Cina: polizia salva 89 bambini da tratta esseri umani

Ottantanove bambini di età inferiore ai 4 mesi sono stati tratti in salvo dalla polizia cinese grazie a due maxioperazioni sul traffico di minori che ha visto finire in manette 369 persone. Lo ha reso noto il ministero della Pubblica Sicurezza cinese che per sgominare le bande ha schierato 2.600 poliziotti in 14 province, incluso il Guangdong, Guangxi, Yunnan e Fujian. Uno dei detenuti ha dichiarato che i neonati venivano venduti a 40mila yuan (circa 4mila euro) l’uno, per un profitto netto che andava dai 500 ai 5mila yuan (da 50 a 500 euro). Ben distinta da quella cinese, riferisce Agichina24 (ww.agichina24.it), l’organizzazione criminale smascherata dal secondo raid della polizia era stata messa in piedi da vietnamiti, il cui ‘giro d’affari’ superava i confini nazionali. In particolare, otto trafficanti si occupavano della tratta dal Vietnam alla citta’ di Dongxi, nel Guangxi, dove erano ad attenderli 31 complici cinesi incaricati di rivendere i bambini a ricche famiglie di Shangwei e Jieyang – citta’ costiere della provincia del Guangdong – che spesso ne ignoravano del tutto la nazionalita’. Degli 89 bambini salvati dalla polizia, 8 fanno parte di questa rete internazionale. “Il contrabbando di bambini avviene spesso via mare”, ha spiegato il ministero della Pubblica Sicurezza. “Gli otto trafficanti erano dei professionisti: sceglievano rotte piu’ lontane, ma meno soggette a controlli e comunicavano solo tramite torce elettriche per evitare di essere intercettati”, riferisce Liu Ancheng, vice direttore dell’Ufficio investigazioni del ministero. Secondo il Beijing News, inoltre, prima di intraprendere il viaggio, i trafficanti vietnamiti somministravano ai bambini massicce dosi di sonnifero, impedendo loro di piangere e quindi di essere scoperti. In attesa di contattare i genitori naturali, le autorita’ civili – ha spiegato Chen Shiqu, direttore dell’Ufficio per la lotta al traffico di esseri umani del ministero – hanno preferito sistemare i bambini alle case-famiglia anziche’ affidarli alle famiglie adottive. Tuttavia secondo quanto riferito al People’s Daily da un funzionario, in assenza di abusi, coloro che hanno acquistato i bambini non dovrebbero essere soggetti a pene criminali. “La pena prevista per reati del genere non e’ alta in Cina”, ha confermato Liu Ancheng senza scendere nei dettagli. Il traffico di esseri umani e’ talmente dilagante che nel 2004 la provincia dello Yunnan, ha firmato un memorandum congiunto con Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia e Vietnam per affrontare il problema. Secondo le stime del ministero inoltre, oltre 14.610 bambini – per lo piu’ femmine – e 24.820 donne sono state tratte in salvo dal 2009. A incidere in modo massiccio sul fenomeno, la politica del figlio unico e la tradizionale preferenza verso il maschio. Le bambine abbandonate dai genitori, che posti di fronte all’obbligo di avere un solo figlio decidono di rinunciare alla femmina, vengono spesso rapite per alimentare il mercato dei trafficanti di esseri umani e di organi. Quella della vendita e’, invece, una sorte che non spetta solo alle neonate ma che colpisce anche le adolescenti e le donne adulte. Lo squilibrio creato dalla preferenza verso il sesso maschile, ha comportato un aumento di scapoli, i guanggun “rami secchi”. Secondo uno studio dell’Accademia cinese di Scienze sociali, tra dieci anni un ragazzo su cinque non trovera’ piu’ moglie perche’ non ci saranno donne. Per un contadino poi e’ ancora piu’ difficile trovare moglie; cosi’, molti trafficanti rapiscono le donne – dietro la promessa di un impiego in un’altra citta’ – e le rivendono nelle campagne, spesso molto lontane dal luogo di origine, dove saranno prese in sposa.

Fonte: Il Paese Nuovo.it, 28 luglio 2011

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