Cina: negato accesso a scuola al figlio dell’avvocato per i diritti che ha scritto report sulle torture

Pechino: le autorità hanno messo in moto una serie di procedure per non permettere al figlio di un importante avvocato per i diritti umani di frequentare le elementari. Lo hanno denunciato gli stessi genitori mercoledì.

Chen Jiangang, che ha aiutato a rivelare le torture subite dal suo cliente e collega, l’avvocato Xie Yang, ha riferito che è stato vietato iscrivere il proprio figlio maggiore alla scuola primaria (obbligatoria per ogni bambino cinese), dopo che la polizia della stazione locale ha messo pressione sulla scuola.

La moglie di Chen, Zou Shaomei, è stata informata da una degli insegnanti che la polizia ha contattato la scuola.

“L’insegnante mi ha detto apertamente che il dirigente scolastico ha ricevuto una telefonata dalla stazione di polizia. Non volevano che nostro figlio frequenti questa scuola”.

“Non è chiaro se provenga dalla stazione di polizia locale o da più in alto. L’insegnante ha detto che è la prima volta che qualcosa del genere accade, e tutti hanno pensato fosse molto strano”.

“Penso che le autorità stiano tentando di intimidire mio marito”.

La polizia del sobborgo pechinese di Tongzhou in seguito ha negato di essere dietro a questa decisione.

“Questa situazione non si è ancora risolta, e stiamo aspettando risposte. La polizia si è messa in contatto con noi, ma non ammettono di aver fatto la telefonata”.

Chen, comunque, non crede a quanto dicono, e ritiene che quanto è successo sia una rappresaglia per aver denunciato le torture subite da Xie Yang durante la sua prigionia.

“Oggi la con la sua classe della scuola materna visiterà la scuola elementare. Non abbiamo mai avuto problemi quando con la scuola d’infanzia, perché all’epoca non avevamo il caso Xie Yang”.

“Non ho altre spiegazioni del perché il distretto di polizia di Tongzhou avrebbe dovuto agire in questo modo”.

Chen, Zou e i loro figli recentemente sono stati arrestati e riportati a Pechino dalla polizia di sicurezza di stato durante un viaggio in Yunnan, provincia sudoccidentale della Cina. Questo evento ha attirato fortissime critiche da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite a Ginevra.

Chen Jinxue, collega di Jiangang, che è stato assunto per rappresentare Jiang Tianyong, avvocato per i diritti recentemente scomparso, ha attaccato il comportamento “criminale” del Partito Comunista Cinese al governo.

“Questo modo di agire è criminoso: stanno cercando di intimorire Chen Jiangang. In Cina è normalissimo vedere questi comportamenti: prendersela con i congiunti”.

“Non è ancora successo alla mia famiglia, ma è una reazione a catena che non può essere controllata né evitata”, ha concluso.

Tormento continuo

All’inizio del mese le Nazioni Unite hanno condannato duramente le continue molestie subite dagli avvocati; i continui arresti, senza il rispetto delle dovute procedure, e i maltrattamenti, fanno parte dell’inasprimento del controllo nazionale, avvenuto a partire da luglio 2015.

La maggior parte degli avvocati per i diritti che dal 2015 la Cina ha arrestato, o posto sotto sorveglianza, o ai quali vieta spostamenti, difendeva i diritti di base dei cittadini cinesi, economici, sociali e culturali.

Più di 300 tra avvocati, personale degli studi legali, attivisti collegati e familiari sono stati arrestati, o sottoposti a misure restrittive, o accusati di crimini contro la sicurezza nazionale. Decine si trovano ancora agli arresti domiciliari, o altre forme detentive, e anche dopo il loro ‘rilascio’ non si sa dove si trovino.

Il politologo di Hong Kong, Ching Cheong, ha commentato che l’apparato di sicurezza nazionale cinese ha una componente fondamentale di spionaggio interno, soprannominato “mantenimento della stabilità”.

“In futuro, possiamo supporre che tutte le persone intorno a noi potranno spiarci, essere informatori”, ha affermato Ching, il quale ha scontato una pena di cinque anni di prigione per aver “rivelato segreti di stato” mentre svolgeva il suo lavoro di giornalista.

“Abbiamo saputo di recente che Pechino sta preparando studenti delle superiori e associazioni studentesche a diventare delle spie. È chiaro quindi che la definizione di ‘sicurezza nazionale dannosa’ all’improvviso include tutti gli aspetti della vita.

“Naturalmente per essere tale deve basarsi su un gran numero di persone che diventano spie”.

I resoconti sulle torture subite da Xie Yang durante la sua prigionia sono stati bollati come “notizie fasulle” da tutti gli organi di informazione di stato. Ciononostante, Chen ha continuato a difenderne la totale accuratezza.

Da allora gli è stato vietato di incontrare il proprio assistito, Xie, ed è stato sostituito con un avvocato assegnato dallo stato.

Xie ha depositato una denuncia ufficiale per quanto da lui subito: lasciato in isolamento legato per ore a una sedia di plastica in cima a un’alta pila di altre sedie di plastica (la tortura della “sedia penzolante”), al punto che gli si gonfiavano così tanto le gambe da fargli provare dolori tremendi.

 Gli appunti dei suoi avvocati denunciano, inoltre, che sia stato privato di sonno, picchiato ripetutamente, umiliato e intimorito con minacce di morte verso la sua famiglia.

Radio Free Asia,17 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove,LRF Italia Onlus

English article,RFA:

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.