In Cina l’acqua del sottosuolo inquinata per l’80%

Allarme inquinamento per le falde acquifere cinesi: secondo un rapporto di Pechino più dell’80% delle acque del sottosuolo prelevate da pozzi poco profondi e usate da aziende agricole, fabbriche e famiglie rurali cinesi non è potabile perché inquinato. Su 2 mila pozzi il 33% per uso agricolo, il 47% non potabile.

I dati sono stati diffusi dal ministero delle Risorse idriche cinese e riguardano i principali bacini di pianura orientali del Paese. L’inquinamento è spesso causato da nitrati e metalli pesanti, più altri agenti altamente tossici.

Su 2.013 pozzi monitorati il ministero precisa che quasi il 33% è classificato come idoneo “per uso agricolo e industriale”, mentre il 47% non è adatto a consumo umano di alcun tipo.

Nessuno dei pozzi è risultato incontaminato, anche se nella zona di Pechino la qualità dell’acqua è stata valutata complessivamente migliore che altrove nel Nord-Est. L’allarme lanciato dal rapporto è diventato virale sul web, al punto che sempre lo stesso ministero ha provato a rassicurare sulla sicurezza “dell’acqua da bere”. Chen Mingzhong, direttore del dipartimento Risorse idriche, ha tenuto la conferenza stampa d’urgenza garantendo che “la qualità dell’acqua potabile è in generale buona” anche perché presa in profondità rispetto ai campioni usati per la ricerca. Ad aprile 2015, il governo centrale ha messo a punto un piano ambizioso per un miglioramento in 5 anni: entro il 2020 il 70% dell’acqua dei sette principali fiumi sarà di buon livello, il volume di quella pericolosa del sottosuolo scenderà al 15% del totale e il 95% dell’acqua potabile delle città sarà di buon livello e migliore qualità.

Gli attivisti di Greenpeace hanno definito il rapporto “un altro duro avvertimento della portata dell’inquinamento delle acque del sottosuolo in Cina”. L’associazione riconosce lo sforzo di presa di consapevolezza da parte delle autorità cinesi, ma allo stesso tempo le esorta a prendere provvedimenti. “L’inquinamento idrico in Cina è altrettanto grave di quello atmosferico”, scrive Ada Kong, responsabile di campagna per Greenpeace.

Ansa,12/04/2016

English article,The New York Times;

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