Madre del leader del gruppo di esuli uiguri, Dolkun Isa, morta in un centro di rieducazione

La madre di Dolkun Isa, presidente del gruppo di esiliati del World Uyghur Congress (WUC) con sede a Monaco, è morta mentre era detenuta in un “campo di rieducazione politica” nella regione autonoma dello Xinjiang (XUAR).

Il mese scorso Isa ha appreso da una cara amica di famiglia che sua madre, Ayhan Memet, è morta il 17 maggio all’età di 78 anni, ma il presidente del WUC non era certo che fosse stata incarcerata in uno dei tanti “campi di rieducazione politica” dove le autorità hanno arrestato gli uiguri accusati di nutrire pensieri “estremisti” e “politicamente scorretti” dall’ aprile 2017.

Gli uiguri con parenti che vivono all’estero sono spesso presi di mira da questa campagna, e in mezzo a un blocco di informazioni nella regione, molti uiguri in esilio hanno difficoltà a conoscere le condizioni dei propri cari a casa – una situazione resa ancora peggiore per coloro che non possono onorarli con riti funebri secondo le loro tradizioni.

Mentre indagava sulla morte della madre di Dolkun, la RFA ha stabilito che è morta mentre era detenuta in un centro di detenzione nella sua prefettura di Aksu per aver mostrato “estremismo religioso”.

Un funzionario del centro di detenzione della contea di Kelpin (Keping) ha confermato a RFA che era deceduta in un campo di concentramento, ma non era disposto a dire quale, dato che l’informazione era considerata “un segreto di stato”.

Un funzionario del quartier generale della prefettura di Aksu si è rifiutato di commentare, facendo riferimento all’Ufficio di Pubblica Sicurezza dello XUAR.

Un dirigente della stazione di polizia della contea di Kelpin ha affermato che la morte è avvenuta al centro di detenzione n. 2 dove era detenuta da un anno con l’accusa di “estremismo religioso”.
Radio Free Asia è stata in grado di determinare che ci sono almeno quattro centri di detenzione nella città di Aksu e tre a Kelpin, ed i campi di concentramento portano tutti quanti la dicitura “centri di detenzione n.2” e non è quindi chiaro in quale di questi la donna sia stata rinchiusa.

Isa, che è in esilio dal 1994 ha detto a RFA che è stato in grado di parlare con sua madre più di un anno fa e di essere profondamente addolorato nell’apprendere le circostanze in cui è deceduta.

“Non so come esprimere il mio dolore per la sua morte e la mia rabbia nei confronti del modo in cui la Cina l’ha trattata. Uccidere la madre per vendicarsi del pacifico attivismo dei diritti umani di suo figlio è la forma più pusillanime di rappresaglia da parte di qualsiasi governo autoritario. Piangerò la sua morte e continuerò a lottare pacificamente per i legittimi diritti del popolo uiguro con dignità, nonostante la mia personale sofferenza e sacrificio”.

Isa ha anche espresso preoccupazione per la salute di suo padre, non avendo informazioni su dove si trovi,  sulle sue condizioni e teme che potrebbe essere stato rinchiuso in un “campo di detenzione”. La sua famiglia aveva sempre subito persecuzioni da parte delle autorità e che suo fratello era stato imprigionato per due anni a causa del suo attivismo.

Si è lamentato che lui e i suoi compagni uiguri in esilio “sono stati privati dal governo cinese del diritto fondamentale alle informazioni sulla morte dei propri cari”, aggiungendo che tagliando le comunicazioni ad amici e parenti, le autorità hann creato una situazione in cui “gli uiguri sia all’interno che all’esterno della regione vivono in un’oscuramento dell’informazione.

Il sostegno degli Stati Uniti

Michael Kozak, un alto funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e l’ambasciatore degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale, Sam Brownback, hanno inviato una lettera congiunta a Isa esprimendo le loro più sentite condoglianze per la perdita di sua madre ed il dolore aggiunto dall’essergli stata negata la possibilità di organizzare il suo funerale secondo i riti funebri uiguri.

Brownback ha recentemente spinto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a imporre sanzioni ai leader cinesi, che ritiene responsabili della repressione di Pechino sui gruppi religiosi, e ha espressamente chiesto al Dipartimento di Stato e al Tesoro degli Stati Uniti di congelare i beni del segretario del Partito comunista Chen Quanguo per le sue politiche repressive nella regione.

A maggio, quando il Dipartimento di Stato ha reso noto il suo rapporto internazionale sulla libertà religiosa del 2017, Brownback ha dichiarato che dal 1999 la Cina è un paese fonte di molte inquietudini politiche e che rimane “un paese angosciante per la libertà religiosa”, soprattutto considerando il numero di uiguri ora detenuti in questi “campi di rieducazione”.

Le autorità del governo centrale della Cina non hanno riconosciuto pubblicamente l’esistenza di campi di rieducazione nello XUAR e il numero di detenuti custoditi in ogni struttura rimane un segreto strettamente custodito, ma funzionari locali in molte parti della regione hanno rilasciato interviste telefoniche a RFA nelle quali dichiarano l’invio di un numero significativo di Uiguri ai campi, descrivendo persino il sovraffollamento in alcune strutture.

Citando rapporti credibili, i legislatori Marco Rubio e Chris Smith, a capo della Commissione esecutiva congressuale bipartisan in Cina, hanno recentemente dichiarato che nei campi di rieducazione sono stati arrestati un milione di persone, definendola “la più grande incarcerazione di massa di una minoranza nel mondo di oggi”.

Adrian Zenz, docente presso la Scuola Europea di cultura e teologia con sede in Germania, ha detto che il numero potrebbe essere ancora maggiore avvicinandosi a 1.1 milioni di persone il che equivale al 10-11% della popolazione musulmana adulta della regione.

Traduzione Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: Radio Free Asia, 02/07/2018

English news, RFA: Uyghur Exile Group Leader’s Mother Died in Xinjiang Detention Center

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