Cina: Pechino intensifica la fucilazione di massa e il traffico di organi.

Gianni Taeshin Da Valle, LRF Italia, 30 Settembre 2013

Il regime cinese per fronteggiare il risveglio di coscienza in atto e per mantenere il potere, sta adottando contromisure più intensive con enormi sforzi.

Una di queste contromisure è l’uso delle pubbliche esecuzioni per terrorizzare il popolo. Amnesty International e numerose altre organizzazioni per i diritti umani hanno potuto documentare che la Cina da molti anni , detiene il maggior numero di esecuzioni rispetto a qualsiasi altro paese.

Lo stesso Governo Cinese ha dichiarato (2004) 1000 esecuzioni all’anno. Nel rapporto annuale sulla violazione dei diritti umani nel 2013 Amnesty International ne stima diverse migliaia (5.000) e di conseguenza il traffico di organi strettamente collegato alle esecuzioni capitali.

Le pene capitali in Cina sono un “segreto di stato” e quindi la stima di Amnesty International è largamente sottomistata.

L’ultima pena capitale nel mese di Settembre 2013,  Xia Junfeng un venditore ambulante. ( AgiChina24, 25 settembre 2013)

E’ un paese controllato da individui legati al PCC, un gruppo la cui legittimazione a dettare le regole in Cina è messa in discussione da molte persone. Il bisogno di tenere le persone assoggettate al loro dominio è stata sempre una costante, una storia di violenza che inizia da quando Mao ha preso il potere nel 1949, ad oggi.

Nel 1995, la settimana prima di Natale, un gruppo di 13 prigionieri è stato giustiziato davanti a 20.000 persone a Shenzen, vicino a Hong Kong, che Deng Xiaoping prende come esempio per la riforma economica. Molte altre esecuzioni si sono susseguite nel corso degli anni. La pratica della fucilazione di massa è una caratteristica del PCC, è la dimostrazione del potere della dittatura del proletariato sui nemici di classe.

Un articolo pubblicato sul quotidiano Newsweek, nel 1984, denunciava il fatto che i prigionieri erano portati in parata di modo che chiunque li potessero vedere, e poi fucilati davanti a decine di migliaia di testimoni, determinò la momentanea sospensione delle pubbliche esecuzioni.

Sono stati chiusi i siti delle esecuzioni, il pubblico annuncio etc. Certo non per il rispetto della dignità umana ma per una questione di immagine internazionale. Il desiderio del PCC di sottomettere il popolo fu evidente dopo le dimostrazioni pro-democrazia a nel 1989 a Tienanmen. Le proteste si diffusero ovunque. Il PCC per impedire altre manifestazioni di dissenso , ripristinò le esecuzioni pubbliche.

Una volta giustiziati i prigionieri sui loro corpi, viene posto un cartello con su scritto il nome e il crimine commesso. Più tardi, le famiglie vengono avvertite, è pratica usuale che i familiari paghino i proiettili e la cremazione. Se non pagano non ricevono l’urna con le ceneri. Le famiglie non sempre sono avvisate.

Spesso i corpi dei prigionieri vengono velocemente portati su ambulanze anonime. Una volta dentro l’ambulanza il personale medico inizia l’espianto degli organi. Testimonianze riferiscono che a volte gli organi vengono prelevati da individui ancora in vita. Gli organi vengono immediatamente portati negli ospedali dove i pazienti, spesso stranieri, attendono. Organizzazioni internazionali hanno stimato che circa il 90% degli organi trapiantati in Cina provengono da prigionieri giustiziati.

In Cina, in meno di una settimana sono stati richiesti circa 7.000 trapianti di organi. Per gestire un tale richiesta occorrono circa 70.000 individui.

I trapianti servono per il benessere, non per i crimini e nemmeno per il turismo degli organi.

Hitler definì l’esecuzione capitale “ Soluzione finale “ Mao, come “ Soluzione necessaria”.

Perché ancora oggi si accettano le esecuzioni pubbliche, alle quali assistono ragazzi e ragazze di qualsiasi età? E’ una cosa che rattrista e addolora.

Non è possibile accettare e tollerare che società civili assistano silenziose a queste violazioni contro i diritti umani.

LRF Italia, 01/ Ottobre/2013

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