Cina, una legge per imporre la cura dei genitori vecchi

Mentre Pechino si appresta a rivedere la legge per i diritti degli anziani, che sarà approvata nei prossimi mesi, ecco che si prospetta un’aggiunta che, secondo molti, sarebbe necessaria, ma che sta facendo parecchio discutere: fare in modo che sia legalmente obbligatorio che i figli rendano frequenti visite ai genitori, in particolare se sono avanti con gli anni. Poche leggi possono essere più problematiche di questa, dal momento che i cambiamenti sociali degli ultimi anni hanno portato a nuclei familiari molto dispersi, un’urbanizzazione coatta che ha costretto molti giovani adulti a trovare lavoro lontano dal luogo di nascita, o dal luogo di residenza dei genitori, e a condizioni lavorative che rendono spesso arduo avere il denaro o il tempo necessari a compiere il lungo viaggio per ritornare da mamma e papà, indipendentemente dal loro stato di salute, o dalla loro età. Il problema è molto sentito in Cina, e la stampa si è fatta portavoce di un dibattito inevitabilmente confuso: da un lato, come ha mostrato un programma televisivo andato in onda su Cctv qualche giorno fa, secondo i sondaggi ufficiali il 42,2 per cento degli interpellati si sarebbe detta favorevole al rendere obbligatorie le «frequenti visite a casa» (pur senza specificare che cosa si intenda per «frequenti»). Il 35,6 per cento è contrario, mentre il 22,2 per cento non si è pronunciato. Fino ad ora, però, l’intera questione è stata inquadrata nel contesto del rapido invecchiamento della Cina: un dato in gran parte conseguenza di quel drastico tentativo di ridurre la popolazione noto come «politica del figlio unico», che ha portato a un netto calo della natalità. Calo che, combinato con il miglioramento delle condizioni alimentari e salutari della popolazione, fa sì che la Cina sia il Paese a invecchiamento più rapido mai registrato. Che la popolazione sia più sana e più longeva potrebbe essere visto in modo positivo, ma, a giudicare dagli stessi programmi televisivi, l’invecchiamento della popolazione è interpretato invece come «il problema numero uno della Cina», e gli ultrasessantenni sono, ancora una volta, affrontati non come una risorsa, ma come un potenziale peso sui bilanci, malgrado l’allungarsi della vita in buone condizioni di salute. Secondo i dati demografici disponibili, le persone che hanno più di 60 anni in Cina sono 185 milioni, il 13,7 per cento della popolazione. Secondo alcune statistiche pubblicate la scorsa settimana dal quotidiano China Daily, alla fine del 2015 i cinesi con più di 80 anni saranno 24 milioni. A inquietare le autorità sono in particolare quei 51 milioni di persone al di sopra dei 65 anni i cui figli hanno lasciato non solo la casa dei genitori, ma anche la loro città e vivono molto lontano. A tutto questo si aggiunge poi la drammatica questione della pensione, ancora tutt’altro che universale e che sta entrando in vigore solo ora per chiunque abbia più di 85 anni. Regione pilota, in questo, è il Tibet, dove le autorità regionali hanno istituito pensioni universali dal mese di gennaio. Torniamo dunque alla proposta di legge: uno degli elementi più controversi, ovviamente, è quale tipo di pena imporre ai figli «negligenti». L’idea che sta prendendo piede è quella di autorizzare i genitori trascurati a citare in giudizio i figli. Una proposta a dir poco scioccante, stando a quanto dicono i commentatori interpellati dai media: l’idea che i figli decidano di trascurare i genitori in un Paese che continua ad avere una moralità confuciana, con una forte enfasi sul rispetto per gli anziani, e che ha come valore portante proprio l’amore filiale, è semplicemente sconvolgente. La parte che ancora non è stata definita del progetto di legge, e che viene discussa in modo acceso, è se i figli non sufficientemente attenti ai genitori possano finire in prigione (il che avrebbe però un effetto del tutto controproducente) o se si debbano invece imporre delle multe. Come fanno notare i legali interpellati, infatti, una legge cui si può contravvenire senza sanzioni non ha nessuna utilità. Ma come punire i figli irrispettosi, e come fare se le mancate visite non sono avvenute per disattenzione, ma per motivi contingenti, come l’assenza di ferie o di denaro per recarsi a casa dei genitori? Insomma, sembra che dopo decenni di sconvolgimenti sociali ed economici, potrebbe non bastare una legge per far sì che i figli unici cinesi siano vicini ai loro genitori. Come affrontare il problema, allora?

Ilaria Maria Sala

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Fonte: La Stampa, 4 luglio 2012

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