Cina: ricoveri psichiatrici come alternativa alla prigione per i dissidenti politici

Sono già passati due anni dall’entrata in vigore della nuova legge cinese sulla salute mentale (MHL), tuttavia questa non è ancora stata realmente applicata e sempre più dissidenti politici subiscono un ricovero forzato psichiatrico senza alcuna base medico-legale.

Secondo l’articolo 30 di tale norma infatti, la detenzione obbligatoria deve avvenire con l’approvazione di medici accreditati e solo nei casi in cui il soggetto possa arrecare danni per se stesso o per gli altri, ma nella prassi la decisione è puramente politica ed arbitraria.

Un discorso analogo può essere fatto anche per quanto riguarda il diritto processuale in cui si specifica l’impossibilità per gli enti pubblici di agire senza il consenso della procura, tuttavia le violazioni sono all’ordine del giorno.
È importante notare che le detenzioni aumentano drasticamente nei mesi di febbraio, marzo e ottobre, quando a Pechino si tengono le principali riunioni legislative, pertanto le autorità tentano in ogni modo di “mantenere la stabilità” bloccando gli attivisti che manifestano contro la corruzione e gli abusi di potere.

La pratica di reclusione per supposti problemi psichici è in continua espansione da marzo 2014, data che coincide con la formale chiusura del laogai. Il governo ha così trovato una valida alternativa per limitare la libertà di cittadini “scomodi”.

Date queste premesse, le vittime di internamento forzato vedono la violazione sia dei loro diritti umani sia di quelli legali, tra cui: detenzione arbitraria e illegale, percosse, alimentazione forzata e la somministrazione involontaria di droghe.

Purtroppo le condizioni per il rilascio da un istituto psichiatrico prevedono spesso l’ammissione della malattia mentale o la promessa di non rivelare quanto subito all’interno della struttura, in altri casi invece non è sufficiente neppure l’appoggio di petizioni su larga scala.

La pratica di recludere soggetti per supposti problemi psichici è in continua espansione da marzo 2014, data che coincide con la formale chiusura del laogai. Il governo ha così trovato una valida alternativa per limitare la libertà di cittadini “scomodi”.

Molte sono le testimonianze che ci pervengono su questa triste realtà, una tra tante la storia dell’attivista Xing Shiku, sottoposto a ricovero psichiatrico forzato dal 2007 come ritorsione per aver manifestato contro la corruzione dilagante. Nonostante i dottori abbiano affermato che non soffro di alcun disturbo mentale e nonostante le Nazioni Unite abbiano definito la sua detenzione arbitraria, Xing è ancora dietro le sbarre e non ci sono indizi che inducano a pensare ad un miglioramento della situazione.

Fonte: Chinese Human Right Defenders,15/05/2015

English version,CHRD:

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La Laogai Research Foundation si unisce alla China Human Rights Defenders, una organizzazione non governativa con sede a Washington, la quale chiede l’immediato rilascio di tutti gli individui sottoposti a reclusione psichiatrica involontaria e specifica la necessità da parte del governo cinese di a creare meccanismi che possano prevenire e punire eventuali azioni arbitrarie da parte delle autorità locali. Si chiede inoltre una modifica della legge sulla salute mentale che non solo sia più chiara nella disposizioni, ma che consenta anche ai detenuti l’accesso legale al ricorso.

Laogai Research Foundation,08/06/2015

 

 

 

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