Cina o l’etica del lavoro: la nuova via del Made in Italy

Negli scatti crudi del fotografo Alessandro Lisci, (in mostra fino al 19 dicembre, ad Arti & Mestieri Expo’-Fiera di Roma) vengono  mostrate le condizioni di lavoro degli operai cinesi nella metropoli industriale di Wenzhou, città portuale della provincia dello Zejiang, a sud est della Cina, che ha costruito la sua potenza economica sull’export di prodotti, di capitali e di persone tant’è che secondo fonti Istat da Wenzhou proviene circa il 90% dei cinesi presenti in Italia.

Alessandro Lisci si forma lavorando come ritrattista con Giuseppe Pannozzo, Studio Petri, Roma. Dal 2005 inizia a collaborare come free lance per alcune testate giornalistiche, pubblicando per L’Espresso, La Repubblica, L’Unità, Il Venerdì della Repubblica, News Settimanale, Leggo, Donna Moderna, Metropolis de La Repubblica, Mediaset.
A Wenzhou, all’inizio del turno di lavoro, è  prassi declamare pubblicamente meriti e demeriti dei dipendenti e le conseguenze di questo sul salario. Viene poi intonato l’inno dell’azienda.

Il reportage su quelle fabbriche minuscole e buie, in una società che utilizza l’impiego minorile e semplicemente ignora concetti come sindacato e diritti dei lavoratori, stride fortemente con le immagini che illustrano la vita aziendale nei laboratori gestiti da Ciocca e Amadori. Manuela Amadori ed Elena Ciocca, due imprenditrici di Forlì, già artigiane provette,  si sono fatte paladine della difesa del Made in Italy nel settore tessile dei salotti intraprendendo una strenua, anticonformistica battaglia culturale contro l’assalto senza regole, sul territorio del nostro Paese, della manodopera cinese fatta da un esercito di operai-schiavi sotto scacco delle mafie, costretti a lavorare per ripagarsi del costo del viaggio oltreoceano. Dopo le loro sortite in pubblico, hanno resistito a conseguenti rappresaglie sul lavoro, all’isolamento e alle incertezze del futuro decidendo infine di lanciare una nuova sfida. Ad Arti e Mestieri Expo’ in occasione del Premio l’Eccellenza delle Donne si presentano, unite, con un nuovo marchio dal nome significativo, “Etica Divalia”, che produrrà soltanto veri sofà made in Italy: fatti interamente con materiali italiani, in laboratori a norma con le misure di sicurezza e dalle mani di operai con contratti in regola.

Fonte: La Repubblica.it, 16 dicembre 2010

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