Cina – Tianjin: Un Laogai, La fattoria maledetta di Qinghe.

di Gianni Taeshin Da Valle, LRF Italia,02 Ottobre 2013

Testimonianze di Harry Wu

Harry Wu venne arrestato perché considerato “controrivoluzionario” e rinchiuso in ben 12 diversi Laogai dalle autorità comuniste nel 1960 quando era studente universitario di geologia e venne rilasciato nel 1979. Detenuto in diversi Laogai nel tentativo di far perdere le sue tracce a chiunque.

Nel 1985 Harry riuscì ad emigrare negli USA e divenne cittadino americano nel 1994. Fondatore della LRF di Washington (1992) dal 1979 non ha mai smesso di lottare a favore del ristabilimento dei diritti umani in Cina. Vittima e nello stesso tempo testimone di torture, uccisioni e abusi di ogni tipo si impegna per far conoscere al mondo le condizioni di oppressione in cui vive il popolo cinese.

Milioni di persone nei Laogai hanno perso la vita e purtroppo, nel 2013 moltissimi altri non torneranno a raccontare la propria storia. Tra questi i genitori, il fratello di Harry vittime, anche loro, del seme del male Pcc.

Harry Wu, la fattoria maledetta:

Durante uno dei miei continui spostamenti da un campo di lavoro forzato all’altro fui trasferito insieme ad altri detenuti, nella fattoria di Qinghe a Tianjin. La fattoria era composta da otto squadre di lavoro composta da 150 uomini ciascuna. Appena giunto osservai attentamente i prigionieri, notai una persona con una gamba gonfia e l’altra magra come un bastone. Riconobbi i sintomi dell’edema.

Prima il piede si gonfia al tal punto da non poter più indossare la scarpa. Poi il gonfiore risale lentamente lungo la caviglia fino allo stomaco rendendo difficile la respirazione, in poco tempo la persona muore sotto atroci sofferenze. Mi resi conto ben presto che molti prigionieri si trovavano in questo stato…….

…..la nostra misera razione giornaliera consisteva in una brodaglia maleodorante i cui ingredienti erano farina di granturco ammuffito , rancido  e torsoli di pannocchie macinate e fermentate. Una pagnottella molle cotta a vapore e così flaccida che era impossibile tenerla in forma tra le mani. Questa era l’unica nostra dieta, causava gravi problemi intestinali e di dissenteria . Tentavamo di tamponare la patologia con erbe di campo ma tutto si dimostrava inutile. Sempre più prigionieri morivano sulle latrine fatiscenti ricavate in luoghi angusti e prive di qualsiasi tipo di igiene, non avendo più il controllo degli sfinteri. L’unico rimedio era quello di usare tutte le nostre forze per stringere i muscoli e fermare il flusso, di non accovacciarsi , ma di restare in piedi appoggiati al muro. Tentammo anche con della corteccia d’albero bruciata per poi ridurla in cenere mescolata con acqua bollente, pensando che la cenere avrebbe assorbito l’umidità nello stomaco e asciugato il tratto digerente….

…..una mattina mentre lavoravamo lungo i canali di irrigazione scoprimmo l’imbocco di un tana di un topo. Iniziammo a scavare in tutta fretta facendo attenzione a non farci scoprire dalle guardie, fino a raggiungere la tana del ratto. Conteneva circa un chilo di mais , uno di semi di soya e mezzo chilo di riso. Nascosi quel tesoro nel mio logoro, stracciato e sporco cappotto. Più tardi ci dividemmo il bottino….

….tutto quello che si trovava scavando nei campi era per noi fonte di nutrimento, persino ossa di animali morti da chissà quanto tempo che si bollivano per ricavarne un qualcosa che potesse dare l’illusione di un brodo caldo…..

Estratto dal libro “ Contro Rivoluzionario, i miei anni nei gulag cinesi ” di Harry Wu .
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A tutt’oggi la fattoria maledetta di Qinghe è ancora attiva. La “fattoria” si trova a Tianjin, a 120 km da Pechino e vicino al mare, ed ha dimensioni di circa 20 km x 15 km.

Il complesso è eterogeneo e comprende: Laogai con 20 000 detenuti; Laojiao con 20.000 detenuti; Jiuye ( (letteralmente “personale addetto al lavoro forzato”, ma viene da alcuni considerato una forma indiretta di reclusione) con 60 000 fra lavoratori forzati ex-detenuti (25 000), le loro famiglie (15 000) e le guardie con rispettive famiglie (20 000).

Sono presenti campi coltivati e industrie per un fatturato annuo di 10 milioni di Euro. I prodotti sono venduti sia sul mercato interno che sul mercato estero (uva, ceramica, maglieria,etc ). Ognuna delle 25 sezioni del complesso possiede una prigione circondata da mura con la sommità elettrificata. I detenuti dei Laogai e dei Laojiao vivono in baracche all’interno delle mura e sono scortati dalle guardie all’esterno per lavorare. I lavoratori forzati dei Jiuye vivono all’esterno delle mura in dormitori. Per questi ultimi e per le guardie, sono presenti scuole, negozi, ristoranti, un cinema e un ospedale. Solo le guardie possono uscire all’esterno della “Fattoria Qinghe”.

LRF Italia, 02 Ottobre 2013.

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