Cina, “Laogai Italia” denuncia cultura della morte

Il 29 aprile, la Merkel faceva sapere di voler boicottare i prossimi europei di calcio, che avranno luogo in Ucraina e Polonia, per inscenare una protesta contro la detenzione criminosa e di matrice politica dell’ex primo ministro ucraino Timoshenko. Quest’ultima aveva denunciato di essere stata picchiata in carcere e poi trascinata di forza in ospedale. Peccato che Merkel e Obama non siano sensibili allo stesso modo nei riguardi della situazione cinese, e della politica sanguinaria e anti-umana della Cina. Sarà che il motore del mondo è il denaro, ma entrambi non sembrano poter fare a meno di stringere e rinnovare accordi economici con la potenza asiatica. Nè le migliaia di aborti forzati dell’ottavo o nono mese di gravidanza, né la proliferazione dei nuovi campi di contramento (laogai), sembrano poter smuovere le coscienze dei piu grandi rappresentnati del mondo occidentale. Nonostante i loro impegni di facciata per il rispetto dei diritti umani e le dichiarazioni di voler “continuare a insistere su ciò che noi riteniamo molto importante, cioè la realizzazione delle aspirazioni e dei diritti di tutti” (Obama al vicepresidente cinese, Xi Jinping, 14 febbraio), dimostrano di assecondare esclusivamente la brama di prolifici e vantaggiosi accordi economici. Per fortuna in Italia “la Laogai Research Foundation Italia Onlus è impegnata in una campagna di informazione sui  laogai, dove sono costretti al lavoro forzato diversi milioni di persone a vantaggio economico del solo regime comunista cinese. Nei Laogai spariscono, con i criminali comuni, sacerdoti e vescovi cattolici, monaci tibetani, religiosi di ogni confessione, uomini, donne, bambini, oppositori politici, figure invisibili, condannate con iniqui processi o spesso catturate a caso per strada dalla polizia. Il loro lavoro è a costo zero. Ancora oggi, nel 2010, fra le tante libertà represse nella Cina post-olimpica, non è consentito ai genitori di avere il numero desiderato di figli. Anche per sposarsi e per mettere al mondo un figlio è obbligatorio ricevere una licenza speciale emessa dal governo. Di conseguenza, la legge repressiva sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno (solo nella provincia di Guangdong sono state sterilizzate quasi 10.000 persone). Il rapporto del 2008 del Dipartimento di Stato americano sui «Diritti umani in Cina», pubblicato il 25 febbraio 2009, denuncia il caso di funzionari dell’Ufficio della pianificazione familiare della provincia di Henan che nel mese di marzo arrestarono una giovane non sposata di 23 anni, al settimo mese di gravidanza.Gli uomini legarono la ragazza al letto e uccisero il nascituro. Chi si batte per i diritti delle donne e dei bambini in Cina viene perseguitato. Chen Guang Cheng, avvocato auto-didatta e attivista per i diritti umani di 37 anni, non vedente, si è battuto contro la campagna di aborti forzati imposta dal regime cinese nella provincia dello Shandong ed è tuttora in prigione. Mao Hengfeng, una donna di 47 anni ha lottato contro la politica del figlio unico fin dagli anno ottanta. Mao è stata arrestata varie volte, ha perso il posto di lavoro, ha subito un aborto forzato e, nel 2004, è stata anche internata in un laogai per un anno e  mezzo, dove ha subito abusi e torture.  Secondo un’indagine della Commissione Nazionale per la Pianificazione Familiare, il 70,7% delle donne cinesi desidera avere due o più figli e l’83% delle donne desidera avere almeno un maschio e una femmina. Tale risultato è piuttosto sgradito alle autorità, che hanno sempre cercato di presentare la politica del figlio unico come una pratica volontaria della popolazione, negando di forzare le donne ad abortire o ad essere sterilizzate. La politica del figlio unico causa altre violazioni dei diritti umani e gravi problemi sociali: eccidio di bambine, traffico delle donne e schiavitù sessuale, suicidio delle donne, furti di bambini,  adolescenti senza esistenza legale, problemi di salute per le donne, bambini abbandonati, rivolte popolari e violenze, discriminazione delle minoranze e l’invecchiamento della popolazione (come denuncia l’inchiesta lanciata il 15 marzo 2010 dall’ inglese Economist). Molti sono gli esempi di eroismo e di martirio offerti dalla Chiesa Cattolica clandestina. Il Cardinale Kung Pin Mei fu arrestato e trascinato allo stadio per confessare davanti a migliaia di persone il suo crimine di essere Cattolico. Invece gridò: “Viva Cristo Re, Viva il Papa!”. La folla ripetè in coro le stesse parole e il Cardinale fu incarcerato per 32 anni. Il Vescovo Giuseppe Fan Xueyan passò gli anni dal 1958 al 1991 in prigione, dove fu ucciso mediante percosse che gli spaccarono il cranio. I suoi resti furono consegnati alla famiglia in una busta per la spazzatura. La violenta repressione ha sempre colpito anche semplici credenti. All’inizio del 2002 il quarantaseienne Gong Shengliang fu condannato a morte per aver fondato un movimento Cristiano. La persecuzione non si arresta mai. Nel novembre 2005 sedici giovani suore furono picchiate a sangue a Xian.” La Cina cerca di eliminare Dio e la Sua presenza nella storia, ma così facendo uccide l’uomo. Ma proprio in Cina, i dati lo confermano, ci sono migliaia di conversioni alla fede cattolica. Le persecuzioni a causa del Vangelo, portano frutto, generano speranza e testimoniano l’Amore di Cristo. Del resto sta scritto: ”Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. (…) Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.

Shadan Bassiri

Fonte: Italiaglobale, 29 maggio 2012

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.