Cina: paura e rabbia per la repressione dei blogger

I cinesi hanno paura. Temono un governo che inizia a comportarsi in maniera sempre più irrazionale. Sono preoccupati gli internauti, ma anche le persone comuni, in campagna e in città.
Due settimane fa, sei blogger del Fujian sono stati arrestati per diffamazione, alcuni per aver girato e altri per aver diffuso online video compromettenti. Si tratta delle dichiarazioni della mamma di una ragazza morta a seguito di uno stupro troppo violento compiuto da agenti di polizia della sua città.

Gli agenti segreti sguinzagliati da Pechino hanno incarcerato tutti, facendo venir meno, per la prima volta, la barriera che fino ad oggi ha tenuto separati, dal punto di vista delle detenzioni, chi firma da chi diffonde informazioni delicate.

Uno di questi ragazzi, Amoiist, noto anche come Peter Guo o Guo Bofeng, è stato fortunato perché è riuscito a lanciare due SOS da Twitter.

I suoi contatti li hanno letti, diffusi, e hanno proposto di inviare cartoline con scritto “Amoiist, la mamma ti aspetta a casa per cena” nel carcere in cui il blogger è stato rinchiuso. In pochi giorni ne sono arrivate più di duecento e, pur non avendone ricevuta nemmeno una, Amoiist mi ha raccontato di essere stato sorpreso quando, dopo essere stato violentemente battuto nelle prime notti di prigione, un paio di agenti sono entrati nella sua cella proponendogli di firmare una lettera di autocritica per poter procedere alla scarcerazione.

E’ evidente che le cartoline hanno fatto effetto: il governo ha avuto paura che l’iniziativa popolare potesse dare una visibilità internazionale non voluta all’arresto dei ragazzi e ne ha liberato uno, il più noto. Da quel giorno gli internauti cinesi si sono posti un obiettivo ancora più ambizioso: liberare gli altri cinque ragazzi inviando simili cartoline e, soprattutto, aiutare Xu Zhiyong, altra vittima della nuova ondata di irrazionalità partita da Pechino.

Xu Zhiyong è un avvocato particolarmente famoso in Cina per non aver mai criticato il governo e per aver sempre protetto i poveri attraverso Gongmeng, una ONG che Pechino non ha mai riconosciuto come tale, obbligando quindi il legale a registrarla come azienda privata. Ed è stato proprio questo espediente a giustificare l’arresto/rapimento di Xu Zhiyong.
A seguito di una ingente donazione ricevuta dall’estero, l’avvocato cinese è stato accusato di evasione fiscale perché, in quanto responsabile di un’azienda privata, avrebbe dovuto registrare l’importo come entrata e non come regalia. Per evitare di essere contraddetto, il regime cinese ha inviato la polizia segreta a casa di Xu Zhiyong il giorno dell’udienza, il 29 luglio, impedendogli quindi di esprimere la sua opinione davanti a un giudice.

I primi a mobilitarsi per la scomparsa di Xu Zhiyong sono stati i contadini i cui figli si sono ammalati per lo scandalo del latte alla melamina, tutti assistiti dal legale di Gongmeng. Anche per lui sono partite centinaia di cartoline, dalla Cina e dall’estero, nella speranza che, come è successo per Amoiist, spingano Pechino a rivedere le sue decisioni. Anche Xu Zhiyong sarà costretto a fare autocritica? E se sì, per quale motivo, l’aver ricevuto una donazione? Se viene colpito un avvocato da sempre pro-Pechino, cosa può succedere, oggi, ai veri dissidenti? Siamo tornati ai tempi della Rivoluzione Culturale? Dobbiamo aver paura anche di copiare un link sui nostri blog?

La povera gente chi la difenderà se pian piano finiranno tutti in prigione?
Dobbiamo fare qualcosa. Non possiamo rimanere a guardare. Non possiamo aspettare passivamente che arrivi il giorno in cui non ci permetteranno più di parlare. Se ci impediscono di esprimerci per vie legali, come pensano reagiremo? Dobbiamo far capire a Pechino che non siamo più disposti a piegarci al loro volere. Sono queste le domande e i commenti che si pongono i cinesi che ho incontrato per strada e di cui ho sbirciato i blog, ricavandone una sola impressione: in Cina, oggi, alla paura si reagisce con rabbia.

Fonte: Panorama, 6 agosto 2009

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