TAIWAN: l’ossessione di Xi Jinping

Con la vittoria della Guerra civile, i comunisti di Mao Zedong presero il potere della Cina continentale, mentre sull’isola di Taiwan trovarono rifugio gli sconfitti, i nazionalisti di Chiang Kai-shek. Era il 1949 e da quel momento esistono due Paesi che hanno avuto percorsi molto diversi.

Foto: portaerei Liaoning

La Repubblica Popolare Cinese ha subito le tragiche conseguenze della dittatura di Mao, con politiche dagli effetti drammatici come il Grande Balzo in Avanti e la rivoluzione culturale. L’ultima grande strage di regime si consumò in piazza Tienanmen a Pechino nel 1989. Esperienze che si sono tradotte in atrocità e milioni di morti. Al contrario Taiwan ha vissuto un periodo di sviluppo economico straordinario ed il progressivo passaggio ad un sistema democratico a partire dagli anni novanta.

La tensione tra i due paesi non si è mai attenuata. La Cina non accetta e non riconosce l’esistenza di un’altra Cina e con ferma ostinazione ha sempre preteso che Taiwan rinunciasse alla propria indipendenza per essere annessa. Ovviamente senza tenere in considerazione la volontà dei 26 milioni di taiwanesi. Ma come la storia ha dimostrato, il Partito comunista cinese non ha mai dato molta importanza alla volontà popolare. Le priorità per Pechino sono di altra natura.

Nel corso degli ultimi mesi le frizioni tra Cina e Taiwan si sono ulteriormente inasprite. Gli atti ostili di Pechino verso Taipei sono sempre piú intensi, le grandi esercitazioni navali cinesi vicino alle acque territoriali dell’isola mostrano un’aggressività sempre piú sfacciata. Lo scorso aprile, alla presenza di Xi, si è svolta la piú grande esercitazione navale della storia della marina cinese. Il tutto a poche miglia dalle acque territoriali taiwanesi, con uno scopo evidentemente  intimidatorio.  Allo stesso tempo i bombardieri di Xi hanno sorvolato i confini taiwanesi portando la tensione a livelli allarmanti (B. Brimelow, Business Insider Italia 30.4.2018). Questa “prova muscolare” da parte cinese, vuole mandare segnali chiari al governo di Taipei ed alla comunità internazionale, per dimostrare che Pechino non ha alcuna intenzione a rinunciare all’annessione dell’isola.

Questo inasprimento delle tensioni ha degli scopi molto precisi e riconducibili al discorso di Xi Jinping, nel corso dell’ultimo congresso del Partito dello scorso ottobre. In quella occasione aveva dichiarato: “la determinazione, la sicurezza e la capacità di sconfiggere qualsiasi sforzo separatista per l’indipendenza di Taiwan, in qualunque forma”. Ovvero il sogno della sottomissione di Taiwan può essere pagato a qualunque prezzo, anche quello di mettere in pericolo la pace. Tuttavia il sogno di Xi non coincide con la volontà dei taiwanesi che vogliono preservare la propria libera democrazia nella quale sono esercitati tutti quei diritti civili, politici, religiosi e sociali, negati e repressi dal regime comunista cinese (https://www.geopolitica.info/intimidazioni-cinesi-taiwan/)

Pechino pretende che la comunità internazionale accetti e rispetti il principio e la politica della “One China” (“una sola Cina”). Allora se proprio cosí deve essere, è bene che quella delle due che non dovrà mai soccombere sia quella democratica, fondata sullo stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani. Sarebbe una fortuna anche per 1,3 miliardi di abitanti della Repubblica Popolare Cinese.


MARZIO AMMENDOLA, www.againstchina.com, 28/06/2018

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