Cina sigilla le aree tibetane del Sichuan

Dopo l’uccisione di un rivoltoso da parte delle forze di sicurezza cinesi in una zona del Sichuan, le aree tibetane sono state completamente sigillate dalle forze dell’ordine: è impossibile visitarle per stabilire con esattezza cosa sia successo. Si è arrivati così al quinto anno consecutivo in cui è stato impedito l’ingresso alle zone tibetane nel periodo dal 20 febbraio (capodanno tibetano) al 30 marzo (l’anniversario degli scontri del 2008). I disordini si sono propagati in varie zone della provincia, soprattutto con il supporto della forza della minoranza tibetana. Già il 23 gennaio Pechino è tornata ad accusare le forze straniere per queste violenze: «I tentativi di gruppi secessionisti con base all’estero di usare il Tibet per distorcere la verità e di gettare discredito sul governo non avranno alcun successo», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei. E per quanto riguarda l’uccisione del 24 gennaio, l’agenzia governativa Nuova Cina ha ricostruito l’accaduto definendo la sparatoria come atto di difesa delle forze dell’ordine, dopo l’assalto dei manifestanti alla stazione della polizia. Le voci sono come al solito contrastanti, poiché la Radio Free Asia ha parlato di almeno cinque tibetani uccisi nel secondo giorni degli scontri del Sichuan, ma Pechino ha di nuovo chiuso l’area ai turisti stranieri ed è risultato più difficile attestare la verità. Sono però almeno una quindicina i tibetani che si sono dati fuoco per protestare contro il governo cinese, a partire da marzo 2011.

Fonte: Lettera 43, 25 gennaio 2012

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