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Cina, no al traffico di organi

SANITÀ. Pechino vuole cambiare il sistema medico, con l’aiuto della Croce rossa, per soddisfare le esigenze dei malati senza incentivare il mercato illegale. Nella Repubblica popolare la vendita delle parti umane è fuori legge dal 2007 anche se continua.

La Cina ha lanciato per la prima volta un programma per incentivare la donazione legale di organi. [1] Il 25 agosto la Croce rossa cinese e il ministero della Salute hanno proposto un progetto di riforma del sistema nazionale per migliorare le operazioni di reperimento, assegnazione e trapianto degli organi. La Croce rossa si occuperà di incoraggiare la donazione dopo la morte, ricevere le registrazioni dei donatori, che verranno archiviate in un database, e istituire un fondo per l’assistenza finanziaria a chi è in attesa di un organo per migliorare le proprie condizioni di salute.

Almeno un milione e mezzo di cittadini cinesi necessita di trapianti ogni anno, ma quelli effettuati sono solo 10mila. Il tutto appare incredibile, se si pensa cinicamente ai grandi numeri della popolazione cinese; Jiang Yiman, vice direttore della Croce rossa cinese, è sicuro che i cittadini, una volta messi a conoscenza su come mettersi a disposizione per l’intera comunità, sapranno mostrare tutta la loro generosità. Il vice ministro della Salute Huang Jiefu ha dichiarato, infatti, che la Cina ha bisogno di un sistema di donazioni che soddisfi le condizioni nazionali e i principi etici internazionali, riferendosi alla discussa pratica di prelevare gli organi ai condannati a morte. [2]

Si stima che gli organi provenienti dai criminali giustiziati contino per circa il 65 per cento del totale dei trapianti; nonostante la legge preveda il consenso firmato del condannato alla “donazione”, Qian Jianmin, capo della sezione trapianti dell’ospedale Huashan di Shanghai, non nasconde che spesso dietro a donazioni apparentemente volontarie si nasconde il prelievo illegale di organi che poi vengono letteralmente venduti ai pazienti.

Questa riforma affianca una legge del 2007 che vieta il traffico di organi e consente la donazione da persone in vita solo nel caso di rapporti familiari o tra persone “legate emotivamente”; quell’anno i trapianti da persone in vita erano aumentati in maniera preoccupante fino a rappresentare il 40 per cento del totale: non era più solo la generosità familiare a dettare il gesto, ma la povertà e la possibilità di vendere i propri organi su un mercato nero alimentato da intermediari pronti a falsificare i documenti e da chirurghi conniventi pronti ad effettuare i trapianti.

Lo stesso ministero della Salute in un rapporto del 13 agosto ha affermato che è ancora prospero il commercio illegale di organi, che coinvolge acquirenti sia cinesi che stranieri. Per Huang il nuovo sistema dunque contribuirà a fermare il macabro turismo dei trapianti. La notizia è stata accolta con favore al quartier generale dell’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra: Luc Noel, coordinatore del Dipartimento di procedure cliniche, ha affermato che il nuovo sistema sarà in linea con i principi internazionali inerenti alla materia dei trapianti.

Fonte: Terra News, 31 agosto 2009

Articolo su Terra News [3]

Cina, Traffici di morte, è il libro che parla del commercio degli organi dei condannati a morte. Traduzione italiana del rapporto del 2001 “Communist Charity” di Harry Wu, aggiornato dalla Laogai Research Foundation Italia Onlus e curato da Maria Vittoria Cattania e Toni Brandi. Include un DVD sull’argomento.

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In basso, la copertina del libro

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