Cina, i nuovi dazi sulle importazioni violano gli accordi internazionali

Cai Shenkun , Epoch Times | 24/04/2016

Milioni di cinesi fanno ormai shopping all’estero, per comprare prodotti più sicuri e meno costosi. Ma il governo cinese, nel tentativo di frenare questo flusso di merci, sta aumentando le tasse doganali e d’importazione: una misura che non solo danneggerà gli acquirenti cinesi, ma violerà anche gli accordi che la Cina ha stipulato con l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

L’8 aprile le autorità cinesi hanno attuato una nuova politica doganale nei confronti dei prodotti importati con il commercio elettronico, così come sulle merci importate fisicamente attraverso il confine. Sebbene sia stato aumentato il limite di spesa alle importazioni di merci esenti da dazi acquistate nei porti d’entrata all’estero – da 5 mila yuan a 8 mila yuan – per cifre superiori sarà applicata un’aliquota fiscale più alta, che varia in base al tipo di prodotto.

Ad esempio, l’aliquota per alimenti e bevande, alcuni prodotti elettronici, oro, argento e mobili è stata aumentata dal 10 al 15 per cento. Per quanto riguarda invece l’abbigliamento e gli accessori è stata aumenta dal 20 al 30 per cento, mentre per alcuni prodotti a base d’alcol, tabacco e cosmetici l’imposta è salita dal 50 al 60 per cento.

PROMESSE DELL’OMC 

Una quindicina di anni fa, la Cina ha voluto a tutti i costi aderire all’Organizzazione Mondiale del Commercio, facendo le più disparate promesse: la più importante era di ridurre i suoi elevati dazi, per permettere ai cinesi di importare più beni. Quando la Cina è entrata a far parte di questa organizzazione, è stata indubbiamente il più maggiore vincitore: le esportazioni cinesi avevano raggiunto livelli record e le riserve in valuta estera erano salite alle stelle.

Ma mentre i Paesi occidentali hanno aperto le porte, la Cina continua ad alzare le barriere doganali per bloccare l’ingresso di merci straniere. Di conseguenza, i consumatori cinesi possono acquistare beni esteri solamente viaggiando all’estero; una pratica contraria alla politica dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e che mina seriamente la reputazione della Cina.

ACQUIRENTI CINESI 

In Cina i prezzi dei beni importati sono significativamente più elevati rispetto ai Paesi d’origine; i dazi sono molto elevati e quindi negli ultimi anni molti cinesi si recano all’estero per comprare. Per avere un’idea del fenomeno, nel 2014 e 2015 la spesa all’estero dei cinesi, secondo i dati incompleti rilasciati dal Ministero del Commercio della Cina, ammontava all’equivalente di oltre 274 miliardi di euro. E i cinesi che ogni anno viaggiano all’estero sono 180 milioni (una crescita annua del 20 per cento dal 2010), stando al Rapporto sul Lusso della Cina stilato dal Fortune Character Institute, per un consumo pro capite di 580 euro.

Quando i cinesi tornano dall’estero, le borse sono piene dei loro articoli preferiti, che spesso comprano anche per gli amici. I generi merceologici sono tra i più disparati: dagli orologi di lusso alle pentole, dai bollitori per il riso a vari marchi d’abbigliamento. E poi pelletteria di lusso, latte in polvere, profumi e persino coprisedili per servizi igienici.

MADE IN CHINA

Considerato il ‘Made in China’, i cinesi non dovrebbero aver necessità di viaggiare all’estero per fare acquisti. Ma in realtà quello è che disponibile in Cina è molto caro, oppure sono imitazioni o prodotti contraffatti. Per questo motivo i consumatori cinesi hanno perso fiducia nei prodotti di fabbricazione cinese e si sono trasformati in un esercito d’acquirenti che compra all’estero.

I cinesi valutano marca e qualità, ma anche il prezzo ha la sua importanza. Per esempio, i punti vendita preferiti dei turisti cinesi sono gli outlet nelle periferie degli Stati Uniti: lì si trovano tutti i prodotti di marchi famosi, come i grandi nomi abbigliamento e la pelletteria (che anche senza sconto costano un terzo rispetto alla Cina). Anche alcuni capi di abbigliamento ‘Made in China’ costano molto meno negli Stati Uniti che in Cina.
È un fatto un po’ insolito, considerati i costi di spedizione nonché il reddito pro capite e il costo del lavoro negli Usa, notoriamente più alto che in Cina. Eppure gli americani possono trovare prodotti di qualità di manifattura cinese, contrariamente a chi vive in Cina.

Un caso a parte è Hong Kong: qui, i turisti cinesi amano acquistare prodotti di marca, soprattutto i cittadini di Shenzhen (città adiacente alla regione amministrativa speciale). Per esempio il latte artificiale per neonati viene spesso esaurito a Hong Kong come in altri Paesi stranieri, al punto che alcuni Paesi occidentali hanno perfino stabilito il limite massimo di vendita, a causa dell’elevato afflusso di clienti cinesi.

Comunque, fare shopping all’estero non significa necessariamente che i cinesi adorino ciecamente i marchi esteri o che stiano sperperando con noncuranza i loro soldi; è infatti consuetudine del popolo cinese sostenere i prodotti nazionali e le imprese locali. Ma negli ultimi anni, soprattutto dopo lo scandalo del latte in polvere arricchito con melamina, i cinesi sono giustamente diventati diffidenti nei confronti dei prodotti nazionali.

In realtà, il nuovo dazio di ‘protezione’ del Governo potrebbe in realtà provocare alcune conseguenze negative impreviste; considerato infatti l’aumento delle tasse sulle importazioni transfrontaliere, la motivazione delle imprese cinesi ad innovare e migliorare la qualità del prodotto potrebbe diminuire. In altre parole, questa misura governativa protegge le pratiche di produzione obsolete e la diffusione di prodotti contraffatti e di scarsa qualità.
Il governo cinese deve aiutare i consumatori cinesi ad acquistare merce di qualità a un prezzo ragionevole senza dover andare all’estero e causare squilibri commerciali; questa dovrebbe essere la priorità. Ma invece aumenta i dazi: un attacco aperto nei confronti del consumatore cinese. 

Questa è una traduzione parziale di un articolo pubblicato in cinese da Cai Shenkun, sul suo blog personale.
Cai, noto blogger ed economista cinese, scrive articoli per un certo numero di siti web aziendali di primo livello e per tre anni consecutivi è stato nominato uno dei dieci blogger più influenti sul sito web di Phoenix Television.

Fonte,Epoch Times,http://epochtimes.it/n2/news/cina-i-nuovi-dazi-sulle-importazioni-violano-gli-accordi-internazionali-3533.html

Articolo in inglese: ‘

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