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Cina Vs Google, la battaglia continua

Il braccio di ferro tra autorità cinese e Google continua senza esclusione di colpi. Nelle ultime ore la versione inglese del motore di ricerca in Cina ha avuto interruzioni nel servizio quando proprio oggi il ministero degli Esteri cinese, attraverso il suo portavoce, ha nuovamente criticato la società Usa, accusata di violare le leggi cinesi sulla diffusione della pornografia e di contenuti violenti.

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Lo scontro nel frattempo si sta spostando anche a livello diplomatico. Il segretario Usa al Commercio, Gary Locke, e il rappresentante Usa per il Commercio, Ron Kirk, hanno inviato una lettera alle proprie controparti cinesi esprimendo preoccupazione per la legge cinese che obbliga i produttori di computer a inserire un software (Green Dam) che possa bloccare contenuti pornografici e violenti se vogliono che i loro prodotti possano essere venduti in Cina.  Le autorità Usa del Commercio, sebbene riconoscano l’importanza di proteggere i bambini dalla pornografia e dai contenuti violenti che si trovano su internet, ritengono che gli obblighi imposti ai produttori di computer violino le regole del commercio internazionale. Inoltre, anche il metodo scelto per portare avanti tale progetto di protezione viene criticato, in quanto potrebbe avere scopi più ampi. Ovvero, come è stato denunciato da più parti, quello di creare un sistema di censura e di vasto controllo sui contenuti internet visitati. In una conferenza stampa Qin Gang, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato che “secondo le lamentele di molti residenti, il motore di ricerca in inglese di Google ha diffuso un elevato numero di contenuti volgari che sono lascivi e pornografici, violando seriamente le leggi e i regolamenti cinesi”. Inoltre, Qin ha riferito che molte misure sono state prese contro Google per fare in modo che rispetti la legge, senza fornire dettagli sull’entità di tali misure e senza rispondere a chi gli chiedeva se i recenti problemi registrati da Google fossero da imputare a una azione governativa. “Voglio sottolineare che Google China è una compagnia che opera in Cina per fornire servizi di ricerca su internet e deve strettamente attenersi alle leggi e ai regolamenti cinesi”, ha aggiunto Qin. Intanto le restrizioni delle autorità cinesi continuano a farsi più severe. Come ha riportato nell’edizione di oggi il China Daily, in virtù delle nuove regole del ministero della Salute, “i siti che riportano studi e ricerche legati al sesso saranno accessibili solo ai professionisti della sanità e ai ricercatori”, ha scritto il quotidiano citando un portavoce del ministero. Anche questa decisione fa parte del programma antipornografia: “Alcuni si presentano come siti basati sulla salute ma invece propagano la pornografia”, continua il quotidiano.

fonte: Il sole 24ore, 25 giugno 2009

Vai all’articolo de Il sole 24ore [2]

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