Cina, un membro del Politburo sotto inchiesta per corruzione

Corruzione, malversazione e scandali sessuali continuano a scuotere il Partito comunista cinese, che tuttavia ricorre alle solite armi – intimidazione e arresti sommari – per limitare il diritto di cronaca da parte della popolazione civile. La “campagna di purificazione” lanciata dal nuovo leader Xi Jinping rischia così di divenire uno specchietto per le allodole. Lo dimostrano i casi più recenti venuti alla luce in Cina.
Al momento lo scandalo maggiore riguarda Li Jianguo, uno dei 25 membri del Politburo, che sarebbe sotto inchiesta per corruzione dopo aver favorito l’assunzione del nipote per un posto di lavoro molto ambito. Li sarebbe al momento ricoverato in un ospedale militare di Pechino per “stress”.
Li Xinde, giornalista molto influente, ha denunciato per primo il suo caso e ha persino intervistato una fonte anonima che ha rivelato lo scandalo dietro questa assegnazione. Secondo il giornalista, l’inchiesta aperta contro il membro del Politburo è un segnale positivo: “La gente era abituata alle campagne anti-corruzione piene di parole, ma povere di fatti. Questa novità indica che le cose stanno cambiando”.
Xi Jinping, nel suo primo discorso pubblico dopo l’elezione a segretario generale, ha dichiarato di voler combattere la corruzione “e coloro che la praticano, siano essi tigri o mosche”. Il riferimento è al grado di importanza del funzionario corrotto: il nuovo leader ha chiarito di non voler più fare alcuna distinzione, e questa presa di posizione è stata salutata dai media di Stato come una “grande novità” per la “morale socialista”.
Ma il governo continua a praticare anche i vecchi metodi. Una serie di blogger e di comuni cittadini che hanno denunciato malversazioni e sfruttamento illegale del suolo pubblico sono finiti sotto accusa da parte delle autorità oppure sono spariti in un ospedale psichiatrico (la nuova frontiera della detenzione da parte del regime) oppure nelle “black jail”, prigioni illegali dove finiscono coloro che cercano giustizia con il sistema delle petizioni.
La “doppia morale” del Partito comunista riguardo i casi di corruzione e le denunce dei media è resa ancora evidente dal caso di Zhu Ruifeng, giornalista e blogger che ha denunciato e fatto licenziare 11 funzionari di Chongqing coinvolti in scandali sessuali. Dopo i suoi articoli, la polizia della municipalità – ex “feudo” di Bo Xilai, segretario locale poi caduto in disgrazia – lo ha trattenuto e interrogato per 7 ore consecutive.
Uscito dall’interrogatorio, che si è svolto a Pechino, Zhu ha parlato a un gruppo di colleghi presenti: “La polizia non vuole difendere chi denuncia gli scandali, ma anzi pensa a catturarli. Due funzionari di Chongqing mi hanno chiesto di consegnare loro tutto il mio materiale per ‘accertamenti’, ma io ho rifiutato. È chiaro che vogliono solo identificare la mia fonte”.
Grazie al suo operato, nello scorso novembre uno dei capi distrettuali del Partito di Chongqing è stato costretto alle dimissioni: era stato ripreso mentre aveva rapporti sessuali “impropri” con una ragazza di 18 anni. Lei Zhengfu, il funzionario incastrato, è stato licenziato; la sua ‘compagna occasionale’ è stata arrestata.

Fonte: Asia News, 29 gennaio 2013

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