Cina: Un bambino testimone della brutalità del PCC

Sono nato nel 1998 e nel periodo della mia gioventù sono stato detenuto e molestato dagli agenti di polizia e ho visto come la mia famiglia è stata brutalmente perseguitata dalle forze dell’ordine pilotate dal Partito Comunista Cinese (PCC). Quando li vedo mi vengono i brividi e comincio a tremare.

La cosa più spaventosa mi è capitata quando avevo undici anni: stavo giocando in casa con mia zia, quando un gruppo di poliziotti ha fatto irruzione nel nostro appartamento. Lei per proteggermi si è messa di fronte a loro e circa cinque o sei agenti hanno iniziato a colpirla, poi l’hanno scaraventata sul pavimento e l’hanno ammanettata. Io ero terrorizzato e non osavo muovermi. Dopodiché hanno saccheggiato la casa confiscando i nostri oggetti personali.

Sono stato portato in un grande edificio, dove alcuni dei poliziotti hanno detto che mi avrebbero venduto per un sacco di soldi e altri che sarei diventato cibo per cani, terrorizzandomi. Poi un poliziotto ha raccolto una fetta di ananas con un coltello affilato e puntandolo verso il mio viso ha detto: “Mangia!”. Avevo paura e ho cercato di evitare che il suo coltello mi colpisse il viso.

Dopo hanno detto che se avessi riferito loro i nomi di mia madre e del nonno, mi avrebbero lasciato andare, invece non hanno mantenuto la promessa, cosi ho imparato che non potevo fidarmi dei poliziotti perché mentivano.

Queste ore di terrore mi facevano sentire come un blocco nel cuore, oltre ad essere estremamente impaurito e affamato sotto la loro custodia, ero anche preoccupato per il nonno e la mamma.

Alle cinque di sera la polizia ha chiamato un nostro parente per venire a prendere me e mio padre, ed è stato allora che ho scoperto che mio nonno era stato arrestato insieme al resto della famiglia. Non potevo fare altro che piangere tutto il tempo.

Quando poi io e mio padre siamo rientrati a casa, abbiamo trovato il nostro appartamento sottosopra; i vestiti e le lenzuola erano sparsi in giro, i piatti rotti, pentole e padelle gettate ovunque, mentre i nostri oggetti personali di valore e il denaro erano spariti, inoltre gli agenti hanno versato la salsa di soia nel nostro acquario uccidendo tutti i pesci.

Quando mio nonno è stato finalmente rilasciato, era emaciato e sull’orlo della morte, tanto che faticavo a riconoscerlo, la sua voce era tremolante e non riusciva a terminare una frase. Abbiamo pianto insieme.

All’epoca stavamo temporaneamente in un ostello a Tongliao dove tre poliziotti in borghese ci spiavano dalla stanza all’estremità opposta del corridoio. Circa una settimana dopo, mentre ritornavamo a casa del nonno a Shulan, il capo e il vice della Divisione di Sicurezza Interna dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Tongliao, hanno seguito il nostro autobus e quando siamo passati da Jilin, hanno sequestrato 40 yuan (circa 5 euro) a mio padre per pagare la loro benzina.

Madre detenuta e torturata durante le Olimpiadi di Pechino

Era l’epoca dei giochi olimpici di Pechino, quando mio padre ed io siamo andati all’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Tongliao per chiedere il rilascio di mia madre. Ho notato nel loro ufficio la borsa regalo con i miei snack e i giocattoli che mia zia aveva portato per me. In pratica le guardie avevano preso i miei regali e stavano mangiando le mie merendine. Ho visto anche il mio giocattolo preferito, una palla che cambia colore.

Quando abbiamo chiesto la liberazione della mamma, il capo della Divisione di Sicurezza Interna ha inventato delle scuse per impedirci di entrare nello stabilimento, perciò non avevamo altra scelta che aspettare fuori all’ingresso principale per tutto il giorno. Poi ci hanno detto che l’avevano arrestata durante i Giochi Olimpici, per impedirle di chiarire pubblicamente la verità sulla persecuzione del Falun Gong.

Non ci siamo arresi e abbiamo insistito sulle nostre richieste fino alla fine di ottobre, quando il capo della Divisione di Sicurezza Interna ha richiesto a mio padre 5.000 yuan (circa 621 euro) per liberarla. È stata finalmente rilasciata dopo averne ricevuti 3.000 (circa 373 euro), ma era stata torturata quasi fino alla morte: sapevamo che avevano accettato solo per evitare responsabilità nel caso fosse deceduta durante la detenzione.

Casa saccheggiata

Non potevamo più vivere né a Tongliao né a Shulan dove la persecuzione era ancora più severa. Poiché avevano picchiato a morte mia nonna e venivano spesso a casa nostra per molestarci, siamo andati a Changchun, dove mio nonno ha affittato una piccola casa e ha iniziato a gestire una mini azienda vendendo pranzi al sacco.

Tuttavia, la sera del 3 novembre 2011 i poliziotti della Divisione di Sicurezza Interna di Tongliao sono entrati di nuovo nella nostra casa e dopo aver buttato a terra il nonno ed averlo ammanettato, hanno iniziato a saccheggiarla confiscando il mio computer, una macchina fotografica, più di 2.000 yuan (quasi 250 euro) in contanti, tra cui i miei risparmi che avevo messo in un salvadanaio. Li ho anche spiati mentre si mettevano i soldi in tasca e cercavano il nostro libretto bancario sotto il letto.

Quella era la seconda volta che ho visto la polizia svaligiare casa nostra.

Finita la razzia hanno arrestato il nonno per portarlo via. Io li ho pregati di non farlo perché lui è un uomo molto buono, ed io non sarei stato in grado di sopravvivere da solo, ma mi hanno ignorato.

Fortunatamente, mia madre non era in casa, altrimenti sarebbe stata arrestata anche lei. Approfittando dei poliziotti che sorvegliavano la nostra porta, sono saltato giù dalla finestra del terzo piano per fare una rapida telefonata a mia madre, dicendole di non tornare. In quel momento non sapevo dove andare, avevo anche cosi tanto freddo che volevo piangere, ma non osavo farlo, fortunatamente un praticante mi ha visto e ospitato per la notte a casa sua.

Impossibile andare a scuola

Poiché durante la persecuzione la mia famiglia è stata costretta a spostarsi costantemente, ho potuto frequentare solo tre anni di scuola in tutta la mia vita. Non ho mai avuto un po’ di pace e non sono mai riuscito a farmi degli amici con cui giocare e ciò che ho vissuto durante questi diciannove anni ha gravemente danneggiato la mia salute mentale.

Provo un po’ di invidia quando vedo gli altri ragazzi della mia età che hanno insegnanti e amici e che mangiano del buon cibo. Sono rattristato e spesso mi chiedo perché non posso andare a scuola. Dopo la morte di mia nonna, anche la mia bisnonna è morta per il dolore, così la mia famiglia felice di quattro generazioni è stata distrutta dal PCC.

Il mio desiderio

So che questa brutale persecuzione finirà e non vedo l’ora che arrivi quel momento.

Attendo con ansia il giorno in cui Jiang Zemin, l’ex capo del PCC che ha lanciato la persecuzione del Falun Gong, sarà punito secondo la legge e pagherà per i suoi crimini contro l’umanità………

da Minghui.org,4/10/2018

Storia completa: Cina: Un bambino testimone della brutalità del PCC

Versione inglese: A Child Witnesses the CCP’s Brutality

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