CINA : i numeri ufficiali della censura su internet

Nel 2017 sono stati oscurati 128mila siti, confiscati 30,9 milioni di libri; arrestato e punito 1900 persone.  La “sindrome dell’Urss”.

Pechino (AsiaNews) – Lungo tutto il 2017, le autorità per il controllo di internet hanno chiuso 128mila siti. Lo comunica l’agenzia statale Xinhua, che sottolinea il carattere “pericoloso” dei siti oscurati.

In più, per combattere “la pornografia e le pubblicazioni illegali”, nell’anno scorso la censura ha confiscato 30,9 milioni di pubblicazioni e ha arrestato e punito 1900 persone. Fra i siti che da tempo sono oscurati vi è anche AsiaNews.it.

La Cina ha il più grande numero di utenti del cyberspazio (oltre 700 milioni) e applica un controllo spasmodico su contenuti e sulla diffusione di notizie non autorizzate.

Notizie e fatti che subiscono la censura vanno dagli “incidenti di massa” (dimostrazioni, rivolte, scioperi, ecc…), alle questioni etniche e religiose, alle critiche al Partito comunista cinese.

Diversi siti internet ospitati sui grandi provider come Tencent, Baidu, Weibo, lo scorso hanno sono stati multati per non aver censurato contenuti che discutevano le tematiche del Congresso del Partito, tenutosi lo scorso ottobre. In novembre e dicembre, tutte le notizie riguardanti l’espulsione di migranti dalle periferie di Pechino sono state cancellate da internet.

La censura su internet è cresciuta con la presa di potere di Xi Jinping cinque anni fa. Oltre al Firewall – il filtro che non permette ai clienti cinesi di fruire di notizie e dati dall’estero su temi quali la democrazia, il Tibet, il massacro di Tiananmen, le questioni religiose, ecc… – da diversi mesi sono stati messi sotto controllo anche i Vpn (Virtual Private Network) che permettevano ai cinesi di scavalcare il Firewall.

Il governo continua a difendere la sua politica per il “bene del popolo” e per la “stabilità sociale”, ma i critici affermano che il controllo serve solo a escludere ogni critica al Partito. Secondo molti studiosi, il Partito è malato della “sindrome dell’Urss”, in cui il comunismo è fallito dopo aver permesso la glasnost (trasparenza) e la revisione della storia. Per non finire come l’Urss, la Cina accresce sempre di più il controllo sociale.

AsiaNews,09/01/2018

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