Nipote dello lama tibetano assassinato Tulku Tenzin Delek affronta vertice delle Nazioni Unite a Ginevra

La nipote del Lama Tibetano Tulku Tenzin Delek, morto nel Luglio del 2015 in prigione, ha riportato la misteriosa morte dello zio alla Sessione sulla “Lotta per la Libertà e la Democrazia” del  9° Summit per i Diritti Umani e Democrazie tenutosi a Ginevra il 22 Febbraio.

Con la sua pungente e cruciale testimonianza, Nyima Lhamo che era fuggita dal Tibet lo scorso anno, è stata premiata come  uno degli “Eroi per i Diritti Umani alle Nazioni Unite” presenti all’evento, tra gli altri rappresentanti di quei paesi  che presentano una situazione perlopiù negativa dal punto di vista dei diritti umani come Cuba, Iran, Corea del Nord, Russia, Vietnam.

Nyima Lhamo ha detto, “Sono qui oggi con la speranza che la comunità internazionale che si batte per i diritti umani, la libertà e la giustizia potrà garantire che ciò che la Cina ha fatto a mio zio non si ripeterà ne con tibetani innocenti e ne con nessun altro essere umano. “

Nyima Lhamo ha 26 anni ed è madre di una figlia rimasta in Tibet, ha detto che suo zio, cosi come molti altri tibetani, è stato vittima di brutalità e gravi violazioni di diritti umani parte delle repressioni da parte del governo cinese nell’area occupata del Tibet, senza alcun rispetto per le leggi internazionali.

La ragazza ha anche spiegato come le autorità cinesi hanno negato a suo zio un processo equo e delle cure mediche nonostante il deterioramento della sua saluto e successive circostanze misteriose che hanno portato alla sua morte. Ha detto che alla famiglia è stato addirittura negato il diritto di celebrare i riti Buddisti post-mortem.

“Sono qui oggi con la speranza che la comunità internazionale per la difesa dei diritti umani, libertà e giustizia investigherà a fondo ed insisterà  al fine di portare la Cina a mettere in luce le circostanze che hanno portato alla morte di mio zio. Nessun paese, compresa la Cina, è immune alla peso internazionale.” Quindi, solo la comunità  internazionale potrà rendere la Cina responsabile per le sue gravi violazioni di diritti umani in Tibet” ha detto Lhamo.

Precedentemente, la nipote di Tulku Tenzin Delek che è anche rappresentante del governo Tibetano in esilio conosciuto come “Amministrazione del Tibet Centrale”, ha già fatto pressione sulle varie commissioni permanenti dei vari paesi a Ginevra.

“Nyima Lhamo ha tenuto un meeting a porte chiuse con i diplomatici delle Nazioni Unite alla Missione Permanente del  Canada. Nyima Lhamo ha presentato la pesante situazione di abusi che il Tibet sta affrontando ed a richiesto ai diplomatici di collaborare con la Cina per migliorare il deterioramento delle situazioni di diritti umani in Tibet.” ha detto il CTA di Tibet.net

Tulku Tnzin Delek a cui a Giugno è stata attribuita, postumo, la “medaglia per il servizio democratico” dalla Fondazione Nazionale per la Democrazia, è morto nella prigione di Chaundong, a Chengdu, il 12 Luglio 2015 durante il suo tredicesimo anno di detenzione sotto l‘accusa di aver causato un esplosione e incoraggiato il separatismo. La sua pena di morte era stata trasformata in ergastolo a seguito di una protesta internazionale. L’attivismo di Tulku per lo sviluppo di istituzioni sociali, mediche, educative e religiose per i nomadi Tibetani nel Tibet Orientale ed il suo impegno per la salvaguardia ambientale di fronte a progetti indiscriminati di disboscamento e attività minerarie l’hanno reso il simbolo della resistenza e dell’identità Tibetana.

Phayul,22 febbraio 2017

Traduzione di E.R. Laogai Research Foundation Italia Onlus

English article, Phayul:

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