Cina vieta notizie in tempo reale sui social

La nuova legge draconiana sulla sicurezza cibernetica in Cina, entrata in vigore giovedì, è più probabile che serva a frenare il libero flusso d’informazioni online, in particolare quello delle notizie, piuttosto che proteggere i 730 milioni di utenti internet del Paese.
La legislazione, adottata dal Congresso Nazionale del Popolo lo scorso novembre, mira a “monitorare, difendere e gestire i rischi e le minacce per la sicurezza su internet, provenienti dall’interno del paese o dall’estero”.

Ma mentre i mezzi di comunicazione ufficiali si sono concentrati sulle disposizioni che riguardano i cyber attacchi e la perdita di dati personali, le regolamentazioni associate mirano anche a porre fine al ruolo dei social network di informare la gente sugli eventi del proprio paese.

“La legge sulla sicurezza su internet non mira realmente a proteggere la gente comune, ha lo scopo di proteggere lo Stato”, ha detto a RFA il giornalista televisivo Zhu Xinxin.

“Questa legislazione è tutta costruita per fissare limiti alla libertà di espressione e comunicazione e per togliere al pubblico il diritto di essere informato”.

Secondo la nuova legge, i siti web, i forum, i blog e i social media, incluse le applicazioni di messaggistica, devono richiedere una licenza apposta per poter trasmettere o inviare notizie che non siano già state emesse dagli organi di informazione governativi, strettamente controllati.

Stando a questo nuovo divieto, tweet su ultime notizie direttamente dal luogo dell’evento rientrerebbero in questa categoria, sicché i provider avrebbero l’obbligo di eliminarle, indipendentemente dal loro contenuto.

“Questo è il punto cruciale della legge”, ha dichiarato a RFA l’attivista online Xiucai Jianghu. “Prima, se ripostavi un tweet o twittavi qualche ultim’ora…non stavi violando la legge”.

“Ora tutto questo … compreso twittare sulle azioni di governo più oscure, su notizie lampo e su incidenti di massa, è illegale”, ha proseguito.

Effetto dissuasivo

Il commentatore Jiang Chun ha affermato che le nuove regole saranno un ulteriore dissuasore della libertà di espressione in Cina, già gravemente limitata.

“Sono sicuro che sarà un deterrente per le persone più timide, che non invieranno più nessun post”, ha detto Jiang. “Ma alla fine, un governo con un potere così centralizzato fa comunque tutto quello che vuole”.

La legge prevede inoltre che i leader del paese assumano temporaneamente il controllo di internet, nell’evenienza di incidenti che “minacciano la sicurezza pubblica”.

I fornitori di servizi internet saranno obbligati a collaborare con la polizia e altre agenzie di sicurezza in indagini su crimi e per salvaguardare la sicurezza nazionale, fornendo anche, quando necessario, informazioni sui clienti.

La legge prevede disposizioni per “proteggere le infrastrutture chiave dell’informazione da attacchi, intrusioni, disturbi e danni”.

Ma Yalian, cibernauta di Shanghai, ha dichiarato che questi controlli sull’espressione pubblica vanno ben oltre a quanto necessario a garantire l’ordine pubblico.

“Ora che hanno questa legge possono dire che stanno procedendo secondo le regole, e ci sono sempre più norme che mirano a reprimere la libertà di espressione online”, prosegue Ma.

“In precedenza, le autorità non avevano idea di come fare (con l’opinione pubblica online), perciò se ne sono usciti con questa soluzione per poter affrontarla… naturalmente per loro è meglio se diventa effettiva prima del 19° Congresso del Partito [più tardi quest’anno]”.

“Troppo draconiana”

Da giovedì, stando alle regole della nuova legge, solo le imprese statali saranno autorizzate a pubblicare notizie online e servizi editoriali. Inoltre, saranno trasferiti pieni poteri all’Amministrazione Cyberspazio, parte del Consiglio di Stato, che regolerà le notizie online.

Le norme saranno applicate a “notizie riguardanti affari pubblici come politica, economia, esercito e diplomazia, commenti e reportage su emergenze, e servizi inclusi pubblicazione, trasmissione e messa in onda di notizie”.

Secondo Xiucai Jianghu: “Ora sono in grado di controllare il dibattito online in qualunque momento vogliano”.

“Tutto ciò che non sarà gradito al governo, non potrà essere diffuso online, perché potranno dire che è una violazione della sicurezza nazionale. È una legge troppo draconiana”.

La legge tenta anche di punire il crimine online e di “salvaguardare l’ordine e la sicurezza del cyberspazio”. I mezzi di comunicazione statali hanno avvertito che non sarà permesso a singoli utenti e a organizzazioni di danneggiare “la sicurezza, gli interessi o l’onore nazionale”.

Secondo l’agenzia di stampa Xinhua “sono vietate le attività online che tentano di rovesciare il sistema socialista, di dividere la nazione, di minare l’unità nazionale, di sostenere il terrorismo e l’estremismo”.

La legge prende di mira anche chiunque sia considerato “fomentatore di odio etnico, di discriminazione e di diffusione di violenza e di oscenità”.

Negli ultimi anni, la sicurezza dello stato e le accuse di odio etnico sono state utilizzate ripetutamente per incarcerare critici pacifisti del Partito Comunista Cinese in carica, tra cui lo studioso uiguro Ilham Tohti, il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo e l’esperto giornalista politico Gao Yu.

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus


Fonte: Radio Free Asia, 3 giu 17

English article: China Bans Social Media Tweets From Scene of Breaking News Stories

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