Cina: Prigionieri violentano donne nei campi di lavoro cinesi

Huang Qing,The Epoch Times, 22.10.2013

Una sopravvissuta a torture e abusi sessuali estremi è fuggita dalla Cina alla Tailandia e ora vuole che il mondo sappia come il regime cinese ha istituito un insieme di celle speciali, in un campo di lavoro maschile, per abusare sessualmente delle praticanti del Falun Gong. Ha pubblicato un resoconto della sua esperienza sul sito del Falun Gong Minghui.org.

Il 7 gennaio 2000 la signora Yin Liping, allora trentaduenne, è stata arrestata, condannata a un anno e sei mesi nel campo di lavoro e portata al campo di lavoro forzato di Tieling.

(( Nella immagine  una rappresentazione   di una praticante del Falun Gong torturata dalla polizia del regime cinese. (Minghui.org))

Nel corso dei successivi nove mesi era stata trascinata da Tieling, al campo di lavoro forzato di Liaoning e poi a campo di lavoro di Masanjia.

Nel corso del viaggio ha subito varie torture, privazione del sonno e carichi di lavoro quotidiano devastanti. Il suo peso è crollato da 75 a 61 chilogrammi e ha iniziato regolarmente a vomitare sangue.

La porta era aperta a Yin per agevolarla a rinunciare al suo credo nel Falun Gong, accettando ciò che le autorità chiamano ‘trasformazione’. Nonostante questo ha rifiutato di farlo.

Il 19 aprile 2001 – con Yin che a questo punto aveva scontato più di 15 mesi della sua condanna di 18 mesi – Yin e nove altri detenuti che si erano rifiutati di essere trasformati, sono stati chiamati e hanno riferito loro che sarebbero stati trasferiti.

Uno dei capitani di guardia ha detto con un sorriso ironico: «Ti mandiamo in un posto dove si può praticare meglio il Falun Gong».

Yin è andata da una delle guardie responsabili della sua squadra e tranquillamente le ha chiesto di non maltrattare più i praticanti del Falun Gong.

Poi ha guardato un’altra guardia della sua età che era responsabile dei prigionieri che l’hanno tormentata e Yin ha provato compassione per lei. L’ha abbracciata e le ha sussurrato in un orecchio che alla fine avrebbe dovuto pagare per aver danneggiato gli altri; doveva fermarsi.

La guardia è scoppiata in lacrime e le ha detto: «Dì a loro che sei malata. Sei malata». Yin poi si è resa conto in seguito che le guardie sapevano che cosa c’era in serbo per loro.

CAMPO DI LAVORO MASCHILE

Un autobus ha portato questo gruppo di praticanti del Falun Gong al campo di lavoro maschile di Zhangshi.

«Ci hanno fatto stare in fila nel cortile del campo», ha ricordato Yin Liping. «Due poliziotti con l’aspetto molto robusto hanno fatto l’appello. Poi uno di loro ha letto un elenco di regole. Ha detto: “Se i praticanti del Falun Gong che rifiutano di trasformarsi muoiono, le loro morti saranno contate come suicidi”. Questi hanno detto che erano ordini di Jiang Zemin [l’allora capo del Partito Comunista, ndt]. La guardia sembrava molto agguerrita. Non ricordo le altre regole che hanno letto».

Il gruppo è stato portato in un edificio bianco ed è stata controllata la loro pressione sanguigna. Uno di loro è stato portato via, mentre sono rimasti in nove. C’era un ufficio di una guardia accanto a delle sbarre di metallo con una porta sbarrata. Oltre la porta c’era un corridoio con camere che portavano all’esterno.

Le nove sono state portate dentro e ognuna è stata messa in una stanza. La stanza di Yinaveva un letto matrimoniale e un armadio di legno per appendere i vestiti.

Quattro uomini erano già in camera sua. Quando stava camminando lungo il corridoio per andare in bagno, ha visto una grande sala con trenta uomini dormire sul pavimento. Yin aveva paura e si stava chiedendo cosa stesse facendo in questo luogo.

Alle dieci di sera, ha chiesto agli uomini che erano nella sua stanza di uscire, in modo che potesse andare a dormire. «Dormire?», le ha chiesto un uomo di mezza età ridendo: «Hai intenzione di dormire? A nessuno è consentito dormire senza essere ‘trasformato’. Una donna è stata ‘addestrata’ qui per 18 giorni e non le è stato permesso di dormire. Alla fine è diventata pazza».

URLA TERRORIZZANTI’


Poi Yin Liping ha sentito le grida dal corridoio di una praticante chiamata Zhou Guirong. «Continuava a chiamare il mio nome», ha detto Yin Liping. «Ho provato a correre più veloce che potevo fuori dalla stanza e ho visto Zhou che era fuggita nel corridoio. Ho stretto Zhou fermamente senza lasciarla andare».

«I prigionieri uomini ci hanno picchiate ripetutamente. Il mio occhio destro si è gonfiato a causa del pestaggio e miei vestiti strappati via di dosso. Ci hanno trascinate entrambe, io e Zhou, nelle nostre celle. Sono stata picchiata da quattro o cinque uomini ed ero disorientata. Infine sono stata costretta a sdraiarmi sul letto. Un uomo si è seduto su di me e mi ha picchiato. Sono rimasta stordita e sono svenuta».

«Quando ho ripreso conoscenza, ho trovato tre uomini sdraiati accanto a me e le loro mani e i loro corpi erano tutti su di me. Due stavano in piedi tra le mie gambe, uno registrava un video e l’altro lo guardava. Continuavano a dire cose sconce. Non so quanti altri erano sotto i miei piedi. Continuavano a graffiare in mezzo ai miei talloni, ridendo. Dicevano parolacce e uno di loro continuava a dire: “Non fingere la morte. Devi rinunciare al Falun Gong, anche se sei morta!”».

«Non riuscivo a credere a quello che avevo visto», ha detto Yin. «Ho vomitato sangue e c’era sangue dappertutto».

«Ho sentito le urla terrorizzate di Zhou Guirong nella cella. Urlava ‘Liping’. Quello doveva essere il mio nome. Mi sentivo come se fossi in un sogno. Però non era un sogno. Ero sicura che non era un sogno. Le urla terrorizzate mi hanno trascinato di nuovo in questo orribile inferno sulla terra».

«Improvvisamente non sentivo più alcun rumore e non riuscivo a vedere niente. Ho faticato a stare in piedi e ho cercato quella voce familiare. La mia testa è stata colpita da un gancio di vestiti di legno e improvvisamente ho sentito un liquido caldo che scorreva sul mio viso».

«Mi sono sforzata. Non avevo il concetto di vivere o di morire. Nulla mi poteva fermare. Ho urtato contro la porta della stanza il più violentemente possibile, mentre i detenuti mi picchiavano fisicamente. Ho continuato a chiamare ‘Zhou Guirong’. E poi lei si è precipitata nella mia stanza. Mi ha sollevato. Poi siamo corse verso la porta alla fine del corridoio».

«Abbiamo fatto del nostro meglio per spingere la porta di metallo. Poi la porta di metallo alla fine si è aperta. Eravamo entrambe gravemente ferite. Davanti a questi poliziotti non avevamo più paura della morte. Abbiamo chiesto loro: “Questo qui è un campo di lavoro della Cina? Perché la Cina ci tratta come delinquenti? Avete una madre, una sorella, una figlia, o zie? Queste sono azioni che rappresentano il nostro Paese?”».

«”Se questi uomini non lasciano le nostre camere, mi ricorderò di oggi. È il 19 aprile 2001 e voi avete fatto il turno stasera. Se usciamo vivi da qui, vi faremo causa. E se moriamo qui, il nostro spirito non vi lascerà mai vivere in pace. La nostra tolleranza non è illimitata.” La polizia ha chiamato i prigionieri uomini e hanno detto loro di farci dormire da sole stanotte».

«Siamo state portate in camera mia e quattro detenuti sono rimasti a controllarci. Siamo rimaste sveglie tutta la notte a guardarci a vicenda con le lacrime agli occhi. Potevamo sentire i suoni delle urla e lo sbattere sulle porte provenire da altre stanze».

‘STUDIARE’

«Il giorno dopo i prigionieri che mi avevano torturata la notte prima sono venuti di nuovo nella stanza con una videocamera. Questa volta si è unita anche una donna. Hanno portato tanti libri del Falun Gong. Leggevano un paragrafo e poi lo spiegavano in modo da insultare il Falun Gong. Poi leggevano un altro paragrafo e davano un’altra spiegazione».

«E poi un uomo che aveva abusato di me la sera prima ha chiesto perché non avessi studiato con loro. Poi mi ha trascinato sul letto e continuava a colpirmi e chiedermi perché non avessi studiato con loro, “non vuoi essere una praticante del Falun Gong?”».

«Ho detto che non avevo commesso alcun reato e questo non è un posto per farmi studiare. Perché devo essere detenuta per studiare?».
«I prigionieri hanno scritto tutto quello che dicevo e poi hanno chiesto se quello che avevo scritto fosse corretto. Poi è arrivato il momento di mangiare. Ma non riuscivo a mangiare alcun cibo e il mio corpo era molto debole».

«Si era fatta sera e la stessa cosa è successa come il giorno prima. Hanno iniziato a torturarmi come la prima sera: con l’abuso sessuale. Le guardie di polizia erano cambiate e non erano quelle della sera prima».

«Hanno picchiato Zhou Guirong, che è corsa in camera mia. Mi sono alzata e ho vomitato sangue. In quel momento tutti i suoni si sono fermati. Quindi Zhou Guirong si è messa a piangere e urlava il mio nome. Poi la polizia l’ha riferito al capo della squadra e hanno permesso a Zhou Guirong di rimanere prendendosi cura di me».

«Ma non hanno dimenticato di perseguitare Zhou e sono rimasti a studiare gli insegnamenti del Falun Gong con lei, in modo malvagio. Zhou non vedeva un libro del Falun Gong da tanto tempo e stava per prenderlo, ma le ho detto: “Non possiamo studiare qui, è un’umiliazione”. Quindi ha posato il libro. Quando torneremo a casa studieremo bene gli insegnamenti del Falun Gong”, le ho detto».

«I malvagi non ci permettevano di stare in pace di notte. E poi un uomo ha detto: “La sua testa e il suo corpo sono veramente caldi, non lasciamola morire”. Ognuno di quegli uomini è venuto per testare la mia temperatura ed era tutto tranquillo. Non mi ricordo come ho fatto a passare la notte».

«Il terzo giorno io e Zhou ci siamo improvvisamente ricordate di Ren Dongmei, che non era mai stata sposata. Era stata imprigionata nella cella più interna. In quel momento io e Zhou non abbiamo avuto alcun pensiero sulla morte.

Ci siamo precipitate nel corridoio e abbiamo gridato il nome di Ren. Ho trovato le guardie e ho detto a loro che Ren eravergine. Li ho pregati di risparmiarla: “Anche tu hai figlie, non è vero?”».

«Per anni non ho scritto i dettagli di quello che ho passato lì. La mia mente sarebbe crollata se ci avessi provato. Non osavo e non volevo pensarci, perché ogni volta che mi veniva in mente, sarei rimasta intrappolata in un profondo orrore e dolore».

«Più tardi ho saputo che prima di noi c’erano state 33 praticanti che erano state mandate lì e ‘trasformate’ in questo modo. Alcune avevano avuto esaurimenti mentali. Per anni, non hanno mai interrotto la brutale persecuzione dei praticanti del Falun Gong».

Dal gruppo di nove che sono state violentate nel campo di lavoro maschile di Zhangshi, Yin Liping sa che Zhou Guirong e Su Juzhen sono poi morte per tortura. Su aveva avuto prima un esaurimento mentale.

EPILOGO
Il dottor Jingduan Yang è uno psichiatra di Philadelphia, che ha trattato i sopravvissutialle torture nei campi di lavoro in Cina e ha anche intervistato alcuni superstiti del famigerato campo di lavoro di Masanjia.

Yang ha detto che le difficoltà che ha avuto Yin Liping nello scrivere il suo racconto è comune alle vittime di tali abusi gravi.

«Questo è ciò che si chiama disturbo post traumatico da stress», ha affermato Yang. «Un sintomo è l’insensibilità, essere evitanti, non sentire, guardare o vedere nulla che possa ricordare alla vittima ciò che le è stato fatto. Vive costantemente nel terrore e nell’ansia. Questi sono i sintomi più comuni».

«L’impatto di questo tipo di abuso su una persona è terribile», sostiene Yang. «Difficilmente si può misurare ciò che è stato fatto loro. Distrugge l’autostima di una persona. Infonde paura e terrore dentro la persona a livello fisico, emotivo e cognitivo».

«Questa paura è sempre dentro la persona e può essere riattivata in qualsiasi momento, se qualcosa può ricordare il trauma anche lontanamente. Questo cambia in modo permanente in base a come rispondono le persone. Anche se vengono rimosse dal luogo in cui si è verificato l’abuso e vivono in un luogo sicuro, hanno incubi, flashback e terrore».

Fonte: http://www.epochtimes.it/news/cina-prigionieri-violentano-donne-nei-campi-di-lavoro—124420

English Version:

http://www.theepochtimes.com/n3/324555-gangs-of-male-prisoners-sexually-abuse-women-in-chinese-labor-camp/?photo=2

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