Cina lavoratori schiavi rischiano la propria vita ogni giorno vicino alle presse in nome del profitto.(Video)

Uccisi dallo sfruttamento. Vittime della folle corsa al profitto. Come sempre il Paese si indigna solo davanti alle scene cruente. Si aspetta il dramma per sentirsi umani.

Il sistema di tante realtà di sfruttamento è sotto gli occhi di tutti da quanto tempo? Non da ieri, o dalla settimana scorsa, ma da anni.

Si prenda ad esempio l’incendio della fabbrica lager a Prato nel dicembre del 2013 dove persero la vita 7 persone e due riportarono ustioni gravi , oppure i drammatici eventi che si verificarono a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro nel gennaio del 2010. L’italia si è accorta della sua esistenza solo quando la violenza ha preso la supremazia.

Migranti africani che all’improvviso, in quell’ inverno, si sono rivoltati.

Venivano da anni sfruttati nelle campagne per pochi euro al giorno. E non solo sfruttati. ma trattati come bestie da lavoro, a volte perseguitati per puro piacere.

Quando i lavoratori hanno reagito in massa agli abusi quotidiani subiti e perpetrati dai giovani criminali in cerca di gratificazione alla loro arroganza, l’Italia ha aperto gli occhi.

E su chi gli ipocriti di questo Paese hanno rivolto lo sguardo? Su di loro, sugli ultimi, sui disperati, sulle vittime del sistema di produzione.

Spenti i riflettori sulla rivolta, il ciclo dello sfruttamento ha ripreso il suo cammino implacabile.

Colpevoli sembrano i lavoratori-schiavi che accettano l’illegalità, quei “nessuno” che alloggiano in buchi fatiscenti, in condizioni terribili, dopo 12/16 ore al giorno e la cui manodopera viene pagata con vere e proprie elemosine.

Ma produrre “per chi”, qualcuno se lo chiede? Le istituzioni locali e nazionali si fanno questa domanda mentre promettono leggi e riforme ?

In Italia ed in Europa, il dibattito sulla sicurezza sul lavoro ad oriente sembra addormentato.

Negli ultimi anni, il PIL dei paesi asiatici cresce esponenzialmente, quello dei paesi europei è altalenante con “tendenza al ribasso”, anche grazie alla Cina, ad investimenti e costi in materia di sicurezza sul lavoro a livelli insignificanti e ad una politica di rispetto dell’ambiente del tutto inesistente.

E’ tollerabile la concorrenza di un Paese che non attua norme di prevenzione a tutela della vita dei propri lavoratori ?

La catena dello sfruttamento inizia dalla domanda di lavoro a basso costo: aziende italiane ed europee, eleganti negozi gestiti non da stranieri e clandestini, ma da imprenditori che soffrono le regole, i costi del lavoro, le tasse.

Quelli che in pubblico magari parlano di legalità e poi affidano alle aziende cinesi tipo Prato. Empoli, Firenze o altre città anche estere, ordinazioni milionarie, senza interessarsi delle condizioni in cui la produzione avviene.

E qui entrano in gioco quegli impresari cinesi, senza scrupoli come lo sono i loro committenti europei che soddisfano la loro domanda e propongono la loro merce straniera a basso costo.

E’ opportuno chiudere entrambi gli occhi su quelle aziende che per la produzione si servono di loro, dei disperati, ultimo anello della catena. Uomini,donne, e molto spesso anche bambini lavoratori e lavoratrici, i cui diritti e la loro dignità vengono immolati in nome del dio denaro?

Schiavi senza volto, che costano poco, e meno del loro lavoro costa la loro vita.

Nelle fabbriche metallurgiche cinesi: per ottimizzare i tempi di produzione,alcuni lavoratori vengono collocati a fianco delle presse in movimento e gli operai sono obbligati ritmicamente ad abbassare la testa per non farsela schiacciare dalla parte mobile del macchinario che ha un peso di centinaia di tonnellate.

Una fabbrica di componenti per trattori nel bresciano. si era rivolta ad una officina in Cina per la creazione di alcuni componenti. Il loro costo finale , compreso l’invio, era inferiore allo stesso elemento prodotto in loco..

Nei trattori dove venivano montati i pezzi Made in Cina, si sono realizzati frequenti guasti e rotture

La commissione si è dimostrata svantaggiosa in termini di costi e di immagine

L’azienda si è trovata in difficoltà ed è stata costretta ad un dietrofront e a un impegno per recuperare la propria credibilità e immagine sul mercato

E’ inconcepibile che per favorire e ottenere il trionfo di qualche interesse economico, politico si è disposti dare un prezzo a tutto; alla vita, alla morte, alla dignità umana. Sono crimini contro l’umanità.

Video lavoratori sotto una pressa in Cina

Gianni Taeshin Da Valle, Laogai Research Foundation,13/10/2014

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