Cina verso culto personalità di Xi Jinping, come fu per Mao

I cinesi vogliono per Xi Jinping uno status più riconoscibile di leader, qualcosa di simile a quello che ebbe in vita Mao Zedong. Lo sostengono i media ufficiali di Pechino in un momento in cui il presidente sta cercando di consolidare il suo controllo sul paese, dando una centralità ancor più forte al ruolo del Partito comunista cinese impegnato in una difficile fase al suo interno.


La Tribuna del Popolo, un periodico legato al Partito comunista cinese, ha riferito questa settimana di aver condotto un sondaggio su 15mila persone. Queste avrebbero concordato sul fatto che “l’ascesa di una grande nazione richiede una forte leadership centrale”. Nella terminologia del Pcc, un leader centrale indica un capo indiscusso, qualità che non era mai stata riconosciuta a un altro leader cinese dai tempi di Deng Xiaoping. “Le speciali qualità del segretario generale Xi Jinping – ha continuato il periodico – come leader di una grande nazione hanno ottenuto la sincera approvazione della grande maggioranza dei quadri”. Ora, ha scritto ancora il giornale, tutti i settori della società “sperano fortemente” a un’elevazione di Xi.
E’ stato lo stesso giornale ha indicare il punto di riferimento per questa “elevazione”: la figura del fondatore della Cina popolare, Mao Zedong. “E’ stato il presidente Mao che ci ha fatto rialzare, altrimenti noi avremmo ancora proceduto a tentoni nel buio”, scrive il periodico ricordando anche che a Deng si deve invece l’arricchimento della Cina. “Ora la Cina deve ‘rafforzarsi’, le persone comuni lo vedono chiaramente, e per questo dobbiamo basarci sul segretario Xi”.
Questo articolo è arrivato mentre è in corso il Sesto Plenum del partito per discutere questioni centrali come la disciplina di partito. Xi, dal suo arrivo al potere, ha lanciato una durissima campagna moralizzatrice, che punta a ristabilire il prestigio del partito come istituzione centrale del sistema cinese.
Gli analisti hanno avanzato l’ipotesi che Xi voglia tenere in mano la barra del potere oltre i dieci anni di mandato previsti. Questa nozione di leader “centrale” – secondo quanto ha riferito Willy Lam, professore di politica alla Chinese University di Hong Kong, denota un grado d’autorità individuale che travalica i termini del mandato e quindi “permetterebbe (a Xi) di andare oltre gli obblighi di ritiro”.
Ma questo rappresenterebbe, sempre secondo Lam, un salto all’indietro in termini di riforma del sistema cinese, perché si tornerebbe alla costruzione di un culto della personalità, “un revival di quello di Mao”.


Fonte: Afp, 26 ott 16

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