Cina, un milione di famiglie vuole avere un secondo figlio

Dopo i dati di Pechino, il governo rende pubbliche le statistiche nazionali: boom di richieste dopo l’alleggerimento della famigerata legge sul figlio unico.

Portavoce della Commissione per la pianificazione familiare: “Tutto secondo le previsioni, ci aspettiamo d’ora in avanti due milioni di neonati in più ogni anno”. Il cambio di rotta imposto dall’invecchiamento della popolazione e dallo squilibrio fra i generi sessuali.

Pechino (AsiaNews) – Circa un milione di famiglie in tutta la Cina ha chiesto alle autorità il permesso di poter avere un secondo figlio. Dopo i dati di Pechino, resi pubblici ieri, oggi la Commissione nazionale per la salute e la pianificazione familiare ha confermato il picco di richieste dopo l’alleggerimento della famigerata “legge sul figlio unico”. Mao Qunan, portavoce della commissione, ha sottolineato come i dati “rispecchiano le previsioni del governo, che si aspetta circa due milioni di nuove nascite in più ogni anno”.

Le autorità sanitarie nazionali, ha aggiunto Mao, “stanno anche studiando l’attuale situazione, per aiutare a migliorare il servizio sanitario per le donne incinte e per i loro bambini. Dobbiamo prepararci al prossimo boom della popolazione”.

Dal 1979 in poi la Cina ha attuato – spesso con violenza – la politica di un solo figlio per famiglia, per concentrare la nazione sullo sviluppo economico. In seguito si è permesso a gruppi etnici di avere due figli e ai contadini di averne due se il primo figlio era una bambina.

L’attuazione della legge è stata spesso violenta, con multe esose contro i violatori e perfino sterilizzazione forzata e aborti fino a nove mesi di gravidanza. Il rispetto della legge e delle quote di popolazione era compensato con benefici verso gli impiegati e i dirigenti del family planning aprendo lo spazio a corruzione e soprusi.

L’allentamento varato nel dicembre 2013 permette invece alle coppie in cui uno dei due partner è già figlio unico, di avere due figli. In ogni caso, la nuova politica è stata limitata persino dal punto di vista geografico: i suoi benefici per il primo anno sono andati solo agli abitanti di Pechino, Tianjin, Shanghai e Chongqing e a quelli delle province del Zhejiang, Jiangxi, Anhui, Sichuan, Guangdong e Jiangsu. Con il 2015 si aprirà a nuove province, ma restano esclusi Tibet e Xinjiang.

Questo cambiamento di rotta non nasce da una presa di coscienza della leadership nazionale o da un desiderio di protezione della vita in quanto tale.

Piuttosto, sottolineano esperti e analisti, esso nasce dalla stringente necessità di bilanciare gli squilibri sociali ed economici collegati al crollo delle nascite degli ultimi 30 anni. I due problemi più urgenti sono l’invecchiamento della popolazione, che mette a rischio la sopravvivenza del sistema pensionistico nazionale, e lo squilibrio fra i generi sessuali che rischia di lasciare “fra i 20 e i 30 milioni di cinesi” senza la possibilità di trovare moglie.

Asianews,13/01/2015

English version,Asianews,click here: China, one million families want to have a second child

 

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Commento di Francesca Romana Poleggi, LaogaiResearch Foundation

“I nodi vengono al pettine”

Dopo 30 anni e più di politica di controllo demografico, la ricca Cina si rende conto che per produrre PIL servono braccia giovani e robuste.

Se non nascono bambini, sarà difficile poi che crescano gli operai!

Infatti la crescita vertiginosa del PIL cinese, che ha avuto il suo boom negli anni ’80, da tempo è rallentata, ora è quasi ferma.

L’invecchiamento della popolazione, inoltre, crea e ingigantisce i problemi sociali dovuti all’assistenza e alla previdenza per gli anziani: la più efficace “pensione” per i vecchi poveri sono i figli giovani che lavorano, soprattutto in campagna.

Ora la Cina, toccando con mano la crisi inevitabile che deriva dal controllo demografico, comincia a correre ai ripari.

In Europa (che pure sta invecchiando paurosamente), non ci pensiamo proprio: siamo ancora fedeli alle ideologie neo – malthusiane che ci stanno portando all’estinzione.

Resta comunque la barbarie della politica di pianificazione familiare: comunque per fare un figlio, i Cinesi devono chiedere il permesso al governo (a pena di pesanti sanzioni e di violenze…), altro che “diritti sessuali e riproduttivi”!

Laogai Research Foundation,14/01/2015

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