Cina, rivoluzione a tavola: basta cani e gatti nel menu

Un membro dell’Accademia delle scienze sociali presenta una legge che vieterà il consumo alimentare di carne di cani e gatti. Che nel sud rimangono però una delicatezza, tanto che persino Kim Jong-il se ne è servito. Ogni anno, mangiati circa 10 milioni di questi animali.
Per la prima volta nella storia cinese, una nuova bozza di legge presentata all’attenzione del governo chiede il bando della vendita di cani e gatti per fini alimentari. Secondo il testo, questo commercio potrebbe essere punito con una multa fino a 5mila yuan (500 euro) e un massimo di 15 giorni di prigione.
L’autore è il dottor Chang Jiwen, ricercatore presso la governativa Accademia per le scienze sociali, che da 11 anni lavora per promuovere i diritti degli animali. Questa ultima fatica, composta da 181 clausole, è stata preparata lo scorso settembre. Nei giorni scorsi, l’accademico ha deciso di presentarne però una più corta, contro le torture agli animali, per ottenere il sostegno pubblico.
In un’intervista al The Mirror, Chang spiega che negli ultimi 4 mesi di consultazioni sul testo ha ricevuto molto sostegno. Ma alcuni, sottolinea, ancora non accettano il concetto di “benessere per gli animali”. Quindi, per procedere senza strappi rispetto alla cultura cinese, ha deciso di partire da un bando delle torture nei confronti degli animali: il testo dovrebbe venire approvato in aprile.
Negli scorso anni, la questione animalista in Cina ha attirato l’attenzione pubblica. Per combattere la rabbia, ad esempio, il governo centrale ha ordinato lo scorso anno il massacro di migliaia di cani: una decisione che è costata molte critiche a Pechino. Da parte sua, l’esecutivo si difende proprio citando le abitudini ancestrali e gastronomiche del popolo cinese: è ancora fresco il ricordo della Sars, propagata anche attraverso l’ingestione di carne di zibetto (una sorta di ermellino volante).
In ogni caos, Chang difende la sua scelta: “Bandire il consumo alimentare di cani e gatti non avrà un enorme impatto sociale. Il nostro stile di vita è sensibilmente migliorato, nel corso degli anni, e sono sempre meno le persone che si nutrono di questi animali”. Nel sud del Paese, però, la carne di queste bestie è considerata una delicatezza: secondo la Fondazione animali Asia, ogni anno vengono consumati dieci milioni di cani.
E proprio a Guangzhou, la capitale della ricca provincia meridionale del Guangdong, lo staff di uno dei ristoranti più famosi proprio per questo tipo di carne ricorda ancora un cliente speciale: Kim Jong-il, dittatore nordcoreano, che nel corso di una visita ufficiale nel 2006 ordinò “del cane a portare via”.
Fonte: AsiaNews, 27 gennaio 2010

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