Cina, vite schedate e rubate: Ecco i giovani senza identità

Che la burocrazia cinese fosse efficiente, meticolosa e tenesse nota di tutto è risaputo. Che in Cina capitino fenomeni di corruzione, anche. Che tutta la vita di una persona, iscrizione al Partito comunista, scuole fatte, voti presi, valutazioni, ogni documento ufficiale riguardante i suoi studi, fossero contenuti in un faldone, è già meno noto. Che questi faldoni a volte scompaiano e giovani laureati, magari fra i più brillanti, si trovino all’improvviso privati di anni di fatica e di studio è ancora meno risaputo.

giovane cinese senza identita - foto ragazzo cinese

Eppure in Cina accade, e accade sempre più spesso. È successo, per esempio, a Xue Longlong, e assieme a lui ad altri dieci laureati nel 2006: tutti con voti record, tutti, come racconta il New York Times, figli di famiglie povere della zona del Fiume Giallo.

Questi fascicoli, noti come «dangan», appunto per la loro importanza, fondamentale ad esempio per trovare lavoro, sono chiusi al sicuro in scuole, edifici governativi o posti di lavoro: una soluzione che dovrebbe garantire che non scompaiano misteriosamente. Eppure, spariscono lo stesso. Colpa di un trasloco dal primo al secondo piano di un edificio governativo, hanno spiegato le autorità ad un esterrefatto Xue Longlong. Sparendo, si sono portate via anche il lavoro per cui si era preparato: un posto da manager in una società petrolifera statale. Posto che andrà a qualcuno che magari improvvisamente si troverà con le credenziali giuste. Pagandole dai 2500 ai 5000 euro, la cifra pagata da un funzionario governativo per rubare l’identità di un compagno di classe del figlio, in modo che potesse accedere a un’università migliore usando i risultati del compagno.

«Se non ce l’hai, semplicemente dimenticane – racconta amaro Wang Jindong, un 27enne che ha fatto la stessa fine di Xue e si è visto sparire la sua cartella -. Non importa cosa sai fare, nessuno ti assumerà. Anzi, ti prenderanno pure per matto». Lui puntava a lavorare in un gigante della chimica, mentre ora è finito a fare il muratore, con contratti giornalieri e guadagna meno di 10 euro alla settimana. E non è che non abbia provato a combattere per riavere indietro la sua identità. Come lui tanti altri, per anni, assieme ad amici e parenti hanno provato a bussare a ogni porta, a chiedere aiuto a burocrati e funzionari del partito di ogni livello. Senza ottenere risultato, ma anzi, sortendo l’effetto opposto e venendo perseguitati dalla polizia. Lo scorso febbraio, mentre cercavano di fare una petizione al governo nazionale, cinque genitori sono stati arrestati e detenuti per nove giorni in una galera non ufficiale di Pechino. «Siamo così esausti – ha raccontato in lacrime ai reporter del New York Times Song Heping, madre di un giovane il cui dangan è misteriosamente scomparso -. Non solo i colpevoli non sono stati puniti, ma sono stati anche assolti».

E spesso questi furti, che accadono alle spalle dei giovani provenienti da famiglie meno ricche, si trasformano in un dramma familiare: perché i genitori si indebitano per aiutare i figli, sperando poi che i loro studi si rivelino un investimento. Come nel caso di Xue Longlong, i cui genitori si sono indebitati di 1000 euro l’anno, puntando tutto sullo stipendio che il figlio avrebbe preso una volta entrato nell’azienda petrolifera statale a cui puntava. I suoi 700 euro al mese avrebbero non solo ripagato il debito in fretta, ma anche aiutato tutto il nucleo familiare. E invece ora nei guai sono finiti anche loro, con un debito da qualche migliaio di dollari e una figlia che non vuole più studiare perché «mio fratello è andato al college, e non è servito a niente. Perché dovrei continuare?».

Fonte: Il Giornale, 29 luglio 2009

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