CINA: Rapporto HUMAN RIGHTS WATCH nega progressi su riforma della giustizia “

Il rapporto mondiale di Human Rights Watch sullo stato dei diritti umani nel 2014 non piace alla Cina. La replica al rapporto pubblicato il 21 gennaio scorso, e soprattutto alle quattordici pagine dedicate al Paese, arriva da un professore di legge la cui opinione è stata pubblicata sabato dall’agenzia Xinhua.

L’organizzazione a difesa dei dirimi umani, secondo Shen Tong, docente di legge alla Nankai University, “ha negato e distorto i progressi della Cina nella riforma della giustizia”.

Shen rivendica l’approfondimento delle riforme del sistema giudiziario e la fine del regime del laojiao – che prevedeva la detenzione amministrativa fino a quattro anni per chi si era macchiato di reati minori – come progressi lungo la via di una giustizia socialista sempre più efficiente e fondata sul rispetto dei criteri di equità e imparzialità durante i processi, in linea con la costituzione e con la legge.

Il quadro generale tracciato dal rapporto di Human Rights Watch, è però, meno ottimista sui progressi nei diritti umani nel Paese compiuti nel 2013. “Il governo censura l’informazione, internet, le pubblicazioni a stampa e le ricerche accademiche e giustifica gli abusi dei diritti umani come necessari a preservare la “stabilità sociale”, scrive il rapporto del gruppo di base a New York. Tra i casi citati ci sono le politiche repressive verso le minoranze che vivono nelle regioni autonome di Xinjiang, Tibet e Mongolia Interna, e le discriminazioni nei confronti dei disabili e del loro diritto all’istruzione.

Nel quadro tracciato da Human Rights Watch c’è anche una crescente insoddisfazione popolare verso gli abusi più comuni in Cina, come l’esproprio delle terre ai contadini, il degrado ambientale, la corruzione dei quadri del partito, che provocano ogni giorno tra le trecento e le cinquecento proteste, secondo le stime di HRW.

Particolare rilievo viene dato alle incarcerazioni degli attivisti, con in testa, Xu Zhiyong, leader del Movimento Nuovi Cittadini per la democrazia e i diritti, che è stato condannato a quattro anni di carcere il 26 gennaio scorso: nell’unico giorno di processo, in cui è rimasto per protesta in silenzio di fronte ai giudici, ha dovuto rispondere dell’accusa di avere inscenato un”assembramento di persone per turbare l’ordine pubblico” con le manifestazioni anti-corruzione delle scorso anno. Xu Zhiyong si trovava in carcere dal luglio scorso.

Proprio alcuni dei punti presi in considerazione dal professore di legge come chiari segnali di un avanzamento del sistema giudiziario, come la diminuzione del numero di sentenze capitali, o l’abolizione dei laojiao, vengono molto ridimensionati all’esame dell’organizzazione in difesa dei diritti umani. Nonostante il numero delle pene capitali sia drasticamente diminuito negli ultimi dieci anni – scendendo sotto le 4000 esecuzioni all’anno – la Cina rimane comunque in testa alla classifica dei Paesi che ancora praticano la pena di morte, spiega Human Rights Watch.

Anche l’abolizione dei campi di rieducazione attraverso il lavoro, ovvero i laojiao, annunciata a novembre e diventata effettiva il 28 dicembre scorso, sembrano non soddisfare completamente i criteri di rispetto dei diritti umani, anche se, precisa l’organizzazione di base a New York, è ancora presto per darne un giudizio compiuto. “Non è chiaro al momento – scrive HRW – se il governo abolirà completamente la detenzione amministrativa come metodo per affrontare i casi di reati minori, o se, invece, stabilirà un nuovo sistema che continuerà a permettere la detenzione senza processo”.

Anche l’Unione Europea, ieri, ha espresso “seria preoccupazione” sul trattamento degli attivisti per i diritti umani in Cina, dopo i processi che negli ultimi giorni hanno visto alla sbarra Xu Zhiyong e altri manifestanti per la trasparenza nella pubblicazione dei patrimoni degli alti funzionari pubblici.

Xu, ha dichiarato la rappresentante per gli Affari Esteri dell’Ue, Katherine Ashton, “è un pacifico sostenitore della giustizia sociale e di una società basata sullo stato di diritto” e ha chiesto alla Cina il rilascio immediato degli attivisti finiti in carcere negli scorsi mesi. Ashton, ha espresso preoccupazione per i sostenitori dei diritti umani e per le loro famiglie, e ha ricordato alla Cina gli impegni presi sui diritti umani in sede Onu. Già all’indomani della sentenza di condanna nei confronti dell’attivista, la delegazione diplomatica dell’Ue in Cina aveva espresso, assieme agli Stati Uniti e alle altre organizzazioni internazionali, la propria disapprovazione sull’esito del processo.

Agi China,03/Febbraio/2014,

English version,click here:
Human rights report denies China’s judicial progress

Click here for:
Human Rights Watch Report 2014

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