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Cina-Pechino “costringe” LinkedIn a censurare il Falun Gong

Joshua Philipp,Epoch Times,04.07.2014
A giugno LinkedIn ha confessato di aver bloccato le informazioni pubblicate dagli utenti in Cina sul massacro di piazza Tiananmen. Epoch Times ha appreso che la più grande piattaforma di social media al mondo che collega professionisti di tutto il globo sta censurando anche un altro argomento ritenuto ‘sensibile’ dal regime cinese: il Falun Gong.

Suman Srinivasan, un esperto sviluppatore analista alla Goldman Sachs che aveva già lavorato come sviluppatore web per Epoch Times, ha recentemente ricevuto una email da LinkedIn che lo ha avvertito del fatto che il suo profilo non è più visibile in Cina ma rimane visibile nel resto del mondo.

Nella foto: Jeff Weiner, Ceo di LinkedIn, presenta una riunione comunale a Mountain View, in California, il 26 Settembre 2011. LinkedIn sta censurando i profili degli utenti per conto del regime cinese. (Mandel Ngan/AF)

 Il profilo utente è la chiave per usufruire del servizio di rete fornito da LinkedIn poiché tramite esso l’abbonato fornisce dettagli sulle sue esperienze di lavoro e interessi personali, informazioni essenziali per costruire una rete di relazioni personali, che rappresentano il cuore del business di LinkedIn.

In una conversazione telefonica, due rappresentanti della società hanno detto a Srinivasan che il problema risiede nel suo profilo LinkedIn perché menziona la persecuzione del regime cinese contro il Falun Gong, un’antica disciplina spirituale cinese che insegna Verità, Compassione e Tolleranza [1].

«Mi hanno detto che se avessi cancellato le espressioni critiche agli occhi del regime cinese, avrebbero sbloccato il mio profilo», ha detto Srinivasan.

La proposta di LinkedIn rappresenta un ammorbidimento della loro politica in materia di discussione del Falun Gong. A Srinivasan è stato detto che in precedenza LinkedIn aveva bloccato tutti i riferimenti alla suddetta disciplina.

Srinivasan pratica il Falun Gong e vuole che gli altri sappiano come vengono trattate le persone in Cina che praticano la sua stessa disciplina meditativa.

«La persecuzione in Cina è orrenda», ha detto Srinvasan. «Mi sento di dover fare tutto il possibile per cercare di fermarla».

Anche altri tre utenti ‒ due dei quali lavorano per Epoch Times ‒ hanno ricevuto delle email da LinkedIn che informavano sulla censura dei loro profili. Due dei profili menzionano la persecuzione del Falun Gong, l’altra persona ha semplicemente detto che pratica il Falun Gong.

L’email afferma che «a causa della presenza di contenuti specifici», i loro profili, commenti e tutto ciò che condividono non può più essere visualizzato dagli utenti di LinkedIn in Cina.

‘TENDENZA COMUNE’

Il mondo è venuto a conoscenza della politica di censura di LinkedIn all’inizio di giugno, dopo che quest’ultimo ha censurato dei post sul massacro di piazza Tiananmen in vista del 25esimo anniversario dell’uccisione di massa di attivisti per la democrazia per mano del regime cinese.

Quando la censura di LinkedIn sul tema del massacro è stata ampiamente riportata dai media, i rappresentanti della società hanno rilasciato interviste telefoniche lunghe e dettagliate.

In risposta ad una richiesta da parte di Epoch Times riguardante spiegazioni sulla censura del Falun Gong, hanno fornito una dichiarazione di un paragrafo.

Doug Madey, responsabile delle comunicazioni di LinkedIn, ha ribadito che a febbraio, quando LinkedIn ha lanciato il suo sito web in caratteri cinesi semplificati utilizzati nella Cina continentale, erano consapevoli del fatto che per fare affari in Cina avrebbero dovuto censurare i contenuti secondo il volere del regime cinese.

Ha scritto in una email: «Ci era chiaro che, al fine di creare valore per i nostri membri in Cina e in tutto il mondo, avremmo avuto bisogno di applicare le restrizioni del governo cinese sul contenuto quando necessario e nella misura richiesta».

Secondo una dichiarazione di Jillian York, direttore della Electronic Frontier Foundation per la libertà internazionale di espressione, le aziende statunitensi che censurano in nome dei Governi stranieri sono un’infelice tendenza ancora comune.

Le implicazioni della censura sono gravi, ha detto: «Che cosa si può realizzare senza la libertà di parola?»

«Non mi preoccupo per gli interessi commerciali delle imprese statunitensi. La mia preoccupazione è che si rispettino i principi di libera espressione».

«Se le aziende possono scegliere tra l’essere censurate e il venir bloccate, penso che dovrebbero scegliere la seconda opzione», ha detto York.

VOCI MESSE A TACERE

I dettagli sull’effettiva portata della politica di censura di LinkedIn sono ancora vaghi. Ad una mail di richiesta informazioni su quali fossero le parole chiave o frasi che avrebbero potuto innescare la censura di singoli utenti, LinkedIn ha risposto con un secco ‘no’.

LinkedIn è noto per aver censurato due dei cinque obiettivi principali della soppressione del regime cinese: gli attivisti democratici e i praticanti del Falun Gong.

Gli altri tre gruppi di solito individuati come vittime della censura cinese sono: Tibetani,Uiguri, e gli avvocati a favore dell’indipendenza di Taiwan.

I rappresentanti di gruppi per i diritti umani di tibetani e uiguri hanno riferito tramite email che, per quanto hanno visto, i loro membri non sono stati censurati da LinkedIn.

Michael Courter, un terapista per Therapeutic Solutions in California, si è ritrovato il suo profilo LinkedIn censurato in quanto menzionava la persecuzione del Falun Gong.

Ha detto che la censura fa davvero capire la realtà della persecuzione in Cina, aggiungendo che se da una parte è positivo che LinkedIn rimane trasparente sulle sue politiche, «questa è comunque una delle prime volte che vengo individuato direttamente in quel modo».

«È sempre lo stesso problema», ha detto Courter. «Il regime cinese sta cercando di controllare le informazioni che il proprio popolo può vedere».

«È lo stesso motivo per cui censurano le loro stesse notizie», ha detto riferendosi alle richieste del regime cinese affinché LinkedIn censuri i suoi utenti in Cina «non gli basta la loro propaganda, vogliono anche reprimere le opinioni di altre persone».

Fonte,Epoch Times, http://www.epochtimes.it/news/pechino-costringe-linkedin-a-censurare-il-falun-gong—126631

English version:

 LinkedIn Connects With Beijing, Censors Falun Gong [2]

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Cina: L’autocensura di LinkedIn dimostra le conseguenze del condurre affari in Cina [4]

 CINA, il lato oscuro nel fare affari nel paese più popoloso del mondo [5]

CINA: il cinismo cinese e la repressione del Falun Gong, di Angelo Tonelli [6]