CINA-Liaoning: la Sig.ra Liu Fengmei muore dopo infinite torture e tormenti

Tornando di corsa da Pechino, il sig.Cheng Hua arrivò a casa intorno alle tre del pomeriggio del 18 dicembre 2014. Aveva pianto di fronte al corpo di sua moglie, la sig.ra Liu Fengmei, sottoposta ad una terribile persecuzione da parte della polizia, il campo di lavoro forzato e la prigione del Partito Comunista Cinese (PCC). Liu è deceduta alle 4 del mattino di quel giorno.

Dopo così tante separazioni forzate da sua moglie, questa volta era per sempre.

La felicità che aveva una volta

La sig.ra Liu era di salute cagionevole ed aveva molte malattie. Alla nascita di suo figlio dopo il matrimonio, la sua salute peggiorò sempre più. Era spesso assente per malattia e non riusciva a guadagnare un salario da tempo pieno. Anche suo marito era un operaio presso la stessa ditta. Con questi esigui salari le loro vite erano difficili e povere.

Nella foto la Sig.ra Liu e suo marito

Nel novembre del 1995, per migliorare la sua salute, la sig.ra Liu cominciò a praticare il Falun Gong seguendo i principi di Verità-Compassione-Tolleranza. Le sue malattie scomparvero presto e fu in grado di lavorare a tempo pieno. Leggeva i libri del Falun Gong e faceva gli esercizi ogni giorno. In breve acquistò una buona salute ed era felice. La piccola famiglia cominciò a vivere una vita migliore.

Constatando il cambiamento dopo la pratica del Falun Gong, suo marito era molto favorevole alla sua pratica. Non avanzò nessun tipo di lamentela, nemmeno dopo che lei fu arrestata e detenuta varie volte, costringendoli a separarsi l’uno dall’altro.

Torturata anche quando la sua vita era in pericolo

La vita della sig.ra Liu cambiò drasticamente dopo che il Partito Comunista Cinese (PCC) iniziò la persecuzione del Falun Gong il 20 luglio del 1999. Inizialmente lei andò a Pechino molte volte per fare istanza al governo centrale e per far sapere alla gente che il Falun Gong non aveva fatto nulla di male. A causa di questo fu incarcerata, messa in prigione ai lavori forzati e torturata.

A luglio 2012, mentre scontava la pena detentiva di 13 anni, l’ospedale 739 di Shenyang,le diagnosticò un tumore maligno al seno sinistro e altri tumori ad entrambe le ovaie. Il carcere femminile di Liaoning avvisò suo marito. Quando lui arrivò, trovò che la sig.ra Liu era già in condizioni critiche, con continui sanguinamenti mestruali e una grave anemia. Chiese il suo rilascio per poter effettuare le cure mediche, ma il direttore della prigione respinse la sua richiesta, citando che avrebbe avuto bisogno dell’approvazione dell’amministrazione del carcere.

L’ospedale per i tumori di Shenyang riconfermò che il cancro al seno era all’ultimo stadio ed era diffuso; anche i tumori alle ovaie erano all’ultimo stadio. La sua anemia stava peggiorando quindi fu inviata all’ospedale della prigione. Ma l’ospedale non la curò e la rimandò in prigione. Per il rilascio per cure mediche, la prigione le chiese di firmare un documento che la impegnava a non praticare più il Falun Gong. Nonostante il suo fragile stato, lei rifiutò, quindi la costrinsero a terra con la forza cercando di prenderle le impronte digitali.

Pochi giorni dopo, fu trascinata nella stanza del direttore per prenderle nuovamente le impronte digitali, dicendo che le precedenti non andavano bene. Le guardie l’afferrarono per i capelli e le tirarono dei pugni al seno sinistro, dove aveva il tumore e la imbavagliarono. Tutto ciò le causò un’abbondante emorragia vaginale. Questo trattamento durò per parecchie ore.

Ogni volta che veniva inviata all’ospedale per un esame, i funzionari della prigione chiamavano suo marito per richiederne il pagamento. In quel periodo, per ottenere il rilascio, la famiglia spese oltre 10.000 yuan.

I funzionari della prigione dichiararono che non si sarebbero più preoccupati di lei dopo il rilascio, considerando che aveva un tumore all’ultimo stadio. Ma due mesi più tardi, chiamarono nuovamente il marito intimandogli di pagare altri 1.500 yuan per il trasporto di Liu nella città di Shenyang per ottenere una validazione giuridica. Lei era troppo debole per andarci e il personale carcerario, l’ufficio della giustizia, l’associazione di quartiere e il dipartimento di sicurezza aziendale iniziarono a tormentare e minacciare lei e la sua famiglia.

A marzo 2013 dei funzionari della stazione di polizia di Nuerher andarono a casa sua e le chiesero il numero di telefono, il luogo, e l’indirizzo dove lavorava suo marito. Prima di questo fatto la sig.ra Liu si era ripresa un poco, , ma la sua salute peggiorò velocemente dopo questo giro di molestie.

Un giorno suo marito svenne sul posto di lavoro a causa di una tremenda pressione psicologica e finanziaria. L’ospedale gli diagnosticò una malattia coronarica. Anche loro figlio era molto stressato e disse: “Mia madre ha un tumore all’ultimo stadio e la polizia ci tormenta. Mio padre ha una malattia coronarica ed io ho solo 20 anni. Cosa devo fare?”.

Torture al campo di lavoro forzato di Masanjia

Nel settembre del 1999 la sig.ra Liu andò a Pechino per appellarsi al diritto di praticare il Falun Gong. Fu condannata a due anni e mezzo di lavori forzati e portata al campo di lavoro di Masanjia nella città di Shenyang. Lei faceva parte del primo gruppo di praticanti incarcerati nel campo di lavoro e fu spesso picchiata dai guardiani e dai detenuti poiché rifiutava di “trasformarsi”. Venne percossa con bastoni elettrici e costretta ad accovacciarsi nella neve.

Illustrazione della tortura: scariche con bastoni elettrici

Secondo un articolo pubblicato sul sito Munghui: “I praticanti della Falun Dafa, Cui Yaning, Liu Fengmei della città di Jinzhou, e Lin Yan della città di Shenyang sono stati sottoposti a scosse con bastoni elettrici da tre guardie per un lungo periodo di tempo. Le guardie inoltre hanno frustato la sig.ra Liu con fili d’acciaio. I praticanti alla fine avevano bolle su tutto il corpo. La sig.ra Cui e la sig.ra Liu sono state costrette ad accovacciarsi nel corridoio per 14 giorni mentre erano private del sonno”.

La sig.ra Liu iniziò uno sciopero della fame per oltre 20 giorni. La polizia una volta la picchiò in una piccola stanza e si fermarono soltanto quando altri praticanti minacciarono di fare anche loro uno sciopero della fame. Lei era così debole che non era in grado di andare a letto e la sua pressione sanguigna era solo di 20 mm Hg. Le fecero iniezioni endovenose e l’alimentarono forzatamente per “rianimarla”.

Nel giugno 2000, come riferito da altri praticanti detenuti assieme alla sig.ra Liu, lei era considerata un obiettivo primario, per aver rifiutato di rinunciare al suo credo. Fu torturata ripetutamente poiché il campo di lavoro cercava di accrescere la sua “trasformazione”. Le guardie obbligarono lei ed altri praticanti presi di mira, a restare in piedi per 18 ore al giorno, sottoponendoli a scariche con bastoni elettrici. Il suo collo era nero e pieno di vesciche ed anche le sue mani erano ricoperte di vesciche.

La polizia le tolse anche i vestiti e le legarono insieme le gambe. Usarono quindi due bastoni ad alto voltaggio per darle ripetutamente delle scariche. Fu poi messa in isolamento.

Ad aprile del 2001 le guardie misero la sig.ra Liu ed altri 20 praticanti in una piccola cella. Furono costretti a stare seduti su di un piccolo sgabello per nove giorni, dalle 6 del mattino a mezzanotte, dovendo ascoltare le registrazioni che diffamavano il Falun Gong. Lo stare seduti per lungo tempo su di un piccolo sgabello, causò ferite a molti praticanti. I glutei sanguinavano e le croste si attaccavano ai loro vestiti.

La sig.ra Liu fu costretta a stare accovacciata faccia al muro per cinque giorni, di nuovo dalle 6 del mattino a mezzanotte. Questo fu seguito dall’obbligo di stare in piedi per due giorni. La sig.ra Liu continuava a rifiutare di rinunciare al Falun Gong. Le guardiane Wang Yanping e Zhou Qian allora la frustarono con fili d’acciaio e con scariche elettriche al busto e alle piante dei piedi. Gli abusi perpetuati per lungo tempo danneggiarono gravemente la salute fisica e mentale della sig.ra Liu.

Per protesta iniziò un’ altro sciopero della fame. Come risultato la polizia l’alimentò forzatamente tramite una sonda nasale. Lei non si fermò, nonostante il naso sanguinasse profusamente. A questo punto la sig.ra Liu raggiunse il limite della sua sopportazione e saltò fuori da una finestra del terzo piano (Commento dell’editore: questo è un atto contrario ai principi del Falun Gong).

La sua spina dorsale si era sposta ed era fratturata ed i nervi erano danneggiati. Venne rilasciata per cercare delle cure mediche. I dottori le applicarono una piastra d’acciaio dietro la schiena.

Più tardi lei descrisse la situazione: “La persecuzione era troppo brutale. Noi eravamo tutti sfigurati dopo un lungo periodo di scariche con i bastoni elettrici. Molte visi erano deformati e gli occhi e le bocche erano gonfie. Non ci riconoscevamo più e potevamo soltanto parlare con un filo di voce per cercare dove si trovava l’altra persona, per incoraggiarci reciprocamente. Per non vedere più i praticanti torturati in quel modo, io dissi alle guardie che se avessero continuato sarei saltata fuori dalla finestra. Pochi giorni dopo ho sentito le urla dei praticanti e le torture continuavano ancora.

Dopo essere tornata a casa La sig.ra Liu studiò il Falun Gong e fece gli esercizi. In poco tempo, con il miracolo della pratica lei fu in grado di stare nuovamente in piedi. Tuttavia, abbastanza presto, le guardie la richiamarono minacciandola: “Non dirlo a nessuno. Non contattare nessun praticante. Se lo farai ti arresteremo immediatamente”.

Lontananza forzata da casa

Sei mesi dopo, il 10 aprile del 2002, la sig.ra Liu andò a visitare un amico a casa e venne arrestata. La polizia le prese i soldi e le chiavi e saccheggiò casa sua. Sequestrarono i suoi libri del Falun Gong e altri effetti personali, compresi i giocattoli del figlio.

Lei fu portata al centro di detenzione n. 1 della città di Jinzhou nel pomeriggio, dove cominciò uno sciopero della fame. Il sesto giorno, l’alimentarono forzatamente, causandole il sanguinamento del naso. Le guardie utilizzarono degli oggetti per aprirle la bocca per alimentarla forzatamente, ma il cibo schizzava fuori. Così cessarono l’alimentazione forzata. All’ottavo giorno cercarono senza successo, di iniettarle del liquido via endovena. Al dodicesimo giorno fu portata all’ospedale per un salvataggio di emergenza. Al tredicesimo giorno la prigione fu costretta a rilasciarla.

La sig.ra Liu decise di lasciare la casa e per tre anni, non vide suo figlio e suo marito. Ma nel 2005, lei rischiò nuovamente di essere arrestata e quindi ritornò a casa.

La sua ditta l’aiutò ad ottenere una cauzione e le procurò un lavoro per spazzare i pavimenti.

Arrestata alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino

Il PCC colse l’opportunità delle Olimpiadi del 2008 per iniziare una nuova campagna per l’arresto dei praticanti del Falun Gong. Sotto la direzione personale di Wang Lijun, l’allora capo della polizia della città di Jinzhou, che in seguito fece notizia internazionale per il suo coinvolgimento con Bo Xilai, oltre 30 praticanti furono arrestati, compresa la sig.ra Liu.

Di seguito c’è il resoconto della sig.ra Liu:

“La mattina del 25 febbraio 2008 scesi al piano di sotto per prendere le mie cose ed ero pronta per andare a lavorare. Circa otto persone apparvero da direzioni diverse e mi circondarono. Io dissi: ”Cosa state facendo?”. Dissero che erano del dipartimento della polizia. ”Allora mostratemi i vostri documenti”, dissi io. Uno di loro me lo mostrò e disse: ‘Li Baoshan della divisione di sicurezza interna di Taihe’. Molti ufficiali si avvicinarono contemporaneamente, mi ammanettarono le mani dietro la schiena e mi trascinarono in una macchina della polizia.

“Loro mi presero le chiavi ed aprirono casa. Mio marito e mio figlio stavano ancora dormendo. Mio figlio litigò con loro. Essi lo spinsero nel bagno e saccheggiarono la casa. Perfino il sacchetto del riso fu rovesciato. Sequestrarono i miei libri del Falun Gong i DVD, il mio cellulare, un lettore di DVD, un lettore MP3, delle carte bancarie e 7.900 yuan in contanti. Portarono mio marito e mio figlio alla stazione di polizia di Nuerhe”.

“Io fui portata al dipartimento di polizia di Taihe, dove ero ricercata e mi misero in una stretta cella. Un’ora dopo fui messa su una sedia di ferro che aveva strumenti di tortura e mi fu messo un cappuccio nero in testa. Le mie mani e le mie gambe furono ammanettate e fissate alla sedia”.

“Udii un tizio che diceva che il capitano era arrivato. Qualcuno mi tenne la testa ferma con qualcosa. Ero stordita e sentivo dei ronzii alle orecchie. Qualcuno disse: ‘Toglietele i vestiti’. Mi tolsero il soprabito e il maglione, lasciandomi solo la mia maglietta. Venne un funzionario e mi rigirò il braccio destro, così io gridai: ‘La Falun Dafa è buona’ . Egli rigirò nuovamente (il braccio) e lo tirò verso l’alto. Con uno scatto rumoroso il mio braccio si slogò e svenni”.

“Non so quanto tempo trascorse. Quando mi svegliai il mio braccio era penzolante. Udii dalla porta accanto il rumore gracchiante dei bastoni elettrici, le grida dei praticanti e l’imprecare della polizia. Verso le 23:00 alcune persone mi portarono al centro di detenzione n. 1 di Jinzhou. La guardia disse: ‘Perché oggi sono tutti in barella?’ e si rifiutò di accettarmi. Non avevo ricevuto né cibo né acqua tutto il giorno e il mio braccio era ancora penzolante. Con la piastra d’acciaio dietro di me ero impossibilitata a sedermi”.

“Essi sospettarono che avessi le ossa rotte e mi portarono all’ospedale della polizia per un esame. Arrivammo all’ospedale dopo mezzanotte. Mi fecero dei raggi X e mi riportarono al centro di detenzione. La polizia chiamò il suo capo, strada facendo e gli disse che la mia anca e il braccio erano entrambi rotti. Il capo disse che comunque non potevano rilasciarmi”.

“Al centro di detenzione non ero in grado di mangiare o bere e rimasi li per molto tempo. Più tardi, mentre giacevo dolorante sul pavimento, degli ufficiali del dipartimento di polizia di Taihe, vennero e mi interrogarono.

“Molte settimane dopo, Dai Yong del dipartimento di polizia di Taihe e Dai Wei del centro di detenzione, mi misero su una barella e mi portarono al centro di detenzione Yaojia nella città di Dalian.

“L’interrogatorio vero cominciò il giorno seguente e continuò giorno dopo giorno per 40 giorni. Con le mie ossa rotte io giacevo tutto il tempo sul pavimento. Essi mi mettevano su una sedia a rotelle e mi spingevano nella stanza per l’interrogatorio ogni volta che volevano interrogarmi. Essi mi hanno minacciata, ingannata e mentito per far pressione su di me. Un giorno venne il direttore dell’ufficio provinciale della polizia di Liaoning. Egli mi maltrattò verbalmente e mi minacciò mentre batteva il tavolo. ‘Ti uccideremo’, urlò. ‘Ti faremo parlare e preparati a morire.’ Dopo avermi interrogata per alcune ore senza successo se ne andò”.

“Fui portata al centro di detenzione n. 1 di Jinzhou nel giugno 2008, dove mi dissero molte volte di diventare come una delle loro ‘persone all’interno’. Se avessi accettato in cambio mi avrebbero lasciata andare per cercare cure mediche”.

Condannata illegalmente a 13 anni

Il 27 agosto 2008, la corte distrettuale di Taihe della città di Jinzhou pronunciò la sentenza nei confronti della sig.ra Liu. Fu condannata a 13 anni di prigione. La corte intermedia della città di Jinzhou respinse il suo ricorso e confermò la sentenza senza alcun un processo.

Il centro di detenzione di Jinzhou portò la sig.ra Liu nel carcere provinciale femminile di Liaoning il 20 ottobre 2008. Guardando il rapporto dei suoi esami fisici, il direttore dell’ospedale del carcere disse: “Tutti gli esami sono andati male. La piastra di acciaio dietro la schiena era consumata su ambo i lati. Lei non è idonea per essere imprigionata qui per 13 anni. Forse dovrebbe essere imprigionata dopo che la piastra è stata rimossa”. Si consultarono con l’ufficio provinciale della giustizia di Liaoning che rifiutò la loro richiesta.

Fu portata al II reparto dove due prigionieri erano incaricati di sorvegliarla, mentre lei doveva lavorare duramente dalle 7 del mattino alle 7 di sera senza pranzo. La sera era portata in una cella oscura. Le guardie la picchiarono e cercarono con la forza di farle scrivere i tre attestati di rinuncia al Falun Gong. Durante questo periodo non le era permesso di sedersi.

Per protestare contro il trattamento disumano lei cominciò a fare uno sciopero della fame. Al terzo giorno svenne mentre lavorava e fu alimentata forzatamente dalle guardie. I suoi arti erano tesi e lei era legata al letto, mentre il tubo di alimentazione non le venne tolto per 14 giorni.

Illustrazione della tortura: Alimentazione forzata

La prigione iniziò un nuovo giro di “trasformazione” forzata nel novembre 2011. La sig.ra Liu fu costretta ogni giorno a sedere su uno sgabello stretto e a guardare dei video che diffamavano il Falun Gong. Questa volta la sua salute si deteriorò velocemente, sviluppò sangue nelle feci e sanguinamento vaginale.

Nel luglio 2012, le diagnosticarono un cancro al seno all’ultimo stadio e altri tumori alle ovaie. Inoltre la piastra di acciaio sulla schiena si era piegata e spostata.


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La Sig.ra Liu prima della sua morte

Dare la vita per uno scopo superiore

La sig.ra Liu fu rilasciata nell’agosto del 2012. Tuttavia le autorità locali continuarono a molestarla. Dopo aver dolorosamente lottato per 28 mesi la sig.ra Liu è deceduta la mattina del 18 dicembre 2014.

La sig.ra Liu è una testimonianza di questa persecuzione storica. Per oltre dieci anni la sua vita ha incarnato la sanguinosa persecuzione dei praticanti del Falun Gong in Cina. La devozione di molti praticanti come la Sig.ra Liu ha risvegliato molte persone confuse dal regime comunista in Cina.

Lo storico senno di poi fornirà a tutti il miglior giudizio. Il popolo ricorderà la gloriosa morte della Sig.ra Liu e quella di molti altri che hanno dedicato la loro vita per difendere il loro credo.

Clearharmony,18/02/2015

English article:

Ms. Liu Fengmei Dies After Endless Torment and Harassment (Graphic photos)

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