Cina: proposta di legge sulla violenza domestica

Invece di godersi il viaggio di nozze, come succede normalmente dopo il matrimonio, Dong Shanshan chiamava già la polizia. Nei successivi 10 mesi, le chiamate si sarebbero fatte sempre più disperate: il marito, Wang Guangyu, prese a picchiarla ripetutamente finché non sveniva, bloccandola se cercava di fuggire. Le sue otto chiamate alla polizia non sono servite a niente. Si sono rifiutati di intervenire nelle questioni private di una coppia sposata. È stato solo quando Dong giaceva sul letto di morte, con la pancia gonfia a causa di un’emorragia interna, che la polizia si è degnata di ascoltarla. Ma ormai era troppo tardi. La vicenda di Dong, 26 anni, ampiamente riportata dai media sul finire del 2010, è diventata il catalizzatore per la prossima legislazione nazionale sulla violenza domestica. Il 14 luglio scorso il Comitato Permanente del Congresso Nazionale del Popolo ha incluso nell’agenda legislativa un disegno di legge contro la violenza domestica. Questo dopo quattro anni di sollecitazioni da parte dell’agenzia governativa responsabile delle questioni femminili. La nuova normativa, se approvata, fornirà una chiara definizione di violenza domestica, includendo l’abuso fisico, mentale e sessuale — specificando inoltre le relative pene. Le legislazioni vigenti proibiscono la violenza domestica, ma solo in termini vaghi. Lv Xiaoquan è direttore di ricerca presso il Centro di Studi sul diritto e i servizi legali per le donne della Peking University, organizzazione non-profit che fornisce assistenza legale alle donne. “Il caso Dong ha rivelato gli innumerevoli problemi nascosti sulla violenza domestica in Cina”, afferma. “L’ostacolo maggiore rimane la polizia: dovrebbero intervenire nei casi di violenza in famiglia? E come?” Aggiungendo che la nuova legge sarà efficace solo se coloro che la applicano capiranno veramente la gravità della violenza contro le donne. Secondo un sondaggio effettuato dalla stessa agenzia governativa nel 2007, in un terzo delle famiglie cinesi si veririfcano casi di violenza domestica, ma sono poche le vittime che trovano protezione nella legge.

La maggior parte delle denunce sono inutili
Uno studio del 2010 da parte del Tribunale Intermedio di Shenzhen ha rilevato che tre quarti delle cause riguardanti la violenza domestica finiscono nel nulla. La maggior parte dei casi crolla per insufficienza di prove, dice Lai, giudice presso il Tribunale di Shenzen. “Molte vittime non conservano prove o chiamano la polizia troppo tardi, il che rende difficile distinguere la violenza domestica da una normale lite di famiglia”, aggiunge Lai. Ma Lv, che ha rappresentato svariate vittime nelle cause legali, sostiene che il tribunale pone un eccessivo onere della provaa carico delle vittime. L’autorità giudiziaria richiede a queste ultime di mostrare le prove della violenza e la documentazione medica comprovante i danni legati agli abusi. Nella pratica, i rapporti della polizia semplicemente dichiarano “conflitti familiari, riconciliati”, senza alcuna menzione delle violenze commesse, racconta Lv. Altri rapporti tendono ad essere dei resoconti unilaterali dei fatti da parte della vittima, senza alcuna dichiarazione del coniuge, cosa che ne annulla la validità come prova. Di conseguenza, molte vittime provano a chiedere aiuto altrove.  E c’è anche chi ricorroe alla violenza contro i loro aggressori. Anche in una causa che termina con successo, le vittime hanno scarsa possibilità di ottenere un qualsiasi compenso. La legge sul matrimonio stabilisce che le vittime di violenza domestica possono ottenere qualcosa di più tramite il divorzio. Ma la maggior parte delle vittime ne ricava solo il pagamento una tantum di circa 1.500 dollari di risarcimento danni per le spese mediche o mentali, dice Tuo Hongmei, avvocato presso lo Studio Legale Guanghe a Shenzhen. “La maggioranza dei giudici stabilisce automaticamente un 50-50 nella divisione delle proprietà per timore di essere denunciati,” aggiunge Tuo. “I clienti sono già fortunati se riescono ad ottenere il divorzio.”

Vittime inibite
La triste prospettiva economica dopo un divorzio inibisce le vittime dal cercare aiuto, soprattutto nelle grandi città dove l’occupazione è scarsa e le spese sono parecchie, chiarisce Li Xiaofeng, sociologo presso l’Università di Shenzhen. Si prevede che il tasso di inflazione nazionale arriverà al 5% quest’anno, e i prezzi del petrolio e della carne di maiale sono alle stelle. “Molte vittime sono casalinghe senza alcuna prospettiva di lavoro”, spiega Li. “Senza l’indipendenza economica, continueranno ad essere in dfficoltà anche dopo il divorzio”. Lv sostiene che la sensibilizzazione dei giudici deve andare di pari passo con la legislazione. Quest’anno ha concluso con successo un caso in cui la sua cliente ha ottenuto circa 8.000 dollari di risarcimento per danni mentali, cifra rara per i casi di violenza domestica. La chiave della vittoria, racconta, è sta la presenza di un giudice donna che aveva ben compreso la situazione. “Naturalmente vogliamo che i giudici siano giusti,” sostiene Lv. “Ma in questi casi, sono i giudici con una maggiore coscienza di genere che tendono ad applicare la giustizia in modo più appropriato.” Dopo lo scandalo della morte di Dong, il Centro Studi sul Diritto e i servizi legali per le Donne ha avviato progetti nella provincia di Hu’nan e Yunnan per educare i giudici e la polizia sulla violenza domestica. Il governo deve intervenire e diffondere questo tipo di formazione in tutto il Paese, sostiene Lv. “La tragica morte di Dong ha scioccato anche la polizia,” dice. “Purtroppo questa ragazza è stata una vittima, ma si spera che la sua tragedia possa portare a concreti passi avanti”.

Fonte: La Stampa.it, 16 agosto 2011

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