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Cina, spara ai funzionari che demoliscono forzatamente il villaggio, la folla lo acclama eroe

La folla acclama eroe il ribelle che ha ucciso tre persone mentre i funzionari governativi davano il via alla demolizione della sua casa.

PECHINO – Ha compiuto una strage per scongiurare la demolizione forzata della sua casa ed è stato ucciso dalla polizia. Autorità e propaganda di Stato lo definiscono «assassino» e lo condannano pubblicamente per un «crimine imperdonabile». La gente a sorpresa lo acclama invece come «eroe», offre denaro alla famiglia, intasa il web di messaggi di sostegno e trasforma il funerale in una rivolta di massa contro l’urbanizzazione ordinata da Pechino. Per il governo cinese è un’insurrezione inattesa, difficile da reprimere anche dalla censura: e il partito-Stato, alle prese con la prima crisi economica da oltre trent’anni, ora teme uno stop al trasferimento di altri 200 milioni di cinesi dalle campagne verso le città, indispensabile per accelerare la crescita dei consumi interni.

E’ accaduto nel villaggio di Xuegang, nella regione centrale dell’Henan. Fan Huepei, 36 anni, ha ucciso a coltellate un operaio dell’azienda elettrica, il vicedirettore della locale amministrazione stradale e un tecnico degli impianti di climatizzazione condominiale, ferendo altre due persone. Prima di essere freddato dagli agenti ha postato sul web un messaggio in cui confessava il massacro e spiegava di «non poter più vivere» dopo la demolizione dell’edificio in cui abitava. All’origine del gesto, l’ordine di abbattere l’intero villaggio rurale da parte delle autorità regionali, decise a sfruttare i terreni per realizzare centri commerciali e grattacieli da vendere al mercato privato. A far esplodere la furia omicida di Fan Huepei, secondo i parenti, l’inadeguatezza degli indennizzi offerti dal partito-Stato: circa 2500 euro in tre anni per ogni membro della famiglia, a fronte di oltre 100 mila euro appena spesi dall’assassino per ristrutturare l’edificio.

L’uomo, avvisato all’ultimo momento della demolizione, era impegnato nelle trattative con i funzionari regionali quando ha visto i tecnici tagliargli acqua e corrente elettrica. Di qui il triplice omicidio, che conta tra le vittime persone estranee al contenzioso. Mentre il potere e i media di Stato si scagliavano contro l’omicida, definito «sovversivo e anti-patriottico», compaesani e gente comune si sono schierati dalla sua parte. Una folla immensa, arrivata anche da altre regioni del Paese, ha partecipato ai funerali di Fan Hueping, acclamato come «eroe nazionale». Migliaia i messaggi di solidarietà postati dai suoi fans sui social network, in parte sfuggiti all’oscuramento della censura.

In meno di un mese 430 abitanti di Xuegang su 456 sono stati costretti a trasferirsi. Le loro case sono state demolite, requisiti i terreni coltivati da generazioni. L’amministrazione locale non ha offerto nuove case, limitandosi a promettere un indennizzo economico, finora non erogato. Una legge nazionale, approvata dal 2010, impone ai governi regionali di garantire un nuovo alloggio e compensi adeguati alle persone trasferite nelle metropoli dalle campagne. E’ una norma ignorata, sia a causa della corruzione che per la montagna di debiti accumulati dalle amministrazioni locali. Per questo Fan Hueping, per centinaia di milioni di cinesi forzatamente strappati dalle proprie case negli ultimi anni, è subito diventato un «simbolo di resistenza» e un «eroe nazionale».

Secondo i dati ufficiali, sgomberi forzati, demolizioni, confisca della terra e trasferimenti di massa causati dalla grande urbanizzazione di Stato, negli ultimi cinque anni hanno interessato oltre 500 milioni di cinesi e decine di migliaia di villaggi contadini. Le periferie delle metropoli, ambite da speculatori privati e immobiliaristi, si sono trasformate nel pascolo più fecondo per i funzionari pubblici corrotti, che mettono all’asta le proprietà sottratte con la forza nel nome della crescita del Pil. Gli stessi quartieri storici di Pechino e di Shanghai sono stati rasi al suolo tra le proteste degli abitanti, deportati in altre province, per far posto a centri commerciali e grattacieli per uffici. Il «Quotidiano del popolo» ha risposto ai funerali-rivolta di Fan Huapei con un editoriale che invita i cinesi a ricordare che «case e terreni sono beni collettivi a disposizione dell’interesse pubblico». La leadership rossa però ora teme un’opposizione di massa all’accelerazione dell’ultima grande urbanizzazione, ordinata dal premier Li Keqiang. La crescita della Cina, condizione per quella mondiale, dipende anche da una casa abbattuta in un villaggio anonimo dello Henan.

Repubblica.it, 19/05/2016

English article: ShanghaiDaily, Villager kills 3, shot dead by cops as compensation row takes toll [1]