Cina, il Partito striglia la “roccaforte del figlio unico”: ora procreate.

Con commento finale di Francesca Romana Poleggi, Laogai R. F.
Yichang, nella provincia centrale dell’Hubei, è stata lodata per decenni grazie alla sua stretta osservanza della “one child policy”, la legge sul figlio unico. Oggi le autorità comuniste ritrattano tutto e chiedono ai giovani compagni di “lavorare su loro stessi” per avere almeno un secondo bambino. I compagni anziani devono “guidarli sulla strada dell’educazione socialista dei giovani”.

Pechino – Il Partito comunista centrale ha “invitato con forza” i propri membri di Yichang, provincia centrale dell’Hubei, ad avere quanto “prima possibile” un secondo figlio. La città è stata portata per decenni come esempio al resto del Paese per la sua ferrea osservanza della regola del figlio unico. La politica varata da Deng Xiaoping alla fine degli anni Settanta del secolo scorso ha distrutto il concetto di famiglia in Cina e oggi è la minaccia più reale al sistema pensionistico e al welfare, dato il veloce invecchiamento della popolazione.

La Commissione per la salute e la pianificazione familiare della zona ha pubblicato una lettera aperta sul proprio sito, stilata dopo le “raccomandazioni” di Pechino: “I giovani compagni devono lavorare su loro stessi, mentre i più anziani devono educare e supervisionare i propri figli portandoli sulla strada del socialismo”. Il testo è indirizzato ai membri del Partito comunista e a quelli della Lega comunista giovanile: Yichang ha circa quattro milioni di residenti.

La lettera enfatizza i “benefici di avere più figli” e mette in guarda la popolazione dal “rischio di averne soltanto uno”. Nel 2010 la stessa Yichang venne lodata a livello nazionale – con grande eco della stampa – per aver tenuto fede ai dettami di politica familiare del Pcc al punto che oggi il tasso di natalità è inferiore a 1 figlio per donna.

Se questo fenomeno dovesse continuare, concludono i membri della Commissione, “ci troveremmo davanti a rischi enormi per l’economia e per lo sviluppo sociale. Ma a farne le spese sarebbe anche la felicità delle famiglie della nostra città. La popolazione invecchia, il lavoro manca e l’urbanizzazione langue. Dobbiamo cambiare”.

Dal 1979 in poi la Cina ha attuato – spesso con violenza – la politica di un solo figlio per famiglia, per concentrare la nazione sullo sviluppo economico. In seguito si è permesso a gruppi etnici di avere due figli e ai contadini di averne due se il primo figlio era una bambina. L’attuazione della legge è stata spesso violenta, con multe esose contro i violatori e perfino sterilizzazione forzati e aborto fino a nove mesi di gravidanza.

Fra il 2013 e il 2014 il governo ha “alleggerito” la legge e ha consentito ad alcune coppie (quelle in cui almeno uno dei coniugi è “figlio unico per legge”) di avere un secondo bambino. Tuttavia su 11 milioni di coppie che rientrano in questa casistica soltanto 1,45 milioni hanno chiesto di poter accedere al privilegio concesso. E dei 20 milioni di neonati attesi da Pechino per il 2014 ne sono nati soltanto 16,9 milioni.

Il Plenum del Partito comunista del novembre 2015 ha eliminato del tutto la norma, sperando così di dare uno sprint decisivo alla natalità. Ma questo, spiegano alcuni esperti ad AsiaNews, “non ha sortito alcun effetto reale. Anche perché il governo ha eliminato la legge ma non ha varato piani di sostegno economico per le giovani coppie e per i migranti. Avere un figlio oggi in Cina costa tantissimo, figuriamoci averne più di uno”.

Asianews, 22/09/2016

English article, Asianews:

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Commento di Francesca Romana Poleggi, consiglio direttivo Laogai R.F. Italia ONLUS
Senza crescita demografica non c’è benessere, non c’è sviluppo economico della società e neanche serenità psicofisica delle persone. I Cinesi hanno cominciato a capirlo, quando si sono resi conto che il PIL aveva smesso di crescere col ritmo vertiginoso degli anni ’80, crescita avvenuta a seguito dell’apertura al mercato selvaggio che Deng Xiaoping ha condensato nello slogan “arricchirsi è glorioso”. 
 
Dei disastri economico – sociali prodotti dalla politica del figlio unico abbiamo detto in altra occasione, e ne ha scritto il premio Nobel per la pace 2010, Liu Xiaobo, nel suo “Monologhi nel giorno del giudizio”, descrivendo una società di figli unici, viziata, egoista, infelice. Della brutale repressione – che continua anche dopo la modifica della legge che consente il secondo figlio – continuiamo a prendere atto quasi quotidianamente.
 
Il problema di fondo, infatti è l’invadenza asfissiante dello Stato nella vita dei cittadini, la dittatura, il totalitarismo, è proprio questo. 
 
Il Governo della provincia dello Yichang, infatti, solo per questioni utilitaristiche “ordina” ai cittadini di fare un secondo figlio. Non per amore, non per la famiglia. Per lo Stato socialista. 
 
Può darsi anche che riescano nell’intento di far aumentare la popolazione e far aumentare il PIL. Ma non cessa in questo modo l’oppressione disumana del regime comunista sul popolo cinese. La politica del figlio unico potrebbe in futuro prevedere anche 10 figli a famiglia, ma finché questa sarà imposta con la forza non sarà riconosciuta la dignità di esseri umani agli uomini, a bambini e soprattutto alle donne cinesi.

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