CINA-VATICANO. Dopo il Congresso del Pcc, improbabili i miglioramenti per la Chiesa. E per ora il papa non va a Pechino

Nella nuova leadership presentata ieri, Wang Yang dovrebbe essere il capo della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, che tratta con i gruppi religiosi. Egli, considerato un liberale, dovrà però tenere la linea dettata da Xi Jinping sulla “sinicizzazione delle religioni”.

Wang Zuoan, direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi è stato escluso dal Comitato centrale. In un’intervista precisa che i dialoghi Cina-Vaticano sono “tranquilli”, ma “ma alcuni problemi non sono così semplici e non possono essere risolti in poco tempo”. Una visita del pontefice in Cina non è imminente.

Il Partito comunista cinese (Pcc) ha rivelato ieri la nuova suprema leadership, un giorno dopo la chiusura del 19mo Congresso nazionale, tenutosi nella capitale dal 18 al 24 ottobre. Diversi cattolici e opinionisti sono scettici sulle possibilità di un miglioramento per la vita della Chiesa. E Wang Zuoan, il direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi, ha escluso che papa Francesco possa visitare la Cina in tempi brevi.

Nel nuovo Comitato permanente del Politburo vi sono Xi Jinping e Li Keqiang, il presidente e il premier, rieletti come ci si attendeva, e cinque altri nuovi membri con Wang Yang, 62enne, già segretario del Partito nel Guangdong, che si posiziona al 4° posto nella linea del potere. Secondo tradizione, egli dovrebbe divenire il capo della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc), l’assemblea che funziona come fonte di consigli politici, che cura anche i rapporti con i gruppi religiosi.

Willy Wo-lap Lam, esperto in studi cinesi, ha dichiarato al “852 Post” di Hong Kong che le voci prima del Congresso dicevano che Wang, considerato un riformista, sarebbe stato promosso a vice-premier, potendo dimostrare così la sua abilità nelle riforme economiche. Ma ora, come presidente del Cpcpc, il suo lavoro non avrò molte relazioni con l’economia.

Dal punto di vista degli affari religiosi, cattolici attivi nel mondo dei social pensano che, guardando al percorso della sua carriera, Wang non sembra molto familaire con le religioni, un tema che il Partito considera “sensibile”, e che già nel 1993 l’ex presidente Jiang Zemin ha definito una volta “una questione non piccola”.

Sebbene diversi media fuori della Cina definiscano Wang un liberale, quei cattolici pensano che il pensiero di un rappresentante del governo sia influenzato dal ruolo assunto. Così, Wang, che era conosciuto come liberale trattando di affari economici da vice-premier, potrà non esserlo negli affari religiosi. “Dopo tutto – afferma Joseph, un giovane cattolico – le cose non sono decise da lui solo. E’ piuttosto improbabile che la nuova leadership porti a qualche cambiamento nella situazione attuale della Chiesa”.

Di certo Wang dovrà seguire la pista della sinicizzazione della religione dettata da Xi Jinping nel suo discorso di apertura al Congresso, o implicata nel cosiddetto “Xi Jinping-pensiero”, divenuto un dogma del Partito, dopo il suo inserimento nella costituzione del Pcc.

L’elezione della leadership deve essere avvenuta fra molte competizioni e complicazioni, a giudicare dalle voci differenti che giravano e dalle diverse liste di nomi diffuse prima del Congresso. I risultati mostrano che vi sono ora 126 nuovi nomi su un totale di 204 membri del Comitato centrale, mentre 78 membri sono stati eliminati.

Fra questi vi è anche Wang Zuoan, 59 anni, direttore dell’Aministrazione statale per gli affari religiosi. Secondo alcuni siti politici cinesi, si dice che prima delle elezioni, Xi Jinping abbia intervistato uno a uno i candidati al Comitato centrale. Ad alcuni di loro egli ha chiesto di entrarvi; ad altri è stato chiesto di non entrarvi; ad altri ancora è stato chiesto di fare un sacrificio per il Partito, dato che vi sono molti nuovi membri e i posti sono limitati. Non è chiaro per quale ragione Wang non è stato rieletto all’interno del Comitato centrale, anche perché egli non ha ancora raggiunto l’età per il pensionamento.

In modo molto inusuale, durante i giorni del Congresso, Wang ha concesso due volte un’intervista alla Commercial radio di Hong Kong. Nella prima intervista, per iscritto, diffusa il 21 ottobre scorso, Wang aveva sottolineato la sincerità di papa Francesco verso la Cina e il suo desiderio di visitare il Paese. Allo stesso tempo egli ha ribadito le due condizioni per avere buoni rapporti fra Cina e Vaticano: rompere le relazioni con Taiwan e non interferire negli affari interni della Cina, anche quelli religiosi.

Tre giorni dopo, il 24 ottobre, la Commercial Radio ha diffuso ulteriori commenti di Wang, in cui egli dice che i canali di comunicazone fra la Cina e il Vaticano sono tranquilli, “ma alcuni problemi non sono così semplici e non possono essere risolti in poco tempo”. Egli ha ripetuto che occorre sincerità e pragmatismo da entrambe le parti. Wang ha rifiutato di rivelare aspetti specifici della question sulle nomine dei vescovi, che appare essere la questione più spinosa e al centro dei presenti negoziati.

In un’evidente tentativo di chiarire la sua prima intervista, Wang ha detto che esaltando la sincerità di papa Francesco non voleva significare che è imminente una visita del pontefice in Cina, ma solo che egli pensa che le prospettive delle relazioni Cina-Vaticano sembrano buone.

Dopo la pubblicazione della sua prima intervista, molti media a Taiwan hanno interpretato le sue parole come una positiva risposta di Pechino al desiderio di papa Francesco di visitare la Cina e che ormai i rapporti fra la Santa Sede e Taiwan sono in crisi.

AsiaNews,26 ottobre 2017

English article,AsiaNews:

Improvements for Church unlikely in wake of CCP Congress. As is a papal trip to Beijing

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