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Cina, quattro fratellini abbandonati muoiono bevendo pesticida. Figli di lavoratori migranti

Un maschio e tre femmine tra 5 e 13 anni vivevano da soli in un villaggio: i genitori erano migrati per andare a lavorare in città e tornavano a casa una volta l’anno.

Li ha trovati un prozio: uno accanto all’altro, morti. I quattro fratellini, tra i 5 e i 13 anni, vivevano da soli in un villaggio vicino alla città di Bijie, nella provincia sud occidentale di Guizhou, una delle più povere della Cina. Avevano bevuto del pesticida. Secondo la polizia quasi sicuramente non è stato un incidente, ma suicidio. I bambini, un maschio e tre femmine, vivevano da soli, perché i genitori sono lavoratori migranti, fanno parte di quell’esercito di circa 300 milioni di cinesi che hanno lasciato la campagna per le fabbriche nelle città. Tornano al paese solo una volta l’anno, per il Capodanno lunare, e non si possono permettere di portare i figli con loro. Così, nella Cina seconda potenza economica del mondo, le statistiche ufficiali dicono che sono almeno 60 milioni i minori che vivono separati dai genitori emigrati. Un terzo è seguito dai nonni, l’11% dai vicini del villaggio o altri parenti. Ma almeno due milioni di bambini vengono semplicemente abbandonati e corrono il rischio di cadere vittime di abusi, maltrattamenti, traffico di esseri umani.

L’ultima visita

Il padre dei quattro fratellini del Guizhou era venuto anche lui a casa l’ultima volta a fine febbraio per il Capodanno. Prima di partire aveva fatto provviste, lasciando nella casetta pannocchie di granoturco e scatolette di carne. Ogni mese mandava a casa 700 yuan (100 euro). La polizia dopo tre giorni non è ancora riuscita a rintracciarlo. Dispersa in qualche città anche la madre. Si è saputo che i bambini a scuola si vedevano di rado e avevano smesso di frequentarla da almeno un mese.

Sulla porta la scritta «felicità»

Sulla porta la scritta Felicità Le foto della casa dove vivevano, diffuse dall’agenzia Xinhua, sono atroci: ci sono le pannocchie per terra, un vecchio computer, un televisore, un divano sfondato, un libro di racconti per bambini un’altalena e un poster appiccicato a una porta con il carattere Felicità. Tutti i cinesi scrivono Felicità nelle loro case per propiziare un anno sereno.

La depressione dei bambini

Un terzo dei 60 milioni di bambini «lasciati indietro» soffre di depressione. La grande corsa all’industrializzazione in Cina ha colpito al cuore la struttura sociale delle famiglie. I nonni nella tradizione cinese si aspettano di essere accuditi dai figli, ma ora debbono spesso farsi carico dei nipoti. Quelli dei fratellini del Guizhou erano morti da tempo, soli anche loro. La Cina è riuscita con le riforme economiche varate negli anni 80 a togliere dalla povertà 600 milioni di persone, soprattutto nelle campagne. Ma restano ancora 82 milioni di cinesi nella categoria di estrema povertà, quella che sopravvive con un dollaro al giorno.

Corriere della Sera.it,12/06/2016

English article,The Telegraph:

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