CINA: trattenuto l’avvocato che aveva denunciato le torture su Xie Yang.

L’avvocato cinese per i diritti umani Chen Jiangang, che ha aiutato il suo cliente e collega, l’avvocato Xie Yang, a denunciare le torture subite, è stato arrestato dalla polizia cinese lo scorso venerdì.

Chen ‘è scomparso’ con la moglie Zou Shaomei e i due figli mentre erano in vacanza in Yunnan, regione sudoccidentale cinese. Aveva appena rilasciato un video in cui esprimeva la preoccupazione di essere arrestato.

Un ufficiale della polizia di sicurezza di stato della città di Jinhong in Yunnan, al telefono ha confermato il coinvolgimento dell’ente nella loro ‘scomparsa’.

“Non preoccupatevi per loro, stanno benissimo”, ha detto l’ufficiale a RFA giovedì, “OK, lasciate stare”.

Attivisti vicini a Chen hanno comunicato attraverso i social media che Chen è stato arrestato con la famiglia mercoledì pomeriggio. La famiglia è stata rilasciata giovedì mattina ed è stato permesso loro di prendere un volo per Pechino. Chen, invece, è stato costretto a guidare 3.200 km per rientrare a casa, scortato da tre ufficiali di polizia, ha riportato l’Ansa francese.

Informatori hanno riferito che Zou e i bambini sono a casa sotto sorveglianza, mentre non si conosce la sorte di Chen.

Un collega avvocato per i diritti umani, che ha chiesto di restare anonimo, ha riferito che Chen avrebbe sperato di aiutare la famiglia a lasciare la Cina, scappando dall’Yunnan verso il Myanmar.

 “Erano in gita, ma non si può escludere l’intenzione che volesse portare fuori dal paese moglie e figli”, ha detto l’avvocato. “Le nostre preoccupazioni maggiori sono per la sua famiglia, perché penso che Chen non volesse scappare”.

“Ultimamente molte persone mandano mogli e figli fuori dal paese, tutti hanno le stesse paure… è normalissimo che le autorità cinesi si vendichino sui familiari [dei dissidenti]”, ha detto.

“Vediamo troppi casi in cui prendono di mira i familiari di chi parla apertamente contro le ingiustizie”.

La famiglia è stata sottoposta a fermo, insieme all’attivista per i diritti Zhang Baocheng e sua moglie, che restano tuttora irraggiungibili.

Mercoledì le numerose chiamate ai cellulari di Chen e Zou sono rimaste senza risposta, mentre l’impiegato che ha risposto al telefono della stazione di polizia di Mengyang, in Yunnan, dove erano detenute le sei persone,  ha rifiutato di commentare.

L’avvocato per i diritti Ge Yongxi ha detto di aver ricevuto da Zou un breve messaggio sul cellulare, in cui comunicava le coordinate di dove .

“Mi ha mandato un messaggio su WeChat [mercoledì]… ma non posso confermare nessun dettaglio, poiché non ho parlato direttamente con la moglie di Chen Jiangang”.

“Eppure Chen Jiangang dovrebbe essere libero, perché stava facendo un viaggio entro i confini cinesi”, ha aggiunto.

Intervento delle Nazioni Unite

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite venerdì ha denunciato questo arresto e le continue molestie subite dagli avvocati e attivisti per i diritti umani, incluso Chen.

“Prima di essere arrestato dalla polizia lo scorso mercoledì, in un video messaggio, Chen ha espresso la paura che anche lui avrebbe potuto ‘perdere la propria libertà’ ed essere obbligato ad auto accusarsi”, ha comunicato ai giornalisti a Ginevra Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto commissariato.

“Siamo costernati da questo schema ripetuto di minacce agli avvocati, che avviene attraverso arresti continui, senza le garanzie di un processo in regola, presunti maltrattamenti e coercizione ad auto accusarsi”, ha proseguito.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite ha informato che la maggior parte degli avvocati per i diritti, che da luglio 2015 difendono i diritti basilari dei cittadini cinesi (principalmente economici, sociali e culturali), sono ora in carcere, o sotto continua sorveglianza, o hanno il divieto di viaggiare fuori dalla Cina.

“Sollecitiamo il governo cinese a sottostare alle obbligazioni internazionali del rispetto dei diritti umani, ad assicurare procedure legali regolari e processi equi, e a rilasciare, immediatamente, chi è stato arrestato per aver esercitato i propri diritti fondamentali, o per aver difeso chi li stava esercitando”, è stato dichiarato venerdì in un comunicato.

I rapporti sulle torture subite da Xie Yang durante il suo periodo in carcere sono stati attaccati dagli organi di comunicazione di stato come “notizie false”, sebbene Chen li ha continuati a difendere, definendoli “totalmente precisi”.

Da quel momento gli è stato vietato di incontrare Xie, ed è stato sostituito con un avvocato nominato dal governo.

 Xie ha depositato una rimostranza ufficiale, per quanto da lui subito: lasciato in isolamento legato per ore a una sedia di plastica in cima a un’alta pila di altre sedie di plastica, al punto che gli si gonfiavano così tanto le gambe da fargli provare dolori tremendi. Gli appunti dei suoi avvocati denunciano inoltre che sia stato privato di sonno, picchiato ripetutamente, umiliato e intimorito con minacce di morte verso la sua famiglia.

Radio Free Asia, 5 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove,LRF Italia Onlus

English article,RFA:

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