Cina: quando l’agricoltura inquina più delle fabbriche

Le fabbriche cinesi hanno una brutta nomea ma da oggi gli agricoltori e gli allevatori ne hanno una peggiore perché dal primo censimento ufficiale della Cina sullo stato dell’inquinamento nel Paese che è stato reso pubblico questa settimana, si scopre che il grado di contaminazione delle acque è due volte più grave di quanto si pensasse perché dai dati disponibili finora erano stati omessi i rifiuti agricoli.

Per la preparazione della relazione sono stati necessari due anni di lavoro. Ben 570.000 persone hanno partecipato e hanno raccolto sei milioni di dati da fonti, tra cui: fabbriche, aziende agricole, famiglie e impianti di trattamento dei rifiuti. Il prossimo censimento non sarà disponibile prima del 2020.

UN PICCOLO PASSO – Secondo la relazione, i terreni coltivati dagli agricoltori contaminano l’acqua più delle emissioni inquinanti degli stabilimenti. Secondo alcune fonti, la pubblicazione del censimento è stata rinviata a causa dell’opposizione del ministro dell’Agricoltura cinese che in passato aveva insistito sul fatto che gli agricoltori fossero responsabili solo in parte per i grossi problemi ambientali del Paese. Il censimento smentisce queste affermazioni completamente. Secondo lo studio, l’agricoltura è responsabile per il 43,7% del fabbisogno chimico in ossigeno (la principale misura di composti organici in acqua), per il 67% di fosforo e del 57% delle emissioni di azoto.Alcuni gruppi ambientalisti ritengono che questa relazione rappresenti un piccolo passo sulla strada della trasparenza del sistema cinese. Durante la presentazione del rapporto, il portavoce del ministero dell’Agricoltura Wang Yangliang, ha riconosciuto che i problemi derivano da pratiche agricole intensive “fertilizzanti e pesticidi sono stati importanti per aumentare la produttività, ma il loro abuso ha avuto anche un grave impatto sull’ambiente“. E ancora “il rapido sviluppo della zootecnia e l’acquacoltura hanno prodotto un sacco di cibo ma hanno fatto sì che diventassero le principali fonti di inquinamento nelle nostre vite“. Mentre l’ elevato inquinamento rurale, si spiega in parte con le enormi dimensioni che ha assunto il settore agricolo cinese, c’è anche da riflettere sulla forte dipendenza da metodi artificiali come i fertilizzanti. Il governo sostiene che tali misure sono necessarie perché la Cina ha solo il 7% della superficie terrestre per sfamare il 22% della popolazione mondiale. Il ministero sarebbe disponibile ad introdurre misure per migliorare l’efficienza dei pesticidi e dei concimi, ad espandere la generazione di biogas da rifiuti di origine animale, e a tentare di cambiare gli stili di vita agricola per proteggerla. Nel frattempo però, una lobby industriale sta spingendo per un maggior uso di prodotti chimici, fra queste,la potentissima CNOOC (China National Offshore Oil Corporation), che gestisce la più grossa fabbrica di fertilizzanti azotati nella provincia di Hainan.

EVVIVA I PESTICIDI – Ma il rendimento di questi investimenti chimici è poca cosa. Secondo un recente rapporto di Greenpeace, la Cina consuma il 35% di concime azotato del mondo che provoca inquinamento delle acque ed emissioni di gas serra.”L’inquinamento agricolo è diventata la prima causa della grave crisi ambientali in Cina” ha detto il direttore della campagna di Greenpeace, Sze Pangcheung. “La Cina ha bisogno di intensificare la lotta contro l’uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi e promuovere l’agricoltura ecologica, che ha evidenti vantaggi per la salute umana, l’ambiente, e lo sviluppo sostenibile del settore agricolo“.Wen Tiejun, preside della scuola di agricoltura e sviluppo rurale all’università di Renmin, ha detto che l’indagine dovrebbe essere utilizzata come punto di svolta. Una sua ricerca ha suggerito che i contadini cinesi utilizzano quasi il doppio del concime di cui hanno effettivamente bisogno.”Per quasi tutti i nostri 5.000 anni di storia, l’agricoltura ha dato al nostro paese una economia ad assorbimento di carbone, ma negli ultimi 40 anni, l’agricoltura è diventata una delle principali fonti di inquinamento“, ha detto. “L’esperienza dimostra che non dobbiamo fare affidamento nell’ agricoltura chimica per risolvere il problema della sicurezza alimentare. Il governo ha bisogno di promuovere l’agricoltura a basso inquinamento“. Ma in quello che sembra essere un vero colpo di mano statistico, il governo ha detto che i nuovi dati agricoli del censimento, non saranno utilizzati per valutare il successo del piano quinquennale per ridurre l’inquinamento del 10%.

LA FASE SPORCA – Zhang Lijun, il vice-ministro della protezione ambientale, ha sostenuto che la Cina sta provvedendo a risolvere il suo problema ambientale molto più rapidamente rispetto agli altri paesi industrializzati che pure hanno avuto le loro fasi “sporche”di sviluppo.”La Cina segue un modello diverso di sviluppo, è molto probabile che l’inquinamento raggiungerà il suo picco, quando il reddito pro capite raggiungerà i 3.000 dollari“, ha affermato Zhang, confrontando il dato con gli 8.000 dollari, che sono la norma in altre nazioni. Se fosse vero, vorrebbe dire che il peggio dei problemi della Cina potrebbe essere già finito. Secondo la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale,infatti, il reddito pro capite in Cina ha già superato questo punto. Se si fa riferimento ai tassi di cambio e al basso costo della vita, i redditi cinesi possono essere equivalenti a più di 6.000 dollari. Ma le affermazioni di Zhang sono contestabili. Un altro grave problema infatti, è la inattendibilità dei dati. Come è stato rivelato da innumerevoli scandali, molte industrie e governi locali tendono a sottodimensionare il problema dell’ emissione di rifiuti. Molte forme nocive di inquinamento o non sono misurate – come è il caso del biossido di carbonio – oppure i dati non sono stati resi pubblici, come avviene per l’ozono.

Fonte: Giornalettismo, 12 febbraio 2010

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