla polizia, un gruppo di religiosi è entrato nella chiesa cristiana Jijia’er per cantare sutra e bruciare incensi. La comunità protestante porta avanti da giorni un sit-in per evitare la rimozione della croce dalla loro chiesa. Un fedele: “Una provocazione per toglierci di mezzo”. Le prove cancellate dai social network dalle autorità.

Wenzhou (AsiaNews) – Il governo della provincia orientale del Zhejiang ha inviato dei monaci buddisti a bruciare incenso e cantare inni sacri all’interno di una chiesa cristiana di Huzhou, mossa che i fedeli del luogo hanno definito “una provocazione”. La congregazione protestante della chiesa Jinjia’er è infatti impegnata da tempo per impedire la rimozione della croce dal tetto dell’edificio di culto. Lo riporta Radio Free Asia.

I monaci sono entrati in chiesa e hanno iniziato a cantare protetti dalla polizia locale. I fedeli erano nel frattempo impegnati in un sit-in per impedire l’accesso della squadra di demolizione. Una fonte anonima dice: “Siamo cristiani protestanti, e mandare dei buddisti a cantare sutra è una provocazione. Hanno bloccato la porta principale, e la polizia ha dichiarato che avrebbero arrestato chiunque avesse bloccato i monaci con l’accusa di disturbo alla quiete pubblica”.

Il tentativo, prosegue la fonte, “è di farci arrabbiare in modo da spostarci dal sit-in. Pensano che chiunque si oppone alle loro decisioni sia un traditore o voglia rovesciare il Partito comunista”. Nonostante l’incidente sia stato ripreso e lanciato sui social network, le autorità sono riuscite a cancellarne ogni traccia.

Dal 2013, da quando si è stabilito che il Zhejiang sarà un’area di grande sviluppo economico entro il 2020, è stata lanciata una politica volta ad “abbellire” la regione eliminando le strutture illegali. La campagna è chiamata delle “Tre revisioni e una demolizione”, indicando così la percentuale di edifici da distruggere, recuperando terreni da utilizzare per un ricco sviluppo edilizio. Secondo il governo provinciale le demolizioni riguardano tutte le comunità e luoghi privati in modo indistinto. Ma è un fatto che la campagna sta prendendo di mira soprattutto i luoghi cristiani.

I fedeli fanno notare che gli avvisi di distruzione sono iniziati a circolare dopo che Xia Baolong, segretario del Partito del Zhejiang all’inizio dell’anno, ha compiuto un’ispezione e ha notato a Baiquan una chiesa con una croce che svettava in modo “troppo evidente” e offensivo alla vista. Vedendo poi in altre città una selva di croci nello skyline, ha dato ordine di “rettificare” quella visione. Da allora, demolire le croci, distruggere statue e radere al suolo chiese è divenuto l’impegno più cospicuo del Partito.

La comunità cristiana non è rimasta a guardare. Lo scorso 24 luglio il vescovo cattolico mons. Vincent Zhu Weifang di Wenzhou, quasi novantenne, e 26 sacerdoti della sua diocesi hanno manifestato davanti alla sede del governo della città [1]per chiedere la fine del programma. Alcune comunità protestanti hanno invece preparato un lungo memorandum [2] che definisce la campagna “poco più di uno scherzo malriuscito”.

Nei giorni scorsi, infine, la comunità cristiana – cattolici e protestanti insieme – hanno lanciato la campagna “Costruisci in casa e porta la croce” per rispondere “in maniera pacifica, non violenta e assolutamente rispettosa della legge” alle continue demolizioni.

Asia News,29/07/2015

English article,Radio Free Asia: