Cina: Sfratti forzati norma(coercitiva) nella politica figlio unico e per l’appropriazione di appezzamenti di terreni agricoli ad uso commerciale

La coercizione in Cina abbinata ad atti di crudeltà è sistematica. Le prove ci sono e dimostrano che la costrizione è usata ovunque e incoraggiata da funzionari del PCC e in particolar modo viene attuata nei confronti dei trasgressori delle norme che regolano la legge sulla Politica del figlio unico.

(Nella foto :Una vittima dello  sgombero forzato parla della sua esperienza, in un’immagine dal  documentario “Let the Images Fly”. Su gentile concessione YouTube)

La Laogai Research Foundation è in possesso di prove documentali che ci sono giunte da alcuni funzionari animati da un risveglio di coscienza.

Il personale addetto deve redigere dei rapporti dettagliati su ogni famiglia e sulle punizioni inflitte.

Gli aborti forzati, le sterilizzazioni forzate , le distruzioni delle proprie abitazioni e degli sfratti forzati per l’appropriazione di appezzamenti di terreni agricoli ad uso commerciale sono messe in essere da singole cellule, ma ampiamente coordinate dall’alto.

Uno di questi rapporti ci è pervenuto tramite Gao Xiaoduan e mostra chiaramente i sistemi in uso per punire le violazioni che riguarda normativa sulla politica del figlio unico, le multe inflitte ai casi considerati “minori” fino ad arrivare ai casi considerati “ più gravi”, la distruzione delle proprie abitazioni e le brutalità, i pestaggi che devono subire coloro che si ribellano a tali infami abusi, che tentano di difendere i loro diritti, la loro dignità.

Radio Free Asia il giorno 28/01/2014 ha pubblicato un articolo che potete leggere in lingua inglese, Cina Elimina Documentario on-line sugli sfratti forzati (China Deletes Online Documentary on Forced Eviction)

Dove vengono riportate testimonianze di persone intervistate che sono state sfrattate improvvisamente dalle loro case senza aver ricevuto nessun avviso,e in maniera violenta da parte di gruppi di demolizioni dopo aver rifiutato di firmare un accordo di compensazione con il governo locale

Viene citato il racconto di Zhang Mingtao recentemente vittima di tali inaudite barbarie e viene messo in evidenza il fatto che le autorità della provincia cinese di Jiangsu hanno eliminato un documentario on-line incisivo sulla dura realtà degli sgomberi forzati. Filmati e prodotti da un gruppo di sfrattati che hanno tentato di denunciare attraverso i canali ufficiali (YouTube) questi crimini , dal titolo “Let the Images Fly”.

Le varie denunce presentate alle autorità competenti non hanno portato a nulla. Sono documentazioni lasciate a prendere polvere nei scaffali degli uffici.

Le autorità hanno timore che questa vicenda che rappresenta solo un ennesimo esempio delle centinaia di storie dell’orrore, venga divulgata. Sfortunatamente,però, il regime anche se non è in grado di controllare internet così come controlla tutti gli altri mezzi di comunicazione di massa, ha organizzato una “cyber-polizia” efficientissima e dotata di mezzi altamente sofisticati,con la quale riesce a bloccare i contenuti critici, a oscurare i siti pericolosi, a manipolare le notizie attraverso falsificazioni in rete e propaganda.

I “cyber-dissidenti” sono sempre sotto strettissima sorveglianza. L’insieme delle tattiche usate dalla censura cinese su internet è chiamata “Grande Firewall”. Questo episodio rientra nei programmi.

Il “Grande Firewall”rientra nel programma “Scudo d’oro” (Golden Shield): questo ha lo scopo di dare alla Stato il potere di controllare e tenere sotto stretta sorveglianza tutta la vita dei cinesi.

Gianni Taeshin Da Valle,Laogai Research Foundation

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