CINA-VATICANO: In memoria di mons. Pietro Liu Guandong, “bandiera” della Chiesa clandestina

CINA-VATICANO
In memoria di mons. Pietro Liu Guandong, “bandiera” della Chiesa clandestina

di Padre Bernardo Cervellera

La data della sua morte e della sua sepoltura tenute nascoste per evitare il controllo del regime. Mons. Liu ha passato 28 anni in prigione e diversi anni sotto sorveglianza. Era campione di kung fu ed esperto di scacchi e aveva un buon rapporto coi giovani. Non ha mai accettato alcun compromesso col governo e l’Associazione patriottica. Ora il testimone passa ai giovani comunisti convertiti al cristianesimo e a giovani vescovi come mons. Taddeo Ma Daqin di Shanghai.

Roma (AsiaNews) – “Sono stato ordinato da lui ed è tuttora il mio modello di pastore”: è quanto afferma un sacerdote della Chiesa non ufficiale ad AsiaNews, parlando della figura di mons. Pietro Liu Guandong, vescovo sotterraneo di Yixian (Hebei), morto il 28 ottobre scorso. “E’ un uomo che per salvaguardare la fede cattolica, non ha mai accettato alcun compromesso con il governo o con l’Associazione patriottica”, continua il sacerdote, “è una vera e propria bandiera della Chiesa clandestina”.

Il carattere “clandestino” ha segnato la vita e la morte di mons. Liu. I suoi fedeli hanno diffuso la notizia solo dopo la sua sepoltura, avvenuta in un luogo segreto il 29 ottobre. La sua Chiesa ha deciso di nascondere la data di morte e la tomba del vescovo per non doversi adeguare agli ordini del regime cinese. Essendo mons. Liu un vescovo non riconosciuto dal governo, non avrebbero potuto seppellirlo con le insegne episcopali: né mitra, né anello, né riferimenti a lui come pastore. Inoltre, data la sua fama di eroe della fede, la notizia della sua morte avrebbe scatenato un controllo spasmodico della polizia verso tutti i fedeli della Chiesa sotterranea. Invece, nel silenzio, mons. Liu è stato sepolto con tutti gli onori e il rispetto che meritava la sua figura di campione della libertà della Chiesa dai controlli del potere politico.

Mons. Liu è morto a 94 anni e viveva nascosto dal 1997. Ha passato molti anni in prigione. La prima volta nel 1955 per 24 mesi, a pochi anni dalla presa di potere di Mao Zedong; poi dal 1958 al 1981, sempre per lo stesso motivo: il rifiuto a iscriversi all’Associazione patriottica, l’organizzazione di controllo che vuole edificare una Chiesa indipendente dal papa. E’ stato arrestato ancora nell’89, dopo aver organizzato un raduno di tutti i vescovi clandestini (una trentina) per proclamare una conferenza episcopale dei vescovi fedeli al papa. Tale conferenza – non riconosciuta dalla Santa sede – ha avuto vita breve: in pochi mesi, tutti i partecipanti a quel raduno sono stati arrestati. Liberato nel ’92, ha vissuto sotto sorveglianza fino al ’97, quando è riuscito a far sparire le sue tracce.

I suoi fedeli dicono che, sebbene colpito da un ictus, è stato “lucido, coraggioso e pieno di fede sino alla fine”. Un giovane di Baoding (Hebei) racconta che in passato lo vedeva ogni settimana arrivare al santuario della Madonna di Dong Lü per confessarsi e per pregare: “Era sempre gioioso, buono. Ha vissuto una vecchiaia molto attiva, vicina ai giovani ai quali piaceva la compagnia con lui”.

Un altro fedele racconta della sua semplicità, per nulla formale: “Si mescolava a noi, e passava tempo con noi a parlare, a giocare a scacchi. Essendo lui un campione di kung fu, lo insegnava agli altri”.

La sua dirittura, nel voler salvaguardare la fede cattolica dalle manipolazioni dell’ideologia comunista e dai controlli ingiusti dello Stato, lo ha portato ad assumere sempre una posizione netta di indipendenza e di non compromesso anche con la Chiesa ufficiale. “Non ha mai accettato di collaborare con i vescovi iscritti all’Associazione patriottica”, rivela un altro sacerdote della sua diocesi. E nei confronti della polizia e del governo “è stato sempre molto chiaro e schietto, affermando il diritto alla sua libertà religiosa, come è garantito [in modo teorico – ndr] dalla costituzione cinese”.

Da un punto di vista politico, si può dire che la sua vita è stata un fallimento, quasi una lotta donchisciottesca contro i mulini a vento: 28 anni di carcere; 16 anni di nascondimento; la conferenza episcopale da lui fondata, dissolta; la sua diocesi senza nemmeno il vescovo: anche il suo successore a Yixian, Cosma Shi Enxiang, dal 2001 è stato sequestrato dalla polizia ed è scomparso.

Diversi osservatori nella Chiesa cinese e all’estero pensano che con la sua morte si chiude un periodo della storia della Chiesa in Cina, caratterizzata da una posizione di radicale non compromesso con il regime. Alcuni fanno notare che adesso nella Chiesa e in Vaticano si cerca di avere una posizione meno radicale. Ma per tutti i fedeli delle comunità sotterranee la nettezza di mons. Liu è l’esempio da seguire ancora oggi, con un governo corrotto, che ha perso la stima del suo popolo e con sempre maggiori richieste di libertà nella società civile.

Inoltre, i suoi fedeli fanno notare che alcune posizioni morbide – anche del Vaticano – hanno portato all’emergere di alcuni vescovi che lo stesso Benedetto XVI aveva definito “opportunisti”.

E invece, la testimonianza di mons. Liu dà molti frutti. La diocesi di Yixian ha decine di sacerdoti e di suore; decine di migliaia di fedeli. Alcuni suoi sacerdoti, come p. Liu Deli, hanno subito la stessa sorte del vescovo: arrestato e scomparso nelle mani della polizia. Altri due frutti aprono alla speranza. Il primo è che molti giovani e perfino membri del Partito si sono avvicinati alla fede grazie al suo coraggio, rivendicando uno spazio spirituale per la persona che nessun potere politico può asservire.

Essi sono i riformisti del Partito e chiedono maggiore libertà religiosa per la nazione soffocata dal materialismo. Il secondo è che ormai anche nella Chiesa ufficiale, quella sotto il controllo del regime, emergono paladini della libertà della Chiesa che rifiutano di appartenere all’Associazione patriottica per servire meglio i fedeli e il popolo cinese. Primo fra tutti è il vescovo di Shanghai, mons, Taddeo Ma Daqin, agli arresti domiciliari dal luglio 2012, di 45 anni. Il seme di Mons. Liu, gettato in una terra del silenzio darà frutto ancora per molti anni.

English Version.
http://www.asianews.it/news-en/Remembering-Mgr-Peter-Liu-Guandong,-standard-bearer-of-the-underground-Church-29494.html

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