Cina, sorpasso alla Germania. Ed è caccia agli Stati Uniti

E’ ufficiale il sorpasso Cina-Germania. Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio statistico nazionale di Pechino, il Pil cinese ha superato quello della Germania nel 2007. L’ufficio di statistica ha concluso la revisione dei dati di contabilità nazionale arrivando a determinare che la crescita economica del 2007 è stata ancora superiore alle stime iniziali: l’aumento del Pil due anni fa ha raggiunto il +13% anziché +11,9% come si credeva.

Il sorpasso sulla Germania riguarda il Pil nominale, che è il dato più frequentemente utilizzato, ma non tiene conto delle differenze nel costo della vita e nel potere d’acquisto, né delle possibili distorsioni dovute alla parità di cambio. In base al Pil nominale la Cina due anni fa superando la Germania si sarebbe collocata al terzo posto mondiale dietro Stati Uniti e Giappone. Una misurazione generalmente considerata come la più accurata è invece il Pil a parità di potere d’acquisto (Ppp: purchasing power parity). In base a quest’ultima, la Cina è già oggi la seconda economia mondiale dietro gli Stati Uniti.

L’annuncio di ieri della revisione al rialzo del Pil 2007 riporta tuttavia in primo piano il problema dell’affidabilità delle statistiche cinesi. Anche se non è l’unico paese a effettuare revisioni così significative (in Giappone i dati trimestrali sul Pil vengono corretti anche due o tre volte, e spesso con variazioni notevoli), resta che il “ritocco” da 11,9% a 13% rappresenta un incremento di 114 miliardi di dollari per il Pil cinese del 2007. Ci si può chiedere quale attendibilità hanno le stime di crescita del 2008, anno per il quale il governo cinese stima la crescita del Pil al 9%, o per l’anno in corso durante il quale si teme un rallentamento all’8% o addirittura al 7%. (Molti osservatori esteri, dal Fmi alla Banca mondiale, usano altri parametri per verificare la correttezza dei dati cinesi, per esempio i dati sul consumo di energia e materie prime che sono un buon indicatore della crescita).

A parte la curiosità per le classifiche internazionali, i dati sulla crescita del Pil hanno un’influenza sulle decisioni di politica economica, sull’andamento dei mercati, e in qualche misura anche sulla fiducia dei consumatori. Per il 2009 il governo può essere tentato di non accentuare il pessimismo e quindi di evitare la divulgazione di cifre troppo allarmanti. Nel 1990, l’anno successivo al massacro di Piazza Tienanmen, l’aumento del Pil cinese fu uno dei più bassi dell’ultimo trentennio: appena +3,8%.

Malgrado la crisi in atto The Economist Intelligence Unit – centro di ricerca del gruppo Financial Times-The Economist – continua a prevedere che a parità di potere d’acquisto il Pil della Cina soprasserà quello degli Stati Uniti entro il 2017, quindi in otto anni al massimo. La Repubblica Popolare resta tuttavia un paese ricco pieno di poveri: il suo Pil pro capite nel 2007 (5.370 dollari Usa per abitante) anche dopo l’ultima variazione la collocava al 122esimo posto mondiale dietro l’Egitto e il Salvador.

In Giappone il crollo odierno dell’indice Nikkei è stato provocato fra l’altro da un dato particolarmente negativo nel settore delle macchine utensili: gli ordinativi sono caduti del 72% nel mese di dicembre (anno su anno), dopo un analogo crollo del 62% a novembre. Gli ordini di macchine utensili sono considerati un indicatore significativo dell’andamento degli investimenti in beni capitali. Cadute così pesanti sembrano preludere a una durata assai lunga della recessione globale. Sono giapponesi tre dei maggiori produttori mondiali di macchine utensili.

(La Repubblica,15 gennaio 2009)

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