Cina, nuova piaga nel Paese: a Pechino è record di abusi sui minori

Il caso più eclatante riguarda Chen Zaipeng, il preside di una scuola primaria che, insieme ad un funzionario del governo, ha violentato in un hotel sei studentesse tra gli 11 e i 14 anni. Entrambi sono stati accusati di stupro e sono stati condannati rispettivamente a 13 anni e mezzo e 11 anni e mezzo di carcere.

Ma c’è anche il caso di Li Xingong, ex vice capo del Partito Comunista di Yongcheng, giustiziato per aver violentato 11 ragazze, la più piccola delle quali aveva appena 11 anni.

Ma i casi sono tantissimi e coinvolgono vittime sempre più giovani e adulti che molto spesso ricoprono cariche di prestigio. L’argomento degli abusi sessuali è salito alla ribalta, il governo si interroga su come rendere le pene più severe e in molti si chiedono come mai il fenomeno sia balzato solo ora all’attenzione di tutti.

Sarà perché la società è più complessa e dunque sono più frequenti i comportamenti deviati, sarà perché dopo lo scandalo si comincia a parlare di sessualità, prima considerato un argomento tabù. Ma sta di fatto che la Cina non ha tenuto il passo tra sviluppo economico e sviluppo umano.

Secondo un rapporto del governo cinese, nel 2013 sono stati documentati 125 casi di violenze sessuali su minori, un record per Pechino. Sulla scia di questi dati e per prevenire gli abusi, il governo ha emesso delle linee guida, incentrate sull’educazione sessuale, per far capire ai bambini cosa è una violenza, quando si verifica e come chiedere aiuto.

Più in generale, i dettami promettono “massima protezione” per i più piccoli e “tolleranza zero” per gli aggressori. Condanne più severe saranno previste per insegnati, operatori sanitari o chiunque lavori a stretto contatto con i bambini. Se sarà accertato l’atto sessuale con un minore di 14 anni sarà automaticamente considerato stupro, anche se il rapporto è consenziente.

Purtroppo non basta. In primo luogo, per una questione legislativa. Nel 1997 è stato inserito un emendamento nel codice penale che ha introdotto il reato di “adescamento di un minorenne”, nato per scoraggiare gli uomini a pagare le baby prostitute. Al contrario del reato di stupro, per il quale è prevista anche la pena di morte, chi adesca un bambino può avere una pena massima di 15 anni.

E così molte persone accusate di aver avuto rapporti sessuali con minori, si sono difese sostenendo che la vittima era una prostituta. Da tempo molti attivisti si battono per abrogare l’emendamento, ma la strada pare molto lunga.

In secondo luogo, i servizi sociali del governo sono inesistenti. Pechino dovrebbe istituire una rete nazionale di protezione per i minori con tanto di avvocati, psicologi e assistenti sociali.

In terzo luogo, bisogna cambiare alla base alcune vecchie tradizioni di una società che è andata avanti, ma che è rimasta profondamente conservatrice.

In famiglia, come a scuola, non si parla mai di sessualità e ciò rende difficile per i bambini anche solo riconoscere un abuso. Inoltre, c’è ancora l’assurda convinzione che avere un rapporto sessuale con una vergine aumenti la virilità dell’uomo.

Infine, molti casi di violenza non vengono denunciati perché provare la colpevolezza è difficile, le pene spesso sono ridicole e le famiglie delle vittime finiscono con l’essere stigmatizzate.

International Business Times,03/05/2014

English version,The New York Times,01 May 2014:

Sex Abuse and China’s Children

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