Cina, tra i nuovi miliardari spicca la nipote di Mao Zedong

Nonostante le campagne moralizzatrici del nuovo leader cinese Xi Jinping, gli uomini d’affari collegati al Partito comunista sono ancora saldamente al vertice della piramide sociale della Cina. Ai “soliti noti” – tycoon più o meno implicati con la politica – si è aggiunta quest’anno anche la nipote di Mao Zedong, Kong Donmei (a sinistra nella foto), che insieme al marito può contare su una fortuna personale stimata intorno ai 5 miliardi di yuan (circa 620 milioni di euro). Kong è figlia di Li Min, l’unica figlia sopravvissuta nata dal matrimonio del Grande Timoniere con la seconda moglie He Zizhen. Insieme al marito Chen Dongsheng guida dal 1992 la Taikang Life Insurance, compagnia di assicurazioni di cui è la maggiore azionista. Chen, da parte sua, è il presidente della compagnia. Secondo alcune fonti la Kong – che ha conseguito un master in Pennsylvania (Stati Uniti) nel 1999 – ha “capitalizzato” il nome del nonno: oltre agli affari si occupa anche di un circolo culturale e di una libreria nati con lo scopo di “proteggere la cultura comunista”. I dati relativi alla loro fortuna personale sono stati presentati da New Fortune, che nella lista 2013 dei 500 uomini più ricchi al mondo ha inserito anche loro (al 242mo posto). Questa situazione contrasta con le posizioni dell’altro nipote di Mao – il generale Mao Xinyu – che ai media disse: “La nostra famiglia ha un’eredità chiara e onesta. Nessuno nella famiglia del grande presidente lavora nel campo del business. Viviamo tutti di salari modesti”. In ogni caso, la storia di Kong conferma che gli uomini di affari che hanno stretti rapporti con il Partito comunista al potere guadagnano di più. Secondo un sondaggio condotto dal China Data Centre dell’Università Tsinghua, i laureati che provengono da famiglie “rosse” possono arrivare a guadagnare sin dall’inizio della loro carriera almeno il 15 % in più rispetto agli altri. Il sondaggio – che ha coinvolto 6.059 laureati di 19 università nazionali – mostra come i figli dei dirigenti comunisti sono assunti per la maggior parte da industrie finanziarie, agenzie governative o organizzazioni internazionali.

Fonte: Asia News, 9 maggio 2013

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